In una megalopoli costantemente battuta dalla pioggia acida, enormi corporazioni private si contendono il dominio su un mercato in cui anche gli esseri umani e le loro emozioni sono merce di scambio. In questa distopica realtà che non conosce e non desidera eroi, una piccola organizzazione indipendente cerca di ritagliarsi uno spazio alla luce dei neon.

PREMESSA: La recensione è basata sulla versione 1.02. Versioni successive potrebbero aggiustare alcuni dei difetti qui riscontrati in fase di gioco.

Satellite Reign è uno tattico/stealth in tempo reale la cui realizzazione, come spesso accade di questi tempi, è stata resa possibile grazie a Kickstarter. La campagna faceva leva principalmente su un nome che non poteva che attirare l'attenzione di parecchi oldgamer: Syndicate, l'indimenticato capolavoro firmato Bullfrog. A sancire questo legame con il passato si segnala anche la presenza, nel team di sviluppo, di Mike Diskett, storico programmatore della squadra di Peter Molyneux e responsabile di Syndicate Wars.
Date le premesse, non è certo sorprendente trovare elementi di continuità tra capostipite ed erede: contesto urbano cyberpunk, visuale isometrica e quattro agenti da controllare a colpi di mouse, con il giocatore a rivestire i panni di un non meglio precisato boss, la "mente" che dall'alto osserva la città ed è pronta a riscriverne il destino, con le buone, ma soprattutto con le cattive. A condire il tutto, troviamo la possibilità di equipaggiare i cyborg... pardon, i cloni con armi, impianti cybernetici e diavolerie varie per migliorarne le prestazioni nel corso delle loro operazioni.

Detto delle similitudini, non bisogna pensare di trovarsi di fronte a una specie di remake fedele in tutto e per tutto, solamente ritinteggiato e modernizzato grazie al versatile engine Unity. Bastano pochi minuti di gioco per accorgersi delle differenze, anche profonde, che separano Satellite Reign da Syndicate. In primo luogo si nota subito l'assenza di una mappa strategica globale: il campo di battaglia non è più il mondo intero, ma una singola città, divisa in diversi quartieri il cui accesso si "sbloccherà" solo dopo aver superato missioni ad hoc o pagando uno spropositato numero di crediti per ottenere il pass richiesto. Se, da una parte, tale scelta di design toglie un certo grado di epicità al tutto, va tuttavia specificato che la città è ricca di dettagli e ideata con lo scopo principale di renderla un enorme "puzzle" da risolvere. Dal momento che le meccaniche di gioco si basano in larga parte sul concetto di infiltrazione all'interno di aree ed edifici appartenenti a corporazioni rivali, il team di sviluppo ha organizzato ogni cosa perché il giocatore possa scegliere l'approccio a lui più congeniale per raggiungere l'obiettivo. Come nel vecchio Syndicate, l'irruzione violenta a mitra spianati rimane un'opzione valida, certo, ma molto più intriganti risultano essere quelle basate su opzioni non violente, come corrompere una guardia, violare il sistema di sicurezza o darsi al funambolismo usando un cavo dell'alta tensione per scivolare silenziosamente al di là delle mura. E nel caso in cui si venisse scoperti? Anche qui gli sviluppatori hanno voluto dare flessibilità al sistema, facendo in modo che le guardie non si limitino a sparare a vista, ma che agiscano in maniera meno violenta, scortando gli intrusi al di fuori dell'area di loro competenza e spesso accontendandosi di una bustarella per lasciar correre.

Per rendere al meglio questa impostazione a percorsi multipli, anche gli agenti controllati dal giocatore presentano parecchie novità rispetto ai loro predecessori. Non si tratta più di semplici bestie da macello, indistinguibili tra loro e dotate tutte delle stesse caratteristiche di base, bensì di individui specializzati in quattro ambiti ben precisi: il soldato, l'hacker, l'incursore e l'agente di supporto.
Non manca naturalmente uno skill-tree per ampliare il set di abilità di ogni singolo agente.
Il tutto ricorda molto da vicino la direzione presa da Firaxis per il reboot della serie X-Com ed è forse la parte in cui Satellite Reign più si distacca dal suo illustre antenato. Le voci della rete parlano persino di somiglianze con il primo Commandos. Quale che sia la vera fonte d'ispirazione, il risultato è un gioco più profondo tatticamente, ma che è anche molto più lento e meno spettacolare rispetto a Syndicate: se nel titolo Bullfrog le location delle missioni si trasformavano rapidamente in un lago di sangue illuminato dalle carcasse incendiate delle auto (o degli agenti nemici), in Satellite Reign l'assalto frontale è meno soddisfacente sia graficamente, sia dal punto di vista di gameplay. Più interessanti, come si diceva, le soluzioni alternative, che tuttavia portano con sé un'inevitabile lentezza per pianificare e svolgere l'operazione.

Tante differenze tra passato e presente, dunque, ma anche alcune similitudini che per assurdo finiscono per penalizzare alcuni aspetti dell'opera prima targata 5 Lives. Si è detto che la città è una sorta di grande puzzle, ma come in Syndicate essa non interagisce mai davvero con gli agenti o con il giocatore; fa "solamente" da sfondo passivo. Certo, i messaggi testuali sono frequenti e abbondanti, ma appaiono comunque su un piano diverso rispetto a quello di gioco. Anche gli agenti stessi sono totalmente privi di tratti distintivi che si discostino dalla semplice differenza di abilità. Se in Syndicate la cosa era più giustificabile, data la totale intercambiabilità dei personaggi, qui sarebbe stato gradito un qualcosa in più in termini di singole personalità. Si può giustamente obiettare che tali critiche siano ben poca cosa, dato che il focus di Satellite Reign è ben diverso da uno Shadowrun, tanto per citare un titolo dall'ambientazione simile, ma il setting creato da Diskett e soci risulta in qualche modo arido: senza risposte evidenti alle azioni del giocatore, il rischio è che il ripetersi dei meccanismi di base tenda a venire presto a noia.

Anche sul piano tecnico si incontrano alcuni fastidiosi inciampi, riguardanti in particolare l'intelligenza artificiale che mostra talvolta il fianco a problemi di pathfinding. Le guardie sono le più affette da inconvenienti di questo tipo: specialmente al termine di un'emergenza, non è raro vedere un paio di soldati continuare a correre contro una parete perché non riescono a capire che devono usare la porta al loro fianco per scendere al piano inferiore. Si tratta più di contrattempi e non di situazioni che rovinano l'esperienza, ma non sono nemmeno tanto piccoli da passare inosservati.
Una citazione a parte meritano le automobili che sfrecciano sulle strade cittadine, talmente mal implementate da sembrare una feature aggiunta all'ultimo e senza un adeguato betatesting.

Tenuto conto di pregi e difetti, in conclusione si può dire che Satellite Reign sia un prodotto riuscito, che strizza l'occhio al passato senza ignorare le innovazioni che si sono viste in questi anni. Alcuni ingranaggi andrebbero tarati un po' meglio, ma siamo comunque di fronte a un titolo che farà felici gli appassionati, con il potenziale per attirare anche giocatori meno agé.

Leggi la nostra recensione di Syndicate.

Syndicate disponibile su GOG.com.