Le avventure grafiche sono morte; è un mantra che, formulato da alcuni veggenti della carta stampata, ha accompagnato la maggior parte dei videogiocatori del mondo del 2000 in avanti . Ma così come il mondo non è finito per il millenium bug, così ancora oggi abbiamo la riprova che le previsioni mantengono sempre un carattere di imprevidibilità tale che chi le ha proferite spesso si ritrova nella parte del torto. Anche nel 2008 infatti abbiamo la fortuna di cimentarci con quel genere tanto caro a chi ama vedersi raccontare delle storie e sfruttare a fondo il dono che gli è stato fatto fra orecchio e orecchio, gemma splendente del passato videoludico del pc..

The Secret of Atlantis, quinta interazione per una serie in grado di emozionare più di una generazione di giocatori, è un'avventura in prima persona appartenente a quel particolare filone inaugurato in maniera ufficiale con Myst e che è proseguito con alterne fortune con i suoi successori (fra cui la serie best seller Dracula e la punta di eccellenza narrativa dell'Amerzone di Sokal). La storia di questo titolo riprende uno degli stilemi classici del genere, ovvero il tema del viaggio alla ricerca dell'oggetto o del luogo "magico" (il termine è puramente indicativo per indicarne l'importanza) e narra delle vicende di tal Howard Brooks, uno degli ingegneri a capo del progetto Hindenburg (il dirigibile emblema di un'epoca ormai passata) che, aggredito durante un volo verso l'america, si troverà invischiato in una vicenda dalle tinte fosche che lo porterà a viaggiare attraverso il globo alla ricerca della chiave verso Atlantide.

Se si paragona questo gioco a quelli che sono stati i precedenti Lucas & Sierra, si rischia di uscirne con le ossa rotte: il sistema in prima persona infatti, se in teoria è stato pensato per ottenere una sospensione dell'incredulità maggiore (quale finzione migliore se non far credere di vivere la storia attraverso i propri occhi?), si ritrova schiacciato dalle sue stesse limitazioni che gioco forza ne limitano in modo sensibile l'interazione con l'ambiente circostante; i vari Guybrush e Larry, seppur nella loro visione in terza persona, avevano il pregio di far sembrare l'ambiente più "vivo" e quindi di dare una marcia in più all'intera esperienza. Preso singolarmente però questo gioco si rileva invece una buona avventura grafica, sorretta da una storia che, seppur con un finale a mio modo di vedere eccessivamente aperto, svolge in maniera egregia il proprio compito, fornendo l'occasione per immedesimarsi in diversi ambienti e situazioni.
A riprova di ciò uno dei cardini del genere, gli enigmi, rappresentano una sicura nota lieta, integrandosi magistralmente con il fruire della narrazione: non vi troverete quasi mai bloccati (se lo sarete sarà unicamente perchè non avete esplorato con attenzione gi ambienti) e i vari quiz "logici" che periodicamente vi troverete davanti sono in grado di stimolare l'utilizzo delle meningi senza apparire mai frustranti, grazie a spiegazioni chiare e contestualizzate. Infine, Il numero di oggetti in vostro possesso non sarà mai improponibile, abbattendo la sintomatica piaga del genere rappresentata dal try and error: probabilmente questo è il vero passo avanti che il genere (forse non per i puristi) abbia visto negli ultimi anni.

Della grafica ho già accennato precedentemente: seppur in prima persona è in grado di tratteggiare paesaggi ben definiti, ma tristemente statici; per fare un paragone è come andare al cinema ma guardando uno spettacolo senza sonoro ambientale: si segue la storia ma è come se ci fosse sempre qualcosa che manca. Non si salvano nemmeno i personaggi (a dire il vero proprio pochini seppur caratterizzati abbastanza bene in stile macchiettistico) che incontrerete lungo la strada: la sensazione sgradevole di plasticità vi impedirà tante volte di apprezzarne appieno il dialogo. Avendo puntato per uno stile "realistico", la cosa sicuramente assume un peso negativo.
Concludendo la disamina "tecnica" è buona cosa citare l'interfaccia con il cursore ambientale, ovvero in grado di trasformarsi a seconda del tipo di interazione possibile: anche questo è ormai un classico del genere e sinceramente, forse, si sente il bisogno di novità anche sotto questo punto di vista.

 Nota particolarmente negativa è quella relativa al doppiaggio che seppur presente nell'italico idioma (cosa non scontata, come dimostra il "recente" esempio di Secret Files: Tunguska), si attesta su livelli relativamente scarsi; i personaggi infatti hanno un'espressività che poco si discosta dal mono-tono, con alcuni casi particolarmente irritanti per l'utilizzo degli acuti; dispiace perchè per una produzione che si può dire di ottimo livello considerando il prezzo, pecca in un aspetto che avrebbe potuto risolvere molto più felicemente.

Facendo un discorso relativo alla saga, il passo in avanti è deciso rispetto al quarto capitolo, arrivando a rinverdire i fasti raggiunti nei primi tre episodi; a livello tecnico invece si può tranquillamente affermare che ci si attesta su un ripercorrere i passi tracciati dall'evoluzione grafica del genere, a dispetto delle (seppur piccole) evoluzioni che la controparte in terza persona presenta negli ultimi anni.

Cosa ci si deve aspettare quindi dall'Eredità Sacra? Sicuramente non un titolo epocale, ma comunque un'esperienza interessante in grado di coinvolgere il giocatore per diverse ore (la longevità si attesta anch'essa sulla media) senza mai rilevarsi frustrante; spiace non poter commentare un capolavoro, ma Atlantis si limita a svolgere il proprio compito sì con punte di eccellenza, ma anche con punte di mediocrità: può essere considerato sinteticamente come un buon antipasto per i newbie del genere. Probabilmente per i creatori (Nobilis) l'aver incontrato diverse difficoltà per reperire un publisher è stato motivo di freno nello sviluppo del gioco.