Jisei

Si dice che chi sta per morire veda tutta la vita scorrere davanti agli occhi. Il protagonista senza nome di Jisei sa che non è così, che l'ultima cosa nella mente di chi sta per morire è un desiderio, spesso un rimpianto. Lui può saperlo, perché è un momento che ha già vissuto molte volte, rivivendo la morte di qualcun altro.

Jisei è la prima di una serie di visual novel investigative commerciali create dalla Sakevisual. Il concept non è niente di nuovo: un ragazzo con poteri paranormali e un passato misterioso si improvvisa detective e riesce lì dove la polizia non sa che pesci prendere. In Jisei, questa formula non viene modificata di una virgola. Il nostro protagonista senza nome si sveglia in un bar con una sensazione di nausea: è morto qualcuno. E infatti nel bagno delle donne giace una donna, morta, di cui il nostro protagonista rivivrà gli ultimi istanti di vista – questo è il suo potere. Ovviamente, lui è il sospettato numero uno, visto che è stato beccato proprio davanti al cadavere; quale miglior modo di dimostrare la propria innocenza che trovare il vero colpevole?
Uno dei problemi principali di Jisei è che saprete chi è il colpevole dopo i primi cinque minuti di gioco.



Il secondo problema principale di Jisei è che l'indagine è alquanto superficiale: si tratterà di spostarci da un'area all'altra del bar, di esaminare le varie locations (che sono... due) e di parlare più e più volte con tutti i presenti.
L'esame delle locations sarà automatico. In basso, nella schermata di gioco c'è un pulsante cliccando il quale il nostro protagonista esaminerà quel che lo circonda. Non avremo inventario e non potremo cliccare sui singoli oggetti che compongono lo scenario. Dal momento che siamo in una visual novel e non in un'avventura grafica, non posso dire che non vada bene così, anche se ovviamente questo sistema di esplorazione toglie molto alla sfida che il titolo poteva porre.
La parte più “corposa” delle indagini sarà riservata ai dialoghi con gli altri personaggi. E qui sorge il problema, perché per la maggior parte del tempo dovremo solo parlare di tutto con tutti, e il gioco proseguirà per conto suo indirizzandoci sulla strada giusta. Poi, all'improvviso, una nostra scelta infausta potrà portare al bad ending... lasciandoci stupefatti, perché non era assolutamente immaginabile o prevedibile una svolta simile. Dirò di più: io ho giocato Jisei dopo aver completato il secondo capitolo della serie della Sakevisual, Kansei, quindi sapevo già chi era mio amico e chi mio nemico in quel bar. Ugualmente, il bad ending mi ha colta totalmente di sorpresa, tanto è sembrato improvviso e fuori posto.
Dribblato il bad ending, comunque, arriveremo al vero momento soddisfacente di tutta la visual novel, ossia alla scena in cui dovremo spiegare chi è il colpevole, come ha fatto e perché. Questo passaggio dovremo farlo noi giocatori, tramite scelte di dialogo, e perché riesca bene sarà necessario che abbiamo prestato attenzione durante il resto del gioco e che abbiamo tratto le giuste riflessioni dagli indizi scoperti. Anche se, va detto, una risposta sbagliata ci porterà solo a dover ritentare, ma non a un altro bad ending.

Ora, voglio sottolineare che Jisei è una visual novel, e non un'avventura grafica. Va bene, quindi, se parte, o anche gran parte, del processo investigativo è gestito in automatico dal gioco stesso. Quello che non va tanto bene è che il caso in sé sia noioso e banale. In Jisei il caso non è tanto banale, ma è sicuramente noioso: sappiamo già chi è il colpevole fin dall'inizio e i personaggi sono troppo sopra le righe per essere realistici. Il poliziotto che ci lascia indagare perché, cito dalla visual novel, “tanto faremmo di testa nostra lo stesso” non è tanto credibile neanche in un teen movie. Non vi faccio altri esempi perché rischio lo spoiler, ma bene o male nessun personaggio risulta davvero realistico, o lascia il segno.

La parte più irritante, però, secondo me è il fatto che poco o nulla ci è detto dello stesso protagonista. Sappiamo che non vuole dire il suo nome (e anche qua: un poliziotto ti chiede come ti chiami, e invece di inventarti una palla per quei cinque minuti che devi stare lì, insisti nel non voler dire niente? Perché?), intuiamo che sta fuggendo da qualche cosa. Siccome non siamo stupidi, capiamo che sta fuggendo da qualcosa che ha a che fare con il suo potere. E... fine. Il caso non c'entra niente di niente con il nostro protagonista (o, almeno, così sembra fino alla fine della visual novel), non svela niente di lui e del suo passato, e solo in un momento vediamo un minimo di emozione da parte sua. Per il resto, potrebbe sembrare che invece di risolvere un omicidio, stia allestendo una vetrina di scarpe, il trasporto emotivo è lo stesso. Qual è il problema? Che se al protagonista non frega niente di quello che sta facendo... perché dovrebbe fregare qualcosa a me? Non è un caso se nei vari serial televisivi o nei vari videogiochi o romanzi investigativi, i problemi personali dell'investigatore trovano nel caso da risolvere uno “specchio” in cui riflettersi. Se la faccenda non è personale, risulta noiosa e poco interessante.
Per fortuna nel finale assistiamo a un paio di eventi che colpiscono il protagonista direttamente; ma quando dico “nel finale”, intendo “dieci secondi prima dei credits”. La mia sensazione è stata quella di aver giocato un inutile prologo – e io so già in che modo gli eventi apparentemente inutili di Jisei avranno senso negli episodi successivi. Chi si approccia alla serie in ordine, cominciando dunque proprio da Jisei, rischia di restarci molto male.

I disegni dei personaggi e degli sfondi sono abbastanza graziosi per un'opera non professionale. Anche fra le visual novels amatoriali ho visto di meglio, devo ammetterlo, però l'impressione complessiva è pulita, ordinata (anche troppo, per essere una VN con omicidi), non sciatta. Il character design, invece, avrebbe potuto essere un po' più originale.

Le musiche e gli effetti sonori fanno il loro mestiere, e difficilmente resteranno impressi. Più grazioso è il filmato introduttivo, uno slideshow piacevole da vedere e abbastanza ben montato.
Il doppiaggio, invece, è molto buono. E sì, c'è il doppiaggio, miracolo! Non è a livelli professionali, e qualche personaggio suona un po' troppo rigido, ma nel complesso è ottimo, specialmente confrontato ad altri doppiaggi, anche professionali, di videogiochi. E devo dire che lì dove non è riuscita la caratterizzazione dei personaggi è riuscito il doppiaggio: grazie a un'inflessione particolare, a un tono o una battuta, alcuni personaggi prendono vita per qualche istante. Benissimo.

Nel complesso, vale la pena giocare a Jisei? Forse sì, forse no. E' una storia mediocre e insoddisfacente, ma se siete amanti del concept che propone, potrebbe piacervi comunque, ha i suoi lati positivi. La vera domanda è un'altra: vale la pena spendere 10 dollari per Jisei? E la risposta è no. Uno dei motivi per cui non ho giocato Jisei per così tanto tempo – l'avevo adocchiata un annetto fa – è proprio il prezzo. 10 dollari non sono pochi, e millemila giochi indie sono venduti a molto meno. Digital - A Love Story, che ho recensito tempo fa, è gratis, ed è molto meglio di Jisei. 10 dollari per un'oretta di gioco mediocre è veramente tanto.

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