Those Without Names

Eight (“Otto”, in inglese) si sveglia in una stanza bianca, all'interno di una costruzione immensa ma semi-vuota. Non ricorda il suo nome, come non lo ricordano gli altri “abitanti” di questo strano posto. Nel cielo incombe l'immensa sfera della Terra, vicinissima e allo stesso tempo irraggiungibile.
Eight si sente sola e spaesata, i suoi ricordi sono vaghi e confusi; per fortuna anche suo fratello si trova in quello strano posto. Riusciranno a ricordare i loro nomi e a “svegliarsi”?

Those Without Names è la prima visual novel di yuucie ed è stata creata per il NaNoReNo di quest'anno (2015), quindi in un solo mese. Il risultato è ottimo, sopratutto tenendo conto del fatto che Those Without Names ha ben quattro finali, tutti ben sviluppati e verosimili.
La storia è molto semplice, con un twist che non sorprende, ma l'atmosfera creata da yuucie è quasi perfetta. Mi ha ricordato Moonlight Walks: anche lì la storia era semplice e il twist finale prevedibile, ma era narrata in modo tale da far appassionare ai personaggi e da voler arrivare alla fine.

In Those Without Names seguiamo Eight nella sua ricerca (non tanto convinta) di un modo per “svegliarsi”. Per farlo, deve ripercorrere i suoi ricordi fino a trovare il suo nome. La realtà è più complessa di così, lo capiamo da piccoli hint sparsi dei dialoghi degli altri personaggi, ma Eight non nota questi indizi, o se li nota li scaccia col pensiero che “tanto sta sognando”.
I personaggi, specialmente Eight e Zero, suo fratello, sono molto ben resi, attraverso dialoghi vividi e realistici. Eight è il personaggio punto di vista per tutta la storia: è timida e non riesce a parlare con gli sconosciuti. I suoi pensieri suonano quasi sempre verosimili, e quando dico “quasi sempre” intendo che le frasi infelici che ho contato sono solo due in un'ora di visual novel.

Ma ho apprezzato ancora di più come sono stati mostrati i comprimari, quelli nella cui testa non possiamo entrare. Quello più approfondito è ovviamente Zero: grazie al fatto che sua sorella lo conosce bene e sa leggerne anche le movenze e le espressioni, è facile intuire il cambiamento che avviene in lui con il proseguo della storia, senza che nessuno ci dica cosa pensa e cosa prova.
Dopo di lui abbiamo Seven (Sette), una signora di mezz'età che diventerà amica di Eight e che darà ai due ragazzi (e a noi giocatori) il primo indizio su cosa sta veramente succedendo. Il focus su di lei è minore, ma si ha comunque l'impressione che sia un personaggio in carne ed ossa piuttosto che un cartonato messo lì giusto per fare la sua parte.
Infine c'è Thirteen (Tredici), il personaggio secondo me più sacrificato e la cui utilità è bene o male nulla nella storia. Di lui sapremo poco, per la maggior parte del tempo farà solo da spalla a Eight quando suo fratello non è disponibile.

Ma sopra menzionavo l'atmosfera, quindi parliamone. Eight crede subito di star sognando: e questo è perché la sensazione che prova è proprio quella di un sogno: il tempo scorre in maniera strana, i suoi pensieri vanno dove vogliono, lei si sente leggera e incorporea (benché possa toccare le cose) e alcuni dei suoi sensi, come il gusto e olfatto, sono attutiti. Eppure alcuni particolari non tornando, come il fatto che lei possa “dormire” nel sogno e svegliarsi ancora nel sogno. Questo senso di “sogno o non sogno” è reso quasi alla perfezione per il lettore, che può interrogarsi assieme a Eight su quale sia la verità (e uno dei finali gioca ancora di più su questa ambiguità).

Il gameplay è molto classico: a più riprese avremo delle scelte di dialogo da compiere, e a seconda di cosa diremo raggiungeremo uno dei quattro finali diversi. Non è difficile capire cosa dire per sbloccare i vari finali – io sono riuscita, al primo tentativo, a raggiungere il “good ending”, se così possiamo chiamarlo. In ogni caso, è sempre abbastanza chiaro quale peso hanno le varie scelte, senza che queste suonino forzate, quindi complimenti all'autore.

L'aspetto grafico ha momenti altalenanti. I personaggi sono curati, ma hanno i visi un po' schiacciati, come potete vedere in foto. Gli sfondi fanno più bella figura invece, alcuni sono davvero suggestivi, e anche i menu sono belli da vedere. Le musiche non si fanno notare particolarmente, né in positivo né in negativo: personalmente me ne ricordo solo due, carine ma che non fanno uscire pazzi. In ogni caso, ben si adattano all'atmosfera del gioco.

Those Without Names è una bella visual novel, narrata con attenzione e molta cura: i particolari dei ricordi dei due fratelli sono vividi e ben scelti, restano impressi e fanno venir voglia di continuare a giocare. Chi si aspetta un “colpo di scena” inaspettato resterà deluso; chi cerca un'atmosfera un po' onirica e un po' inquietante, invece, probabilmente sarà contento.

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