Dopo le incredibili disavventure del mese scorso è scoppiata una vera e propria insurrezione popolare. Ubisoft pressata da decine di utenti si è vista costretta a interrompere la sua usuale e inutile procedura di finta assistenza ai clienti. Nel giro di pochi giorni è comparsa una fix, che ha permesso a chi, come me, era bloccato in una situazione di empasse di proseguire la partita a Might and Magic X terminando l'atto uno e iniziando senza troppe problematiche l'atto due. Anche il DLC improvvisamente è risultato attivo dal pannello dedicato.

Però va considerato un fatto: questa situazione si era già verificata, come spiegavo nella prima parte di questa recensione, a pochi giorni dall'uscita del gioco. Proprio come allora, Ubisoft non ha risolto la problematica nella maniera più consona, cioè creando una patch per il gioco, ma si è limitata a forzare Uplay a skippare il problema attraverso un workaround.
Ciò significa che la problematica non è risolta, ma solo temporaneamente elusa, quindi nulla impedisce si possa ripresentare in futuro.
Insistere su questa argomentazione sarebbe alquanto futile, visto il contenuto della prima parte della recensione e questa breve premessa. Passerò quindi ad analizzare il gioco, o per meglio dire la storia della saga.

Quando parliamo di Might and Magic (che da adesso abbrevierò con MM), non possiamo fare a meno di evocare l'immagine del sesto capitolo, o dei due videogiochi successivi, cioè dei titoli appartenenti alla parte "recente" della serie.
Dimentichiamo che dal primo videogioco fino al quinto abbiamo avuto uno stile ben diverso di gioco e presente in un maggior numero di capitoli: sto quindi affermando che l'anima della serie era ben diversa da quella dei titoli più recenti e famosi.

MMX è stato sviluppato da un team di programmatori tedeschi, i Limbic Entertainment, che hanno raccolto l'eredità del vecchio team ideatore della serie: i New World Computing. Ci sarà tempo per parlare dello sviluppo del videogioco, del suo comparto tecnico e se possa o meno considerarsi un degno capitolo della saga, ciò che mi preme è fare quello che tutte le recensioni che ho analizzato fino ad oggi non hanno fatto, ovvero gettare una base di partenza importantissima.
I ragazzi di Limbic sono, prima che dei programmatori, fans della serie: nella creazione di questo gioco si sono posti come obbiettivo primario quello di donare un'anima alla loro creatura. Conferire personalità a un GDR significa in questo caso tentare di inserirlo nel contesto della saga, sia al livello di ambientazione che di stile.
È evidente lo sforzo dei Limbic in tale senso, lo si evince da vari elementi, come il ricco background estrapolato dagli ultimi capitoli della serie di Heroes of Might and Magic (la controparte strategica del nostro amato GDR) o il movimento a caselle tipico dei videogiochi di ruolo anni '90 e dei primi cinque capitoli di MM.

Un altro elemento da non strascurare è l'epoca in cui è stato creato e rilasciato MMX, un periodo non certo prolifico e fortunato per i Dungeon Crawler e il fatto che i nostri cuori di videogiocatori sono stati colonizzati a forza dai due capitoli di Legend of Grimrock.
I Limbic avevano davanti due opzioni: mettersi in competizione con quest'ultima serie, dando battaglia sull'elemento dell'innovazione, oppure cercare di creare un prodotto il più commerciale possibile, che potesse essere in linea con le aspettative dei videogiocatori della nuova leva e del mercato attuale e al contempo strizzare l'occhio in modo ruffiano ai vecchi fans della serie.
Il solito vecchio dilemma: vogliamo creare un prodotto fresco, elettrizzante, innovativo (rischiandoci le chiappe) oppure un titolo banalotto e poco ispirato, che non rischia nulla, né in positivo né in negativo? Purtroppo la casa produttrice di questo videogioco è Ubisoft, una major, non si tratta di un titolo autoprodotto da sviluppatori indie, quindi la risposta è ovvia.

Con ciò ho detto tutto quello che c'era da dire, potrei perdermi delle ore a parlarvi del comparto tecnico, o delle differenze tra MMX e MMV, ma sarebbe tempo sprecato. Passerò quindi brevemente ad illustrarvi alcune caratteristiche del titolo, ma sarà una rapida scorsa perché quello che c'era da dire è già stato detto.

Le similitudini di questo titolo con il resto dei capitoli della serie sono molto evidenti: la generazione dei personaggi o il fatto di poter giocare con un party generato dal computer già ben bilanciato, la struttura delle abilità e dei talenti e il metodo di accrescimento degli stessi, il fatto di dover ricorrere all'aiuto di maestri in determinati momenti della crescita delle skills, il sistema di combattimento, la presenza di altari delle divinità che conferiscono bonus temporanei in giro per la mappa del mondo.
Questi sono solo alcuni dei punti in comune con i titoli precedenti, ma in realtà ce ne sono molti altri che non vi starò a elencare; dirò solo che la sensazione di stare giocando ad un nuovo capitolo della saga è molto forte per via di questi elementi.

Purtroppo, una volta grattata la superficie, si scopre che i punti in comune finiscono qui, e l'occhio cade sugli elementi di innovazione, che il più delle volte sono tediosi e ridondanti.
Per esempio, sono state introdotte le boss-fights al termine di alcune sessioni di gioco, questo è un elemento piacevole, quasi una boccata di aria fresca, ma risulta essere una delle poche cose introdotte ex-novo.
Gran parte della struttura di gioco si è evoluta verso la semplificazione e questo nella maggior parte dei casi è un elemento negativo: in MM6-7-8 i dungeon sono enormi e sovraffollati di mostri e nemici, in MMX i programmatori hanno pensato di "migliorare" questo aspetto diminuendo il numero di creature che popola la location e dividendo quasi tutti i dungeon su tre livelli diversi.
L'idea di ridurre il numero dei mostri subito mi è parsa ottima, però purtroppo ancora prima di affrontare una di queste aree si sa già quanti livelli si dovranno affrontare e questo dà una forte sensazione di ripetitività, uccidendo ogni possibile forma di sorpresa.

Si è poi deciso di omaggiare i vecchi capitoli della saga in un modo a mio avviso molto sbagliato, riproponendo un vecchio cavallo di battaglia: il forziere bloccato e scardinabile solo attraverso la risoluzione di un indovinello. Trovo ridicolo riproporre ai nostri giorni uno stile di enigma così datato.

Un altro punto negativo è la storia di gioco, che prende le mosse dal finale of Heroes of Might and Magic 6 (altra creatura dei Limbic Entertainment) e ci cala nei panni di una banda di Predoni all'interno di un panorama geopolitico disastrato: l'imperatrice cerca di consolidare il proprio potere ma è ostacolata da alcuni nobili e alcune città che non ne riconoscono l'autorità. All'interno di questo scenario carico di tensione e di conflitti c'è chi nelle tenebre sta cercando di manipolare le parti tirando le fila del conflitto, e sarà nostro obiettivo scoprire di chi si tratti e far saltare i suoi piani.

Mi sembra chiaro che la trama non sia il punto di forza di questo videogioco, e la trovo una cosa alquanto ridicola, visto che in un GDR la sceneggiatura dovrebbe essere un elemento chiave e farla da padrona. Limbic Entertainment è un team a prevalenza tedesco e questo per mia esperienza personale è un grande punto a sfavore, perché i tedeschi a livello videoludico non hanno mai partorito nulla di fantasioso e di originale.

Come giocabilità il videogioco parte bene regalando alcune ore di divertimento, ma purtroppo presto ripetitività e tedio la faranno da padroni, fino ad arrivare al punto di spingere il videogiocatore a desiderare che il gioco termini presto.
Il dungeon finale e lo scontro con il boss di fine gioco sono davvero poco ispirati e privi di verve, raramente mi sono imbattuto in un ending così scarso.
I credits finali durano qualcosa come venti minuti, non sono skippabili e per continuare a giocare con il dlc dobbiamo sorbirceli tutti: nemmeno i film della Marvel li hanno così lunghi, penso sia stato ringraziato anche il porta-pizza.

Ora invece affrontiamo il comparto tecnico: a livello grafico il gioco si comporta bene, è al passo con i tempi, le musiche sono poche e ripetitive fino allo sfinimento, entro la fine del gioco arriverete ad odiarle; la longevità è la stessa di tutti gli altri dungeon crawler, una volta terminato il gioco non lo rienstallerete mai più. Gli effetti sonori sono buoni e il gioco vanta un buon doppiaggio in inglese con sottotitoli in italiano.

Sinceramente quando ho terminato il gioco ero così stufo, che quando nel DLC ho notato che i miei personaggi venivano incarcerati e privati di tutte le loro proprietà ho deciso di chiuderla lì. Posso aggiungere, a mia discolpa, che questo DLC non è stato ben accolto dalla comunità, che lo ha ampiamente criticato per mancanza di originalità, contenuti e durata.

Se analizziamo la vecchia saga di MM, noteremo come non fosse esente da pecche e capitoli deludenti, per esempio MM9; ciononostante era mediamente superiore a questo capitolo, che risulta vittima dei suoi tempi e del contesto in cui è stato sviluppato. Ritengo che i veri capisaldi e pietre miliari del genere siano da ricercarsi ormai nei due Legend of Grimrock. In un panorama, come quello odierno, così povero di dungeon crawler, qualsiasi titolo esca sul mercato dovrà per forza di cose scontrarsi ed essere paragonato ai due titoli che ho citato: da questo scontro MMX ne esce con le ossa fracassate, perciò mi sento di consigliarlo soltanto a chi sia in pesante astinenza da titoli del genere.

Leggi la prima parte della recensione