Figlio mio caro, ascolta, e io ti nutrirò con una storia. Una storia che inizia con una cena negata. Niente pane, né burro, e nemmeno il dolce. Un magro pasto della più magra misura, quanto basta per far brontolare uno stomaco e far cuocere a fuoco lento un risentimento. Quanto basta per far bramare alla lingua uno zuccherino.
 
Già sai ciò che venne dopo. Questo è ciò che accadde. Un'offerta, qualcosa di dolce, qualcosa di semplice, e tu l'hai ingoiato. I bambini si fidano sempre. E ciò che hai mangiato è cresciuto in un buco ancora più profondo della semplice fame: ti ha ingoiato. Ora, così come ti hanno servito, tu sarai servito di nuovo. 
 
Chandler Groover è uno degli autori più attivi dell'ultimo periodo e ogni anno si presenta all'IFComp con qualche titolo di particolare interesse. La regola non viene infranta neppure quest'anno, grazie a questo originalissimo Eat Me.
Vi abbiamo già parlato di altri suoi giochi, fra cui: StrandendToby's NoseMidnight. Swordfight.Taghairm e Three-Card Trick
 
Eat Me è un'avventura testuale a parser, ambientata in un originale universo onirico costruito intorno al cibo, al mangiare, alla fame, e ai peccati di gola. 
Tutto in Eat Me è esagerato, sopra le righe, luculliano, pantagruelico! Eat Me è una grande abbuffata, una scorpacciata in cui il protagonista mangerà di tutto e di più, e poi ancora dell'altro, e dell'altro ancora, in un susseguirsi incessante di scene spesso surreali e talvolta disgustose. Le vicende di Eat Me sono un climax costante, che ci getta in una spirale gastronomica senza precedenti.
 
Personalmente ho trovato l'ambientazione assolutamente spettacolare, nel suo essere così monotematica, esagerata e onirica. Non c'è dubbio che la qualità della scrittura sia elevatissima e contribuisca tantissimo a farci "digerire" uno scenario così... sovrabbondante. Le descrizioni sono vivide e spettacolari, e meritano di essere lette e visualizzate con la massima attenzione. 
Va però segnalato che il gioco richiede un'ottima conoscenza dell'inglese; la miriade di termini gastronomici utilizzati nel testo mi ha richiesto un costante ricorso sia al dizionario che a Wikipedia.  
 
Il gioco è interessante anche su un piano più generale di "teoria dell'interactive fiction", perché sembra consolidare una nuova tendenza emersa recentemente: quella di creare giochi che utilizzano un solo verbo (o comunque una selezione limitatissima di verbi), che in questo non poteva che essere "to eat".
Non mancano gli esempi precedenti, molti dei quali legati all'uso di descrizioni telescopiche, tipo: Toby's Nose e Lime Ergot. Ma ci sono anche molti altri esempi recenti (come Superluminal Vagrant Twin e Grandma Bethlinda's Variety Box) e meno recenti (come Conan Kill Everything). Tuttavia in Eat Me l'uso di un unico verbo è ulteriormente amplificato e applicato ad un gioco di ampio respiro, veramente costruito intorno a quell'unica azione. 
Ovviamente non è una soluzione che può applicarsi a qualunque gioco, ma personalmente la trovo una semplificazione gradevole e convincente, che in Eat Me permette di concentrarsi sulle 6 portate abbondanti che dovremo consumare per giungere all'inatteso finale.  Mi pare una risposta convincente al dilagare dei titoli scritti in Twine: un modo intelligente per rendere i giochi a parser più accessibili. Il tutto secondo un percorso che ricorda un po' quello delle avventure grafiche, che dai giochi "a verbi" (vedi lo SCUMM della Lucas) sono lentamente migrati ai giochi senza interfaccia (erano i tempi di Legend of Kyrandia 2: Hand of Fate).
 
 
Il gioco presenta sostanzialmente 6 enigmi, di media difficoltà, che mi hanno tenuto impegnato per ben più delle 2 ore indicate nella presentazione del gioco. 
Molto ampio invece il castello che ospita le nostre gesta "mangerecce", con tante location euclidee ma non semplicissime da mappare e ricche di passaggi che si aprono in tempi diversi.
Buono anche il grado di modellamento della mappa, che la nostra fame insaziabile andrà a modificare boccone dopo boccone, in una scomposizione dell'ambientazione che a volte ricorda le sensazioni provate nella disgregazione finale di Shade. 
 
Il gioco potrebbe sembrare molto incentrato sulla forma e costruito intorno ad una scrittura brillante; tuttavia io vi ho riscontrato anche una buona sostanza (sia come innovazione, sia come implementazione, che qualità del gameplay). 
Questo Eat Me, secondo me, sarà uno dei candidati alla vittoria, nonché un gioco che mi sento di consigliare a tutti. Da giocare.

La Mappa di Eat Me