Il tempio del Male Elementale

Il modulo di gioco del Tempio del Male Elementale è ambientato nelle fantastiche terre di Greyhawk (prima campagna sviluppata dal compianto Gary Gygax) patria dei leggendari incantatori Bigby, Leomund e Otiluke, meglio noti per aver sviluppato gli omonimi incantesimi.

Apoteosi del Dungeons & Dragons, il TdME offre un’avventura impegnativa tarata per un manipolo di cinque avventurieri. L’allineamento del party, prima scelta da effettuare attivando la campagna, riveste un ruolo fondamentale nel determinare l’opening scene che fornisce la motivazione all’avventura. Un gruppo di partenza legale-buono, sarà chiamato a contrastare l’attacco di alcuni briganti a una carovana, anche a rischio della propria vita; un gruppo neutrale-malvagio si diletterà, piuttosto, a bruciare chiese, mentre una comitiva caotico-neutrale avrà come obbiettivo primario il profitto e dunque affronterà un dungeon iniziale opzionale a caccia di tesori e antiche mappe.

C’è del marcio a Hommlet

A prescindere dalla scelta iniziale il gruppo si ritroverà tosto nel piccolo villaggio di Hommlet, in cui è ambientata la prima parte dell’avventura. Il villaggio di partenza, ottimamente reso grazie alla presenza di un urbano comprensivo di tutte le attività artigiane, spicca subito per la notevole attenzione al dettaglio e costituisce un eccellente biglietto da visita che illustra l’ottima grafica del gioco. Nel TdME non c’è una sola locazione che sia trascurata: magazzini, sale di preghiera, taverne, moli e i recessi dello stesso Tempio sono finemente rappresentati. Alle ambientazioni si accompagnano animazioni deliziose e mai appariscenti che ritraggono fogliame che placidamente aleggia nella brezza, minuscole farfalle di pixel e lucciole notturne

Giunti a Hommlet, seguendo la vs. particolare inclinazione, verrete presto a conoscenza degli attacchi di alcuni briganti annidati nella fortezza di palude, antico avamposto del Tempio, e che stanno piagando la città saldamente difesa dagli eroi locali: Burne e Rufus. Alcune missioni elementari, che comprendono risolvere la disputa concernente la costruzione di un nuovo granaio e convincere i cittadini a convertirsi a una delle due fedi dominanti nella piccola comunità rurale (la Vecchia Fede e la religione di St. Cuthbert), possono essere subito trascritte nell’essenziale diario di missione.

C’è da dire che queste prime missioni sono fondamentalmente noiose, né è possibile rinvenire personalità di spicco fra gli NPC. Sviluppato con diversi anni di anticipo sulla filosofia ‘darker e sexier’, il modulo del TdME imbastisce solo un canovaccio di trama che risulta al più una scusa per soddisfare il desiderio di una sana strategia a turni che, ben presto, vedrà erratici dardi incantati saettare per lo schermo.

Il tempio e gli elementi

Nelle fasi avanzate del gioco non mancheranno, com’è ovvio, quegli elementi che danno il titolo all’avventura: aria , terra, fuoco e acqua giocano un ruolo essenziale nell’economia del titolo e nelle dispute che agitano gli abitanti del tempio che funge da vera e propria ‘città’ aggiunta con i suoi residenti e le quest secondarie. Ovviamente, è fra le dedaliche mura del tempio che trascorrerete la maggior parte del tempo.

Le stanze di questo antro del male paiono generate seguendo alla lettera i dettami del D&D classico, con la maggior parte degli ambienti che funge da antro-rifugio per i rispettivi mostri. È sicuramente da lodare l’ampio bestiario fra cui è possibile annoverare esemplari che raramente, se non mai, si sono visti al di fuori di questo contesto come la pittoresca Leucrotta, l’energumeno gigante Ettin o il famigerato Cubo Gelatinoso.

Sulla scacchiera

Il modulo del Tempio del Male Elementale implementa le regole 3.5 dell’Advanced D&D. La varietà di scelta si presenta subito con il classico set di classi (barbaro, monaco, druido,…) e razze (umano, mezz’elfo, nano,…) che consente di creare un party variegato secondo le proprie esigenze strategiche, con il monaco che può fungere da secondo tank, mentre il mago, lo stregone, il druido e il chierico sono a disposizione a seconda che privilegiate la strategia o la ‘forza bruta’ o la potenza curativa.
Il sistema di assegnazione degli attributi (i classici forza, destrezza, costituzione, intelligenza, saggezza e carisma) avviene tramite generazione casuale o assegnazione di punti (qui in un pool limitato, solo 25 a fronte dei 30 a disposizione, per es., da Neverwinter Nights).

È ovvio che il purista, che voglia cimentarsi con l’assegnazione manuale dei punti, dovrà giocoforza creare dei personaggi con forti handicap: a fronte di un punteggio minimo consigliato di 16 nella statistica primaria, e un paio di altre statistiche sopra i 14, occorrerà assegnare una, ma anche due penalità agli attributi meno confacenti alla classe scelta che resteranno quindi, per tutta l’avventura, al di sotto dei livelli di guardia rendendo la realizzazione dei tiri salvezza sovente difficoltosa.

Personaggi di particolare potenza, quali il Paladino, richiedono viceversa una combinazione di attributi valida, senza particolari debolezze, per poterne sfruttare appieno il potenziale, si consiglia pertanto di ricorrere ai bonus di razza per incrementare alcune statistiche e, in ultima analisi, alla generazione casuale (se volete quei 18!). Con il progredire dell’avventura i personaggi possono essere ulteriormente potenziati con l’assegnazione di abilità e talenti in grado di aumentarne a dismisura la flessibilità.

Ogni regola essenziale del D&D è qui presente rendendo l’avventura divertente e impegnativa. Sull’altare della tattica sono state sacrificate comode scorciatoie (come gli elmi che in BG rendevano impossibili i colpi critici). All’ordine del giorno troviamo gli attacchi di opportunità con ogni nemico che proietta un cerchio d’azione giallo al cui interno azioni extra combattimento (come bere una pozione) o che richiedono particolare concentrazione (il lancio di un incantesimo) provocano un attacco aggiuntivo al personaggio.

I corridoi, spesso claustrofobici, e le strette porte, lasciano spazio solitamente per il passaggio, al massimo, di due PG e ostacolano continuamente il movimento costringendo a studiare l’opportuna strategia. È buona abitudine, in una prima fase, inviare uno scout (un mago invisibile o un ranger) all’interno di una stanza per pianificare al meglio la propria partita sulla bella scacchiera di Greyhawk. Portare un ladro, in modalità furtiva, alle spalle del leader dei guerrieri nemici o addormentare un intero gruppo con l’incantesimo di sonno non ha prezzo.

Non scordatevi di ritagliare un posto anche per il vs. arciere o balestriere che sia: se la traiettoria di tiro è ostacolata, da assalitori o compagni, è prevista una forte penalizzazione al tiro per colpire. Non sono da sottovalutare inoltre i diversi tipi di arma la cui scelta, in altri titoli, risulta puramente estetica o meramente legata al danno. Una lancia, per es., è in grado di colpire anche dalla seconda fila aumentando l’arsenale tattico a disposizione. È possibile anche affiliare al party fino a tre mercenari che, tuttavia, esigeranno la loro parte di bottino che verrà dunque sottratta dai ritrovamenti.

Tocca a te

Il combattimento nel TdME segue una meccanica a turni ben diversa dalla canonica modalità di Baldur’s Gate (in tempo reale con la possibilità di pausa tattica).
All’inizio di ogni battaglia viene stabilito un ordine d’azione, per i PG e i loro avversari, in base a un tiro casuale del dado a cui vengono sommati il bonus per la destrezza e l’eventuale talento improved initiative. Durante il proprio turno, ogni PG ha a disposizione un tempo d’azione rappresentato da una clessidra. La clessidra è divisa in due metà: la parte superiore di colore verde chiaro rappresenta il movimento. Spostando il cursore sullo schermo è possibile vedere il tragitto effettivamente percorribile, per quel turno, dal PG in questione con la capacità di movimento sul campo di battaglia determinata da vari fattori quali la velocità intrinseca del personaggio e il peso dell’armatura e l’eventuale ingombro.

La metà bassa della clessidra, di colore giallo, rappresenta il tempo per un’azione standard in cui è possibile, per es., attaccare o bere una pozione. Alcune azioni particolarmente complesse, come il lancio di incantesimi potenziati da talenti metamagici (come empowered) o un attacco totale (i guerrieri dal 6° livello in poi hanno diritto a un attacco aggiuntivo per round), richiedono un turno completo, quindi l’utilizzo integrale del tempo della clessidra. È altresì possibile utilizzare la parte gialla per muovere ulteriormente il personaggio ‘sacrificando’ il turno in favore di un posizionamento migliore (per es. un mago che voglia sfuggire a un gruppo di vendicativi berserker!!).

Why so harduous?

La difficoltà del TdME segue una curva atipica. All’inizio vi è forse il picco maggiore: di fronte all’ignoto, non conoscendo le abilità dei mostri, un gruppo di livello uno, con un pool di p.f. relativamente basso, incontrerà particolari difficoltà risultando vulnerabile soprattutto nella sfortunata eventualità di colpi critici. Nella prima fase è dunque indispensabile pianificare con assoluta precisione le mosse dei propri avatar, tramite il corretto posizionamento sul terreno di gioco e, ovviamente, sperare che il tiro di dadi virtuale giochi a vs. favore, perché anche la migliore strategia può venire vanificata da un tiro salvezza fallito.

Nella fase centrale la difficoltà del gioco si assesta su un livello che definirei medio / basso. Sbloccare incantesimi quali la palla di fuoco e il secondo attacco per i guerrieri consente di aver ragione, con un minimo di strategia, anche dei gruppi più ostici.

L’ultima fase è difficile tanto quanto quella iniziale, ma forse sarebbe opportuno definirla frustrante. Per compensare lo strapotere di alcuni incantesimi e i tre attacchi per round dei vs. tank, il gioco ricorre a boss finali dotati di uno sproposito di p.f. aggravato da un’immunità quasi totale al danno fisico e, come corollario, abilità di evocazione finalizzate a porvi costantemente in inferiorità numerica.

Come ho già detto, il TdME strizza ambedue gli occhi ai puristi. Di default è attivo il danno ad area degli incantesimi, quindi è opportuno mirare con cura quella palla di fuoco, e l’assegnazione dei punti ferita, al passaggio di livello, avvienine tramite il tiro virtuale di un dado vita (stabilito in base alla classe). Per quanto questo approccio sia molto ‘realistico’ occorre tenere conto di certi attacchi devastanti portati, per es., dai giganti delle colline, che arrivano a fare fino a 30 punti di danno (60 in caso di colpo critico). Prima di accettare il compromesso, dunque, ricordatevi che è sempre possibile ricaricare per ottenere un n° di p.f., se non massimo, quantomeno soddisfacente.
Anche la resurrezione di un compagno caduto è pratica gestita secondo i crismi con relativa, e mostruosa, perdita di punti esperienza accompagnata dal possibile danneggiamento dell’attributo costituzione.

Questa processo, a mio giudizio troppo penalizzante, rischia di rendere troppo deboli i personaggi già deboli e obbliga, quasi invariabilmente, al reload di una posizione di gioco precedente. È presente, infine, la temutissima modalità hardcore che prevede, in caso di morte del party, la cancellazione dei salvataggi di gioco.

Il bottino e altri aspetti meno riusciti

Come in tutti i giochi basati sul D&D esistono difetti all’implementazione di abilità e incantesimi, accompagnati da immancabili bachi, qui ancora presenti in discreta quantità*. E così incantesimi in teoria potentissimi, come l’evocativa nube assassina, si rivelano del tutto inutili, mentre l’entagle del 1° livello del druido si rivela efficace fin quasi alla fine del gioco intrappolando con estrema facilità maghi e guerrieri il cui tiro salvezza sui riflessi risulta limitato.
Per la maggior parte del gioco, il party dovrà affrontare numerosi gruppi di combattenti, pochi sono i maghi e, per giunta, poco pericolosi. Potremmo dunque dire che tutti quegli incantesimi tattici di resistenza agli elementi, scudi protezione e altro si rivelano (quasi) inutili, fatta eccezione per l’immancabile stoneskin. L’assenza di trappole al suolo (le uniche trappole da disattivare sono presenti sui forzieri) e le poche serrature da scassinare, rendono la presenza di un ladro nel party del tutto superflua a meno che si decida di dotarlo del talento longsword e farne un guerriero aggiunto in grado di sfruttare il colpo alle spalle per arrecare danno aggiuntivo.
Il bottino nel gioco è alquanto deludente: basso è il numero di forzieri disposti nella mappa, se confrontato con altri giochi, e il loot dei nemici porterà a trovare, sovente, armi e armature di utilità nulla per il party. Questo difetto è ‘voluto’ per spingere il giocatore a utilizzare i talenti ‘creare armi e armature magiche’ e ‘oggetti prodigiosi’, che consentono di personalizzare oggetti magici secondo le esigenze e di realizzare gli indispensabili guanti del potere orchesco.

Nel contesto di un comparto grafico altrimenti eccellente, occorre segnalare le minuscole proporzioni, rispetto alle megalitiche mura del tempio, dei personaggi di gioco che, anche solo alla risoluzione 1024x768, rendono difficile discernere i dettagli dell’equipaggiamento. La ruota delle abilità, del tutto simile a quella di NWN, risulta caotica con l’affastellarsi di abilità, talenti e incantesimi rendendo la selezione di un’azione difficoltosa.

Abituali alle musiche epiche di Soule o di Zur non rimarrete particolarmente colpiti dalla colonna sonora del TdME che, pur vantando alcuni pezzi gradevoli, si ricicla senza posa. Fortunatamente la musica non risulta particolarmente invasiva e, persi come sarete nella furia tattica, diventerà ben presto elemento di sottofondo.

Giudizio complessivo

Nonostante il grado di sfida altalenante e la trama ‘inesistente’, il TdME si rivela un ottima esperienza di GDR a turni che vanta una delle migliori implementazioni delle regole del D&D e un’ampia possibilità di costumizzazione dei personaggi e delle armi. Un’avventura tattica con gli alti e i bassi e le limitazioni tipiche del genere.

Nota tecnica (segnalata da TheRuler)

Sebbene il gioco non permetta di default di usare risoluzioni widescreen, la modalità è comunque compatibile.

Basta aprire il file ToEE.cfg nella cartella del gioco e modificare i seguenti campi:
video_width=1280
video_height=1024
con i valori nativi del proprio monitor. Dovrebbero andare bene tutte le risoluzioni sotto 1920x1080 (che funziona ma scompaiono i personaggi).

Esplorate il tempio sull'Ogi Forum

TheRuler scrive:09/12/2013 - 23:03

Grande Sartorius. Mentre scrivevi questa recensione non sapevi cosa avresti riacceso!

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