Il mondo delle avventure grafiche ha subito alla fine degli anni 90 una brusca battuta d’arresto, con i propri spazi sempre più consumati da generi capaci di toccare il pubblico di massa con maggiore efficacia; FPS, RTS, MMORPG, hanno infatti via via eroso fette di mercato ad un prodotto che trovava nella sfida e negli enigmi il proprio punto di forza, a scapito forse di un approccio non sempre immediato.

Quello che non era possibile reperire nel mercato, ha però trovato la propria forza vitale nel circuito della produzione indipendente, con diversi team amatoriali (spesso composti da un’unica persona) in grado di dare vita a numerosi giochi dalla qualità altanelante, ma capaci di emozionare in maniera simile alle vecchie glorie.

Questa produzione amatoriale è stata nel tempo coadiuvata da alcuni tools in grado di aiutarne la produzione, semplificando in maniera sensibile la parte di programmazione e permettendo di focalizzare gli sforzi su grafica e script; uno degli applicativi di questo tipo (sicuramente fra i migliori) è l’AG Engine di Chris Jones (il cui sito ufficiale, Big Blue Cup, è anche un’incredibile fucina di proposte videoludiche), di cui “A Cure for the Common Cold”, protagonista dell’articolo di oggi, è uno dei suoi figli.

La struttura di base per “Una cura per il raffreddore comune” (gentilmente tradotto in italiano da un appassionato), ricalca quella di numerosi giochi in flash che stanno spopolando per la rete, ovvero il classico “esci dalla stanza”; seppur in questo caso non sia tecnicamente necessario uscire da nessuna stanza, ma unicamente risolvere una lista di incombenze, è possibile ritrovare nell’interfaccia semplificata al massimo uno degli stilemi del sotto-genere.

L’interazione si basa infatti unicamente su una struttura a doppio click: tasto sinistro per usare un oggetto o prenderlo, tasto destro per una semplice descrizione (per lo più capace di creare un piccolo sorriso), semplice ed efficace allo stesso tempo.

La trama in sè è molto lineare: un raffredore da curare, una lista di obiettivi da raggiungere ( e richiamabili in maniera utile da un mini menù posto in alto allo schermo) e un simpatico trillo che avvisa quando uno di questi viene raggiunto; ad aiutare il coinvolgimento del giocatore una grafica molto stilizzata, in grado di dare vita con pochi tratti ad un personaggio dalle fattezze fantozziane e quindi capace di smuovere emotivamente (per quanto sia possibile per un gioco con una longevità vicina alla mezzora) chi si trova a governarlo.

Per quale motivo quindi questo gioco merita di essere segnalato? Per almeno tre diverse motivazioni che ne fanno in maniera semplice ma efficace un ottimo tutorial per chi sia affaccia sul mondo delle avventure grafiche e che vuole capire a cosa si può trovare davanti.

1) La struttura degli enigmi, seppur tendente al facile, presenta i maggiori classici del genere: pixel hunting, combinazione degli oggetti, interazione successiva, enigmi a tempo sono una buona panoramica di quello che il mercato può offrire in termini di avventura.
2) E’ gratis: poter assaggiare un gioco senza dover sborsare un euro fa sempre piacere.
3) La difficoltà ottimamente calibrata per un offrire un grado di sfida mai estenuante così da motivare il giocatore a giungere al termine.

Consiglio quindi questa avventura a chi effettivamente vuole un passatempo in grado di coinvolgerlo per una buona mezzora, una sfida non impegnativa e per poter iniziare a conoscere quel variegato mondo a capo della produzione amatoriale che tante soddisfazioni può dare.