Eri convinto di essere un ottimo giocatore di biliardo. 

Ma stanotte Nick ti ha già battuto una volta e Ines continua a guardarlo con molto più interesse di quanto vorresti. È per questo che decidi di chiedergli la rivincita.
"Certo, Kurt!" risponde ridendo Nick. "Spacchi tu".

Sembra una serata tra amici come tante. Un po' di spacconeria, di tensioni sessuali, di cose non dette. E, naturalmente, un tavolo da biliardo, pronto per la spaccata. Solo che il destino ha in serbo un altro tipo di spaccata...

Rematch, di Andrew D. Pontious, è un'avventura testuale molto peculiare che fa parte della ristretta cerchia dei cosiddetti titoli "one-move", in cui al giocatore è concesso inserire una sola riga di comando nel parser prima di incontrare il temuto game over o il tanto atteso finale. Riuscire a completare nella maniera migliore il gioco sembra un compito impossibile, o un evento determinato esclusivamente dalla fortuna, ma in realtà il tutto si basa sulla ripetizione di quell'unico attimo in cui chi sta dietro alla tastiera può interagire con i personaggi virtuali. Game over dopo game over, il giocatore diventa sempre più consapevole del mondo di gioco, scopre dettagli che prima non aveva notato e infine intravede un bagliore di speranza, la leva per scardinare i meccanismi di questa strana giostra temporale.

Da un punto di vista tecnico ci troviamo di fornte a un'avventura realizzata nel 2000 in TADS 2, un linguaggio "rivale" del più noto Inform. Il parser risponde bene ai comandi e si dimostra sufficientemente flessibile, nonostante la natura del gioco limiti la libertà di azione del giocatore. Non bisogna farsi ingannare dall'apparente semplicità dell'impianto, che si potrebbe dare per scontata dato che la storia comincia e si esaurisce nel giro di un solo turno. Rematch presenta infatti diversi livelli di complessità, ben nascosti dietro la sua caratteristica che lo identifica come one-move game.

A differenza del capostipite di questo tipo di giochi (lo sperimentale Aisle, dove non sono presenti enigmi), l'opera seconda di Pontious vanta un complessissimo puzzle (o meglio, un insieme di piccoli puzzle che ne compongono uno più grande) costruito attorno a quell'unico turno giocabile. È come un meccanismo a orologeria in cui ogni elemento deve trovarsi al posto giusto nel momento giusto - e quel momento è naturalmente quello in cui il giocatore interagisce con il gioco.

Ma non tutto è rose e fiori, perché in mezzo a tutti questi ingranaggi e a questi incastri a soffrire sono i personaggi non giocanti, le cui interazioni con il protagonista e tra loro stessi risulta fortemente limitata. I testi sono ben scritti e sufficientemente vari, le descrizioni molto dettagliate (tanto da citare la musica proveniente dagli altoparlanti del locale). Tuttavia, le continue, inevitabili ripetizioni rischiano di far venire a noia anche i passaggi più brillanti.

Nonostante alcuni limiti (non ultimo la difficoltà dell'unico enigma presente), Rematch è un classico dell'Interactive Fiction che non solo ha preso ed espanso quello che era un semplice esperimento (il turno unico di Aisle), ma lo ha fatto talmente bene che a tutt'oggi nessuno dei (pochi) titoli che sfruttano lo stesso concetto è riuscito ad avvicinarsi al suo livello qualitativo.

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