Eccoci a recensire un gioco molto datato, che risale esattamente al 1987 , uno dei tanti piccoli gioielli della software house americana Sierra Online, un nome che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Parlo del primo episodio che ha dato in seguito vita alla lunga saga di Police Quest.

Mi sono imbattuto in questo gioco quasi per caso, verso la metà degli anni novanta e cioè quando questo titolo era già diventato vecchiotto. Passeggiando con un amico ho notato un piccolo negozietto di computer che vendeva vecchi giochi in blocchi da 10 ad un prezzo davvero irrisorio, quasi quanto un gelato, inutile dirvi che era difficilissimo resistere.

I titoli acquistati non mi dicevano niente, si trattava perlopiù di vecchi giochi arcade, tuttavia ero molto curioso di scoprire cosa si celasse dietro questi dischetti impolverati, così giunto a casa ho iniziato a provare i singoli floppy, tra i quali c’era Police Quest.

La prima schermata non mi lasciò indifferente, il fattore visivo ebbe subito un forte impatto, poiché a me, giocatore di Amiga abituato a qualcosa di più “moderno”, la grafica sembrava già molto antiquata (quindi posso immaginare che effetto possa avere ai giorni d’oggi, roba da incisioni rupestri-videoludiche); inoltre c’erano alcuni elementi nel gameplay che sperimentavo per la prima volta in un gioco.

In altre parole si trattava della mia prima avventura con molti elementi “testuali”, caratteristica quest’ultima che accomuna molte avventure grafiche della Sierra di quegli anni (le saghe di King’s Quest, Leisure Suit Larry e Space Quest su tutte).

Probabilmente agli “avventurieri” più giovani questa definizione può non voler dire granché. Le avventure testuali sono quelle che richiedono al giocatore di digitare le azioni, ovvero “apri la porta”, “tira fuori la pistola” ecc. In questo gioco il protagonista può fisicamente spostarsi con le frecce della tastiera ma per interagire con gli oggetti ed i personaggi è richiesto il “comando” scritto.

Dimenticavo inoltre che il gioco era interamente in inglese. L’alternativa era lasciare il dischetto lì dov’era e tornare a qualche sparatutto di voga. Invece incuriosito dalla storia di questo poliziotto a quadrettini, ho preso il mio dizionario d’inglese ed armato di tanta buona volontà ho cominciato l’avventura di Police Quest. Una scelta giusta che in seguito mi ha portato a conoscere ed a giocare molte altre avventure di fine anni ottanta.

E dopo questo lungo ma necessario preambolo, passiamo all’analisi del gioco. Police Quest del 1987 utilizza l’interfaccia AGI (Adventure Game Interpreter), dotata appunto di un parser testuale; la riedizione datata 1992, invece, utilizza l’interfaccia SCI (Sierra’s Creative Interpreter), un sistema più marcatamente punta&clicca, oltre ad avere presenta una grafica migliore, grazie al supporto VGA.

Come ho già detto se la grafica quadrettata vi fa inorridire, lasciate perdere la prima edizione di Police Quest, se invece apprezzate i “retrogames ” e volete fare un viaggio nel tempo nella preistoria delle avventure grafiche e badate al sodo, ovvero amate le trame avvincenti, romanzesche per la propria complessità e ricchezza di colpi di scena, questo è il gioco che fa per voi. 

Tutto ha inizio nella Cittadina di Lytton, California. Sonny Bonds, agente in servizio presso il Lytton Police Department, viene insignito del titolo di agente dell’anno, insieme al suo collega Joe Walters, per la dedizione e l’impegno dimostrati nella lotta al crimine. 

Tutto procede tranquillamente tra qualche piccola infrazione, qualche autista ubriaco ed un caffè con i colleghi al Carol’s Caffeine Castle. Durante un ordinario pattugliamento quotidiano, il poliziotto riceve però per via radio l’incarico di investigare su un apparentemente banale incidente stradale, che dopo attente indagini si rivela però un omicidio.

Risalendo alle motivazioni di questo assassinio ed ai vari personaggi coinvolti, ha inizio la scalata nella carriera di Sonny, che viene momentaneamente promosso alla squadra narcotici. Poco dopo gli è affidato un lavoro sotto copertura e di estrema importanza, ovvero catturare il famoso e pluriricercato narcotrafficante Jessie Bains, da tutti conosciuto come “The Death Angel”, l’angelo della morte.

Grazie alle soffiate della prostituta “Sweet Cheeks” Marie Wilkins, una vecchia fiamma di Sonny ai tempi del liceo, il piano di cattura ideato dallo stesso Bonds comincia a prendere forma. Il giocatore apprende le prime notizie necessarie per capire quello che accade, ordinando a Sonny di leggere il Lytton Tribune (per entrare nell’atmosfera “prendi il giornale”, “leggi”).

Qui viene a conoscenza della nuova ondata di criminalità che sta sconvolgendo la vita della tranquilla cittadina e delle recenti morti per overdose, causate dal crescente traffico di stupefacenti. Durante il “briefing” quotidiano, il Sergente Dooley, vi chiama a rapporto insieme agli altri poliziotti e vi comunica dei dati piuttosto deprimenti, ovvero rivela che molti adolescenti locali sono ormai finiti nel tunnel della dipendenza da stupefacenti, esortandovi ad intervenire con maggiore efficacia.

Il sergente conclude infine il rapporto ordinando a voi ed ai suoi uomini di tenere gli occhi aperti sulla strada e di cercare, per motivi ancora ignoti, una Cadillac nera del 1983, rubata. Passo dopo passo, il giocatore si troverà a vivere la giornata tipo di un agente, arrestando motociclisti balordi che occupano senza criterio il parcheggio di un locale con le loro “custom” o chiedendo i documenti ad una conturbante ragazza che sfreccia con il rosso su un’auto sportiva e cerca di corrompervi con l’arma della seduzione. Richiamato sul luogo di quello che sembra un banale incidente stradale Sonny scopre invece che ha sotto gli occhi tutti gli indizi di un omicidio.

Da qui, una serie di avvenimenti, porterà Sonny ad infiltrarsi nell’ambiente malavitoso per mettere in atto il suo piano di cattura dell’Angelo della Morte. Il tutto intervallato anche da qualche piccolissima e piacevole sequenza pseudo-arcade ed una partita a poker in cui dovrete forzatamente vincere.

Quando iniziate, nella parte alta dello schermo appare un punteggio da raggiungere, che consiste nella serie di azioni da realizzare per giungere alla fine del gioco (servirà per capire se state facendo bene e non girando a vuoto: infatti ad ogni oggetto utile raccolto o azione corretta, il punteggio aumenterà).

Inizialmente il giocatore si vedrà catapultato in una stazione di polizia, abilmente realizzata, non per la qualità dei disegni ma per la ricchezza di dettagli. Nonostante gli evidenti limiti grafici dell’epoca possano farlo passare quasi per una versione caricaturale di un poliziesco, tra i punti a favore spicca proprio la precisione con cui il tutto è stato realizzato.

La cosa che più colpisce in Police Quest e che lo rende unico nel suo genere è infatti la capacità di essere molto realistico. Sebbene la cittadina di Lytton sia del tutto frutto della fantasia degli autori, nel concreto sarete spesso impegnati a svolgere le normali procedure richieste ad un poliziotto americano degli anni ’80 durante lo svolgimento del proprio servizio. Un esempio? Girare intorno all’auto di servizio prima di partire, per controllare che tutto sia a posto, ritirare la radio, il distintivo, fare ricerche negli archivi con il computer e quant’altro.

Tutto ciò non deve sorprendere, poiché questo è stato il primo gioco realizzato da Jim Walls, un ufficiale di polizia in pensione, amico dei coniugi Williams (i “genitori” della Sierra), che ha pertanto partecipato attivamente alla costruzione della storyline, giocando un ruolo fondamentale nella descrizione della routine quotidiana di un agente (come si vedrà poi anche in Blue Force).

Nessuna delle azioni svolte dal protagonista è lasciata al caso, difficilmente troverete situazioni “improbabili”, irreali, anzi spesso penserete di essere proiettati in un telefilm poliziesco per la precisione dei particolari e per la maturità della trama. Girava addirittura voce che Police Quest fosse utilizzato dai poliziotti americani come attività di “ripasso” (all’interno del gioco in versione cartonata era presente addirittura un manuale che riportava esattamente tutte le procedure che un poliziotto doveva rispettare). Altri punti a favore sono la ricchezza di ambienti diversi e lo spessore dei personaggi, decisamente affascinanti e permeati di molta umanità. Non troverete candidi eroi da una parte e cattivi dall’altra, ma uomini e donne che convivono con i propri sbagli.

Sonny Bonds è un uomo piuttosto modesto, senza una grande vita privata, che si ritrova quasi accidentalmente coinvolto nel caso di omicidio di Lonny West, un piccolo spacciatore locale. Altri personaggi che convivono con i propri traumi personali appariranno nel gioco, come il collega Jack Cobb, che incontra Sonny al “Blue Room”, locale frequentato dai poliziotti dopo il servizio, e che crolla tra le sue braccia confessandogli tra le lacrime di aver scoperto che la sua unica figlia è diventata ormai vittima della tossicodipendenza.

Tra i punti negativi, c’è sicuramente la mancanza di grossi enigmi da risolvere e più in generale di un po’ di spazio per l’istinto: tutto è molto schematizzato e anche durante le scene di “azione”, ovvero durante le sparatorie o gli inseguimenti, bisogna capire cosa fare e che procedura seguire. Il dazio da pagare per ogni procedura non eseguita correttamente è – come nel 99% dei giochi Sierra di quel periodo – la morte nel gioco; è quindi fortemente sentita la necessità di salvare spesso ed eventualmente ricominciare, il che può risultare irritante.

Inoltre la grafica è talmente pixellata che in alcune azioni in cui è richiesta una precisione assoluta, possono sorgere delle difficoltà di movimento e giocabilità: per esempio nel parcheggiare l’auto e negli inseguimenti è spesso facile terminare il gioco morendo, perché il veicolo è disegnato come un quadratino che si muove visto dall’alto, quindi essere precisi risulta a dir poco ostico.

In conclusione Police Quest, nonostante tutti i limiti di un gioco del 1987, riesce a coinvolgere il giocatore come poche altre avventure. Il titolo è abbastanza longevo e, a meno di intoppi, ci regala circa 15 ore di gioco. La trama è degna di un ottimo poliziesco televisivo, poi il ritmo, l’entusiasmo di portare a termine il proprio obiettivo ed il fascino dei personaggi, fanno a volte persino dimenticare la mediocrità del comparto grafico.

Stiamo parlando di un gioco che di fatto è entrato nell’olimpo delle avventure grafiche di sempre: saranno infatti complessivamente 6 i sequel di questo titolo, sebbene gli ultimi tre non siano più avventure grafiche curate da Jim Walls, ma sparatutto ideati da Daryl F. Gates.

Il remake del 1992 di Police Quest – In Pursuit of the Death Angel, pur presentando una grafica migliore, più in linea con quegli anni, a mio modesto avviso perde qualcosa e non riesce a ricreare quell’atmosfera che aveva fatto il successo dell’edizione originale. Certo quello del 1987 è un titolo che potrebbe strappare più di un sorriso di scherno a molti giocatori di oggi abituati alla grafica in HD, ma sicuramente consiglierei di giocare a Police Quest a tutti gli appassionati di ogni età, anche soltanto per curiosità, per un viaggio videoludico a ritroso nel tempo e per sperimentare un’avventura testuale, per capire quindi cosa vuol dire avere a disposizione una trama matura che riesce con successo a sopperire a tutti i difetti del gameplay. Tutto in un solo floppy!

In una parola, STORICO.

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