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Tsam
messaggio18 May 2012, 15:24
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La penna di Gharlic torna a deliziare le pagine del nostro sito, con la recensione dell'onirico Botanicula: http://www.oldgamesitalia.net/content/botanicula


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Gharlic
messaggio18 May 2012, 16:37
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E l'ho scritto tutto col lapis, pensate un po'!


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The Ancient One
messaggio18 May 2012, 16:40
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Adoro farmi deliziare dalla penna di Gharlic!

E quindi, vista che l'ha scritta con il lapis, io non la leggo!




OK, stasera mi butto subito nella lettura!
Grazie, Gharlic!


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TheRuler
messaggio18 May 2012, 18:34
Messaggio #4



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L'ho iniziato e ancora non finito. E' veramente divertente. Ottima rece Ahglio!


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LargoLagrande
messaggio18 May 2012, 18:52
Messaggio #5



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Bella rece Gharlico
solo su una cosa sono in disaccordo, quando parli dell'autorialità spocchiosa di altre case indipendenti,
se non prendo una cantonata credo anche di aver capito a cosa ti riferisci (Tale of Tales?).

Insomma di autorialità sul versante adventure ce n'è così poca che bocciare quel poco che c'è con un aggettivo
del genere mi sembra onestamente esagerato. Anzi ad avercene...

Ad ogni modo a modo suo anche Botanicula sembra un gioco abbastanza coraggioso e perchè no anche con
un bel pizzico di autorialità.

wave.gif


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Gharlic
messaggio18 May 2012, 20:54
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Non faccio mai distinzioni di genere. Anche Braid, per dire, mi è sembrato spocchioso. E pensavo proprio a quello. In generale non sono d'accordo con la tua affermazione "ad avercene", perché di pseudo-lynch (improprio, ma si fa per capirci) è pieno il videogioco indie, con il suo ermetismo e l'inintelligibilità del simbolismo che utilizza. Il problema è che non credo sia un valore aggiunto, ma solo un modo per rimarcare l'indiependenza della produzione, se non affiancato da una certa onestà intellettuale. Nel caso di Botanicula questa tendenza, seppur presente, è affiancata da una sostanza autoriale non spocchiosa, ma genuina, cioè non artificiosa e perciò non mi dà fastidio.


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messaggio18 May 2012, 22:57
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Ho commentato sul sito, ma mi ripeto anche qui... Bella rece!

Appena riesco me lo prendo!


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LargoLagrande
messaggio19 May 2012, 11:45
Messaggio #8



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CITAZIONE (Gharlic @ 18 May 2012, 21:54) *
Non faccio mai distinzioni di genere. Anche Braid, per dire, mi è sembrato spocchioso. E pensavo proprio a quello. In generale non sono d'accordo con la tua affermazione "ad avercene", perché di pseudo-lynch (improprio, ma si fa per capirci) è pieno il videogioco indie, con il suo ermetismo e l'inintelligibilità del simbolismo che utilizza. Il problema è che non credo sia un valore aggiunto, ma solo un modo per rimarcare l'indiependenza della produzione, se non affiancato da una certa onestà intellettuale. Nel caso di Botanicula questa tendenza, seppur presente, è affiancata da una sostanza autoriale non spocchiosa, ma genuina, cioè non artificiosa e perciò non mi dà fastidio.


Anche senza fare distinzioni di genere , è proprio il ragionamento di fondo di questa presa di posizione che non mi convince, pur rispettando il tuo sacrosanto diritto di essere o meno infastidito da qualcosa smilies3.gif

In realtà ho visto spesso e su diversi siti, molti utenti inarcare le sopracciglia e bollare severamente prodotti che avessero delle velleità di profondità, un minimo di ambizione intellettualoide, è successo con i prodotti Tale of Tales (spesso liquidati frettolosamente da una irritante forma di snobismo al contrario che porta a dire "il videogioco come forma d'arte? Dio ce ne scansi e liberi!"), nel tuo caso con Braid (rompicapo che pare si ispiri addirittura non solo a Mulholland Drive di Lynch ma anche a "Le città invisibili" di Italo Calvino). Quello che prova ad essere diverso in un certo senso destabilizza, è sempre stato così.

Quello che voglio dire è che possiamo criticare questi prodotti quanto vogliamo, troppo incentrati sulla trama e meno sull'impianto di gioco i primi, concettualmente troppo labirintico il secondo, però sono sempre dei tentativi di percorrere delle strade nuove, magari nel tentativo di cercare nel campo dei videogiochi profondità, aspetti e possibilità ancora poco esplorate. Non ci vedo sempre e comunque una presuntuosità da parte del realizzatore, che con queste scelte e qualche riferimento colto vuole distinguere e rimarcare la propria indipendenza, tutto qui. Se prendiamo l'esempio delle AG, abbiamo sotto gli occhi come proprio il volersi fossilizzare su un prodotto ormai standardizzato, senza alcuna ambizione (di ogni tipo), abbia portato ad un piattume desolante, quindi quando vedo qualche lampadina che prova ad accendersi io seguo con interesse gli sviluppi. Non ci sto al ragionamento del "se provi a fare qualcosa di meno commerciale, se provi a dare un peso alla tua autorialità con simbolismi e citazioni" sei presuntuoso, tutto qui, soprattutto in un mercato AG come quello attuale, dove la differenza di genere volente o nolente la devi fare wink.gif

Ovviamente non tutti questi prodotti pseudoambiziosi sono validi, anzi lungo la strada si fanno tanti errori, l'importante è non perdere mai di vista quell'equilibrio tra ambiziosità, autorialità, coraggio, esplorazione e comparto ludico, perchè in fondo parliamo sempre di videogiochi. Equilibrio che invece Botanicula mi sembra aver trovato anche in modo egregio (da quel poco che ho visto).

Messaggio modificato da LargoLagrande il 19 May 2012, 11:54


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Gharlic
messaggio19 May 2012, 17:19
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CITAZIONE
Quello che prova ad essere diverso in un certo senso destabilizza, è sempre stato così.

Personalmente non è questo il problema, ma il fatto che la tendenza a percorrere strade nuove, come tu dici, sia solo il vestitino che molti sviluppatori fanno indossare al proprio prodotto per dargli maggior spessore, sì. A me non interessa molto che ci sia gente disposta a percorrere strade nuove, cioè lo ritengo positivo, ma sperimentare non significa automaticamente realizzare roba buona, anche se si stacca dal piattume del commerciale. Recentemente abbiamo parlato di Dear Esther, gioco che a me è piaciuto molto, la cui autorialità non mi ha disturbato. Quella di Braid, sì, perché a parte la trovata geniale del game design, trovo che la storia che racconta sia presuntuosamente arty (non so se mi spiego). Ma non è neppure la presunzione a darmi fastidio, quanto l'inutile presunzione. Il mondo indie, si è dovuto staccare da quello commerciale per poter rendersi riconoscibile e perciò utilizza anche questi espedienti. Ad esempio, i videogiochi indie con la grafica oldstyle li faccio rientrare nella categoria dei prodotti spocchiosi, cioè che vogliono essere diversi per forza e non per natura (a parte qualche doverosa eccezione come VVVVVV).
CITAZIONE
Non ci vedo sempre e comunque una presuntuosità da parte del realizzatore...

Infatti ho detto che la vedo in molti, e non in tutti. Intendiamoci, mi solletica e mi incuriosice un gioco che ammette di ispirarsi a Mulholland Drive, ma quando ci gioco sono portato a fare continui paragoni e, puntualmente, l'isporato ne esce con le ossa rotte. Dire che mi ispira Lynch o Calvino o Beckett o chi altro ancora, ha scarsa importanza se poi tutto ciò che mi rimane addosso è la fastidiosa sensazione che il gioco che ho appena finito sia appositamente cervellotico perché così lo si prende più sul serio. Essere autore profondo, servirsi di un solido simbolismo, creare un universo coerente e credibile, stimolare un certo lavoro intellettuale nel fruitore, è roba impegnativa da realizzare. E siccome molto pochi tra i giochi indie che ho provato mi sono rimasti in mente come un film di Lynch o un libro di Calvino, per me sono spocchiosi. Oltre la parete dell'inintelligibilità non c'è molta sostanza. Perciò quando mi capitano a tiro, tendo a criticarli. E peraltro, tendo a criticare anche simili derive autoriali nei giochi commerciali (ad esempio trovai Fahrenheit piuttosto ridicolo, Overclocked sopravvalutato, ma non mi dette fastidio il finale insolito di Keepsake, sebbene anche quello fosse stato messo lì per cercare di elevare un prodotto nella media).
Per chiudere, non credo che questa via porti novità nel mondo delle avventure grafiche (poiché Botanicula non la si può definire tale, a rigore) se non accompagnata da una reale voglia di toccare le corde più profonde dell'animo del giocatore. Altrimenti si torna al prodotto di non consumo che fa morire di fame chi lo produce perché non se lo fila nessuno; magari dopo la morte dell'autore si rivaluterà come un capolavoro, ma magari no.


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Tsam
messaggio19 May 2012, 22:01
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Mi trovo in una via di mezzo fra entrambi: quello che ultimamente spesso mi da fastidio, nella critica così come negli autori, è di forzare il paragone videgioco = arte; personalmente credo sia un percorso culturale che deve e sarà fatto, ma a volte si anticipano i tempi in nome di un piccolo spiraglio di luce che spesso si può intravedere all'orizzonte.

Botanicula è particolare, mi da molto la sensazione di qualcosa di vivo e come tale credo meriti la giusta considerazione che Gharlic gli ha dato, sebbene abbia dei difetti di fondo nella narrativa e nel gameplay che alla lunga rischiano di affossare un titolo altrimenti molto valido.


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Gharlic
messaggio19 May 2012, 23:06
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Hai detto bene: alla lunga. Botanicula si salva proprio perché molto breve.


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LargoLagrande
messaggio20 May 2012, 13:05
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CITAZIONE (Gharlic @ 19 May 2012, 18:19) *
Ma non è neppure la presunzione a darmi fastidio, quanto l'inutile presunzione. Ad esempio, i videogiochi indie con la grafica oldstyle li faccio rientrare nella categoria dei prodotti spocchiosi, cioè che vogliono essere diversi per forza e non per natura

Si però se per presunzione intendiamo qualsiasi tentativo di allontanarsi dalla strada maestra che come abbiamo modo di vedere è costellata di prodotti mediocri non sono d'accordo. Prendi i prodotti Wadjet Eyes, che tu ritieni spocchiosi perchè utilizzano una grafica oldstyle, per me presuntuosi non lo sono per nulla, probabilmente è un'esigenza di budget oltre ad una scelta stilistica, senza dimenticare che dal punto di vista della trama pur senza eccellere si sono rivelati migliori di tanta fuffa che occupa il mercato, magari celebrata anche oltre i reali meriti.

CITAZIONE (Gharlic @ 19 May 2012, 18:19) *
Essere autore profondo, servirsi di un solido simbolismo, creare un universo coerente e credibile, stimolare un certo lavoro intellettuale nel fruitore, è roba impegnativa da realizzare. E siccome molto pochi tra i giochi indie che ho provato mi sono rimasti in mente come un film di Lynch o un libro di Calvino, per me sono spocchiosi. [...] (ad esempio trovai Fahrenheit piuttosto ridicolo, Overclocked sopravvalutato, ma non mi dette fastidio il finale insolito di Keepsake, sebbene anche quello fosse stato messo lì per cercare di elevare un prodotto nella media).


Guarda Gharlic, credimi non ho niente contro il tuo gusto personale, anzi prendi il mio come un ragionamento ad alta voce, tra l'altro condivido pienamente il fatto che creare qualcosa di veramente diverso presupponga una responsabilità maggiore, e come dici risulti impegnativo e di non facile realizzazione. Però secondo me i piccoli passi sono importanti,per quanto possano essere esitanti, e bollarli sommariamente è piuttosto penalizzante per il genere oltre ad essere un trend che non condivido (pur essendo diffuso ultimamente). Quello che voglio dire è che un percorso di crescita è costellato anche di tentativi non sempre riusciti (ma a mio modo di vedere mai "inutili"), di ambizioni troppo alte per i propri budget o per la propria creatività. Ripeto, poi possiamo criticare i singoli giochi che risultano deludenti, e ne abbiamo tutto il diritto (io stesso ritengo i prodotti Tale of Tales fondamentalmente incompleti e monchi) ma non mi piace l'idea di criticare a priori il desiderio di autorialità o la volontà di percorrere altre strade magari traendo ispirazione da altre forme d'arte o di intrattenimento. Non è un caso che i giochi che hai citato (Overclocked, Keepsake, Fahrenheit) pur avendo dei limiti evidenti , sono anche dei titoli che hanno provato ad esplorare altre strade, a toccare tasti diversi, con fortune alterne, suscitando un certo interesse ed affascinando un certo numero di videogiocatori. Va bene confrontarsi e giudicarli per quello che sono, ma se etichettiamo tutto quello che va al di là del prodotto standard come presuntuoso secondo me continueremo a ritrovarci giochini e cloni piatti, con strutture vecchie di vent'anni e storielle riciclate fino allo sfinimento.

CITAZIONE (Tsam @ 19 May 2012, 23:01) *
uello che ultimamente spesso mi da fastidio, nella critica così come negli autori, è di forzare il paragone videgioco = arte; personalmente credo sia un percorso culturale che deve e sarà fatto


Certo Tsam, noi tutti lo speriamo, però quello che mi chiedo è: come sarà mai possibile fare questo percorso se quando qualcuno ci prova subito si alza severa la voce di giudici pronti ad alzare paletti e steccati ( magari le stesse persone che giocano e acquistano senza batter ciglio l'ennesimo giochino dell'eroe che deve salvare il mondo per poi lamentarsene), se la prima citazione o ispirazione colta è considerata ridondante, se un briciolo di desiderio di autorialità viene interpretato come "presunzione" e "spocchiosità"?

Detto questo credo che quello che stiano facendo le case indie sia generalmente molto interessante e i prodotti degli Amanita, pur con tutti i loro limiti, giustamente evidenziati, credo possano dare delle lezioni di creatività a molti protagonisti del mondo videoludico.

Messaggio modificato da LargoLagrande il 20 May 2012, 13:08


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messaggio20 May 2012, 14:04
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CITAZIONE
se un briciolo di desiderio di autorialità viene interpretato come "presunzione" e "spocchiosità"

Mi sa che non ci capiamo per bene. A me non dà fastidio il desiderio di autorialità in sé per sé. Ma quando vedo un gioco che tenta di essere d'essai solo perché si addice ad un prodotto indipendente (che fa tanto alternativo) ma senza esserlo fino in fondo, non posso che bollarlo come spocchioso. Detto questo, sono anni che qua su OGI reclamiamo giochi più maturi, che osano di più, che trattino temi come la politica, il sesso, la morte, l'attualità e tutte le implicazioni che essi comportano, ma al momento mi pare di vedere tanti giochi dal bel vestitino e poco più. Ripeto, molti si salvano solo perché offrono meccaniche di gioco originali e spassose, altrimenti sarebbero mero esercizio di stile. Ed è per questo che esistono pochissime avventure grafiche indie che hanno la stessa presunzione, perché se non offri una certa tipologia di gioco, il tuo prodotto è floscio.
Ma poi, a dirla tutta, noi qua stiamo ancora a parlare di videogioco quando in realtà i prodotti di cui discutiamo ne prendono notevolmente le distanze: non solo Botanicula, ma pure Dear Esther e mi vengono in mente anche The Graveyard o Passage, ma anche l'italiano Every Day The Same Dream. Siamo nel campo della sperimentazione, non c'è dubbio, e questo mi riporta agli anni Venti del cinema, in cui le forti sperimentazioni provenienti da movimento surrealista hanno prodotto cose veramente importanti e influenti, ma di roba veramente buona siamo sul 20%, il resto era solo presunzione (e spesso malcelata).


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LargoLagrande
messaggio20 May 2012, 15:50
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CITAZIONE (Gharlic @ 20 May 2012, 15:04) *
questo mi riporta agli anni Venti del cinema, in cui le forti sperimentazioni provenienti da movimento surrealista hanno prodotto cose veramente importanti e influenti, ma di roba veramente buona siamo sul 20%, il resto era solo presunzione (e spesso malcelata).


Direi che il resto erano tentativi, spesso deludenti, ma forse anche passaggi obbligatori in un percorso di crescita. Con questo non voglio dire che basta avere delle ispirazioni importanti o infarcire un gioco di citazioni per renderlo migliori di altri, per carità, però come principio guida è un tentativo di prendere le distanze da un prodotto che al momento non da particolari soddisfazioni. Hai citato Graveyard e altri titoli, allora dobbiamo chiederci cosa vogliamo da questo genere, l'ennesimo Lost Horizon oppure qualcosa che si sforzi di percorrere altre strade (il che non si significa che ci riesca pienamente)? Sposo totalmente la campagna di OGI a favore di trame più mature e non sarà un caso che da questo punto di vista i prodotti più interessanti sono stati di matrice "indie" , mi basti pensare ad un "The Shivah" che affronta quantomeno una tematica insolita per un'avventura grafica. Questo Botanicula (così come Dear Esther) mi sembra soffermarsi più che sul comparto ludico in sè, sull'esperienza complessiva di gioco, in termini di emozioni ed ambientazioni, è interessante, anche se non è la soluzione definitiva.

Essere alternativo fino in fondo è difficile, è un percorso complesso che appunto passa anche da questi intermezzi non sempre riusciti, ma bollarli da subito o liquidarli come progetti presuntuosi significa secondo me impedirne la crescita, il che non vuol dire evitare di essere critici nei confronti di questi giochi, sia ben chiaro. Anche Shakespeare nei primi anni della sua carriera era stato etichettato dalla critica e da molti colleghi come un "presuntuoso" che si faceva bello con le piume degli altri, per fortuna poi c'è stato il pubblico a dargli ragione.


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messaggio20 May 2012, 16:00
Messaggio #15



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Ragazzi che scambio. E' difficile inserirsi nella discussione, avete entrambi punti di vista condivisibili ed in generale ottimi argomenti.


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Merengue
messaggio23 May 2012, 01:09
Messaggio #16





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Mmm devo proprio leggermi la review del Gharlic perchè gli Amanita sono quelli di Machinarium ,uno dei giochi più significativi di sempre per me ,non lo dimenticherò mai ,amai ogni istante di quella avventura.

E' stupefacente per me constatare il livello qualitativo che alcuni giochi non supportati certo da budget faraonici sono ormai in grado di regalare (ed il termine è abbastanza appropriato dal momento che pure il costo dei suddetti giochi è abbordabilissimo se rapportato a quello dei titoloni...) ,tanto per nominare qualche altro esempio a supporto potrei ripensare ai primi due Penumbra , Overture e Black Plague, ,decisamente terrorizzanti ,immersivi ,con buoni spunti (quella idea di spostare le casse ,lanciare oggetti e aprire le porte con il puntatore del mouse ad esempio; poi la possibilità di accovacciarsi con annessa "modalità paura" realizzata con dei contorni blu sfumati sui bordi dello schermo e l'esaltazione del suono del respiro del protagonista, veramente convincente) e una trama che prima di complicarsi un po' troppo sembrava promettente (mi riferisco al terzo episodio che sfocia non so quanto opportunamente nel mistico).

E proprio mentre vi scrivo mi sto dilettando con un freeware indie che senza assurgere a livelli mai visti mi sta ricordando quanto piacevole possa essere un platform.

Magari è un buon momento storico per videogiocare.

Interessante la discussione a margine su certe arie che sembrerebbero darsi alcuni videogiochi. Non so prendere una posizione perchè se da un lato ho giocato e finito da poco Braid (senza raccogliere tutte le stelle, bonus etc. perchè sono un videogiocatore incapace che non vuole assolutamente protrarre la propria esperienza di gioco oltre la fine naturale/lineare che dovrebbe avere per me il gioco) rilevando quella spocchia di cui dicevate (e tutte le riletture recondite della "trama" ,dalle più plausibili alle più estrose, le trovo urticanti, poco compatibili con un bellissimo platform strategico in cui scappo da una manciata di coniglietti feroci e salto e ri-salto coi correttivi del caso sulla testa di una specie di tasso per poi scoprire magari che sto cercando di costruire/non più costruire la bomba atomica...mah...) dall'altro lato ho espresso il mio totale gradimento per Machinarium che pure è stato oggetto di critiche in quanto giudicato da alcuni un tantino autocompiaciuto...
Quindi non saprei dove schierarmi..

ciao OGamers


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The Ancient One
messaggio5 May 2014, 15:31
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messaggio14 Mar 2017, 17:30
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