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> [fonte: Lucasdelirium] Le riviste sui videogiochi non servono più?
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messaggio16 Feb 2020, 18:13
Messaggio #1



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Articolo interessante quello del buon Diduz; letto solamente ora. L'approfondimento verte sull'importanza (o per chi la necessità) dell'esistenza di una rivista al giorno d'oggi.
Uno dei punti focali toccati è la rapidità di consultazione dell'informazione presente ovunque sulla rete, peraltro gratuita. Tra letture fugaci di notizie brevi (lo spaziare in diversi argomenti senza addentrarne nessuno), tra scorse su recensioni prive di analisi (non più utili come valutazione per l'acquisto), tra risultati mirati restituiti dai motori di ricerca (perdendo di vista giochi, seppur minori, di diversa caratura), si rischia di ridimensionare le vedute di chi semplicemente sfoglia la lettura [cit. "leggere gratis su internet riduce la mia apertura mentale"].
Un altro nodo è il proporre gli omaggi allegati come risposta al quesito richiesto, al contempo necessario per rimanere competitivi: a dirla tutta, esprimendo un parere più incisivo rispetto all'articolo, è un'orrenda abominazione! [una rivista specializzata, in generale, qualunque sia il proprio settore, non abbisogna di uscirsene con un gadget]. Passi il discorso che poteva trattarsi di materiale indispensabile (parlando di demo&co.), fruibile grazie ai supporti argentei, in tempi in cui non c'erano le linee veloci, ma pubblicare un numero con annesso un videogioco in regalo vuol dire proprio concentrare buona parte della propria attenzione a chi legge occasionalmente e che di solito valuta l'acquisto in funzione del gioco annesso; difficile che legga ogni contenuto della rivista, salvo qualche articolo di proprio interesse.
A ciò si aggiunge il punto sull'usufruibilità futura, gestibile solo in abbonamento e solo in digitale. Posto che non c'è differenza tra leggere su carta e su uno schermo elettronico (sempre che voi non abbiate un diverso punto di osservazione), godere di una rivista in abbonamento permetterebbe di riavere quella esclusività oramai quasi persa, riportando l'attenzione nuovamente su coloro che vogliono leggere con dovizia di calma e di approfondimento.
In ultimo, un'analogia con quanto presente nel topic "Sulle Traduzioni Amatoriali" [Gwen, intervieni pure - please - se l'interpretazione fosse errata ;> ] dove, per l'appunto, parafrasando da quella discussione, si ripresenta la medesima criticità dovuta alla sufficiente presenza di una qualsiasi notizia/recensione. Poco importa di come venga redatta. [cit., da articolo di rimando - "quando con la stessa cifra può pagare dieci o più che garantiscono diverse centinaia di news, anche se scritte male, e senza alcun criterio giornalistico, e comunque qualche recensione e anteprima sicuramente la fanno comunque, ché tanto il gioco glielo regalano?"].

Al riguardo, che ne pensate?
Parallelizzando, la Brexit pone la medesima domanda anche se con una diversa sfida. Nella discussione "Effetto sui videogiochi con la fine dell'Adesione", se ne parla in proposito.
Sarebbe interessante scoprirne tutti i possibili scenari, casomai vi andasse di discuterne. :>

 
Gwenelan
messaggio16 Feb 2020, 23:49
Messaggio #2



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L'articolo è interessante e neanche io l'avevo letto.

Onestamente imho la necessità/importanza di avere una rivista cartacea... non lo vedo. Mi spiego: esistono già riviste in formato digitale e siti che possono fungere da riviste che possono essere consultati con calma e tranquillità. Il problema di non farsi guidare dal SEO è un problema "tutto dell'utente", direi, così come quello di fare una lettura frammentaria e poco approfondita online: è vero che online le distrazioni sono maggiori e in generale tutto cospira a farti fare click e via, ma qui si tratta di lavorare sulle proprie abitudini, ancora più urgente se risulta così difficile, secondo me.

Una rivista cartacea potrebbe servire se, invece che recensioni, che, come detto, ormai si trovano ovunque, proponesse critica di qualche tipo... ma anche quella si trova ampiamente su internet, ben raccolta in siti (e occasionalmente, come dicevo, riviste online).

Hai bene interpretato la parte nel topic Sulle Traduzioni Amatoriali, ma imho ci sono un paio di differenze importanti: 1) mille recensioni non impediscono la milleunesima; 2) ci sarebbe un attimo da dire sulla maggior professionalità di chi lavora sulle riviste cartacee, che non è affatto scontata. Prendendo come esempio TGM, che Diduz usa nell'articolo, io smisi di comprarla proprio perché notai quanto poco ormai diceva, specialmente sugli rpg che all'epoca erano quelli che mi interessavano particolarmente (con recensioni fatte con periodi convoluti al limite dell'illegibilità in certi numeri!).

Quindi, no, imho le riviste sui videogiochi servono; le riviste *cartacee* non necessariamente.

(Sulla Brexit non so che dirti, per questo non ho risposto a quel topic XD, sono ignorante in materia di politica)


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È solo un farfugliamento. È come una scoreggia nella galleria del vento, gente.

 
Ravenloft
messaggio17 Feb 2020, 11:22
Messaggio #3



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Premetto che non ho letto l'articolo di Diduz. E che in linea generale sono d'accordo con Gwen quando dice:

CITAZIONE
Quindi, no, imho le riviste sui videogiochi servono; le riviste *cartacee* non necessariamente.



Il problema dal mio punto di vista è la gratuità e, chiaramente, quale conseguenza, l'amplissima "scelta". Queste due cose insieme hanno generato un notevole calo della qualità della proposta, per almeno due fondamentali motivi: primo, la qualità giornalistica con annessa etica, con redattori scarsini, e non mi riferisco alla padronanza della lingua, che cambiano continuamente (immagino sottopagati, quando pagati...) e non hanno la minima cultura storica e/o idea di cosa significhi fare critica; secondo, la (in)dipendenza: la gratuità ha portato alla totale dipendenza dall'oggetto della critica, con ovvie conseguenze sulla serenità del giudizio, a favore, naturalmente, di chi paga gli spazi pubblicitari. Troppo spesso leggo recensioni di titoli indie a cui si contesta "poca o nessuna innovazione" e poi leggo recensioni di AAA dove, magicamente, l'innovazione non è richiesta. In quel caso, valgono i "valori produttivi". Siamo giunti al ridicolo.

È noto che una Famitsu (rivista cartacea) è un catalogo pubblicitario, piuttosto che, come molti pensano, una rivista che recensisce videogiochi. Ma almeno loro lo ammettono, ecco. Quello di Famitsu è il modus operandi di praticamente tutti gli attori attualmente presenti sulla rete, tanto che ne riportano regolarmente i voti quasi fosse una sorta di bibbia, criticando invece aspramente Edge quando mette voti bassi, anche detti "giusti". Pochissime le eccezioni e, comunque, saltuarie, vedasi Rock, Paper, Shotgun che attacca apertamente Quantic Dream. La concorrenza spietata e l'umore della gente (se il sito recensisce male il mio giochino preferito, vado da un'altra parte, tanto è gratuito e semplicissimo "emigrare") sono fattori non più trascurabili laddove il click regna supremo e, diciamolo, non paga abbastanza. Viene anche meno il senso profondo della critica, ossia l'educazione verso l'oggetto della critica stessa. Ne conseguono posizioni "scialbe", un centrismo equilibrista politicamente raccapricciante volto, quando va bene, alla polemica più bassa, nel senso che fa appello agli istinti più bassi del pubblico per generare click. Nell'articolo successivo, si scrive il contrario giusto per fomentare anche l'altra parte. Il tutto sotto scroscianti applausi di analfabeti funzionali che, nella migliore delle ipotesi, sono scimmie (non di quelle a tre teste, evidentemente) che corrono dietro un marchio/idolo/feticcio. Vedo adesso che la cosa non si applica solo a "semplici" videogiochi. Cavolo.

La conclusione di questi sparuti pensieri è, fondamentalmente, quella riportata nel quote più sopra. Cartaceo o online non fa differenza (o meglio, la fa nella misura in cui un bene immateriale è percepito come gratuito mentre uno materiale no... ma questo nulla ha a che fare coi videogiochi), quello che dovrebbe farla è la fantomatica "qualità". Per averla, servono penne innanzitutto indipendenti, sia dal punto di vista politico che economico. Poi servono persone che sappiano cosa significa fare critica e lo insegnino al pubblico. Purtroppo, il rapidissimo sviluppo del settore in "industria" unitamente alla giovinezza del medium, hanno fatto il resto: non c'è ancora qualcuno che abbia studiato a fondo il medium videoludico, e mi riferisco al farlo filologicamente, che possa mettere un poco di ordine in un oceano di opinioni davvero poco autorevoli.

Lascio a voi proseguire con questo pensiero (non è mio, ma se nessuno lo ha detto, allora lo faccio io eheh): "La critica è arte essa stessa, poiché vede nell'opera d'arte qualcosa che nemmeno l'artista ci aveva visto".


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Diduz
messaggio17 Feb 2020, 23:29
Messaggio #4



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Cosa avete ripescato. blush.gif
Quell'articolo era nato come un semplice paragrafo nelle news estive nel 2017, poi a mano a mano che scrivevo ci ho buttato dentro metà ricordi e metà sfoghi personali.
Per me le riviste e anche i contenuti a pagamento sulla rete tramite paywall potrebbero tentare la carta della sopravvivenza... scrivendo in modo più libero. Sono rimasti troppo ancorati alla vecchia struttura di anteprime, recensioni, rubriche, news, tutte cose che hanno una concorrenza mostruosa (gratuita) sulla rete. Un'offerta fatta di dossier e approfondimenti liberi, saltando tra passato, presente e futuro senza troppe soluzioni di continuità... senza obbligo di seguire quello che è appena uscito (ma anche seguendolo, se si giudica sia il caso). Provare a sorprendere (che è diverso dal provocare), senza fretta. La "guida per gli acquisti"? Nel 2020? Mah. Oggi ho troppi modi e troppe fonti da soppesare per capire come muovermi, pagare per "il giudizio definitivo" mi sembra anacronistico. Posso soppesare le recensioni degli utenti su Steam o sugli aggregatori, ma è quella scrittura speciale in libertà di cui sopra che questi non mi daranno mai. E non è necessariamente legata agli acquisti futuri, potrei anche leggere qualcosa che mi valorizzi quelli passati, perché no?
Libertà, semplicità di comunicazione e analisi sì, ma non tanto focalizzate sulla qualità del titolo del momento per metterlo in wishlist, quanto su una ricerca di determinate qualità che poi permetta al lettore, se intenderà abbracciarla, di riconoscerle da solo in tanti titoli futuri. O nei commenti altrui dei titoli futuri! Questo lo ottieni pure parlando di un ottimo titolo di eoni fa, oppure di un brutto titolo misconosciuto che ha fallito perché però si è fatto del male cercando di fare qualcosa di intelligente (ma non rodata e quindi evitata da chi voleva andare sul sicuro). Oppure parlando del percorso di un autore / software house e non di un solo gioco. Detto così, pare che stia immaginando una rivista fatta solo di dossier, ma perché no?
Io ho sempre pensato che la bilancia della recensione pende più sui risultati, quella della critica più sulle intenzioni.
Non riesco a vedere un nesso diretto con la questione della Brexit, lì penso che la cosa pesi più sul lato commerciale / produttivo che su quello critico.




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"Fare una cacata è già abbastanza difficile, è il 75% del lavoro. Mi pare una follia non fare quel 25% di sforzo in più per darsi l'occasione di creare qualcosa di speciale." - Nick Herman, capo-progetto di Tales from the Borderlands (Telltale, 2014-2015)
 

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