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> Interludio n° 2, Fra l'Atto 1 e l'Atto 2
The Ancient One
messaggio13 Jan 2019, 18:19
Messaggio #1



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A questo punto vi invito a tenere presente ancora meglio due aspetti del vostro PG: le PULSIONI (drive), i BALUARDI DELLA SANITA' MENTALE (Pillars of Sanity) e le FONTI DI EQUILIBRIO (source of stability).

Vi prego di riportare queste voci nelle vostre schede.


ES. X ALFRED:

Pulsione:
- Noia

Baluardi della Sanità Mentale:
- Amore Patriottico per gli USA
- Speranza in ciò che la vita ancora in serbo per te
- Fede nella chiesa cattolica

Fonti di Equilibrio
- Judy Elliot tua moglie
- Brad Messel, veterano di guerra e compagno di bevute
- George Sullivan, compagno di pattuglia quando eri in polizia


Se volete cambiare qualcosa, questo è il momento.
Dovevamo prenderle maggiormente in considerazione da subito, ma ho preferito non introdurre troppe complicazioni. Da qui in avanti però servono. Quindi, se quelle pregenerate non sono più adatte (potrebbe essere il caso di Alfred, che non ha mai mostrato amore patriottico per gli USA), cambiatele pure, ma poi diventeranno definitive.

RICORDATE:
- Agire contro una PULSIONE porta alla perdita di EQUILIBRIO
- Assecondare una PULSIONE fa acquistare EQUILIBRIO
- Si ha 1 BALUARDO ogni 3 punti di SANITA' iniziale
- Perdere un BALUARDO porta ad una perdita di SANITA' MENTALE importante
- Si ha una FONTE DI EQUILIBRIO ogni 3 punti di EQUILIBRIO iniziale
- Perdere una FONTE significa perdere EQUILIBRIO e significa anche diminuire la propria capacità di recuperare EQUILIBRIO fra un'avventura ed un'altra

Da qui in poi sarà importante tenere conto di tutte queste cose.


-------


Prima che possiate riprendere le indagini ai vostri investigatori servirà del tempo per sé.
Per curarsi (es. chi deve andare in ospedale), per migliorarsi (es. riassegnare punti, es. imparando a sparare al poligono), per ritrovare il proprio EQUILIBRIO entrando in contatto in qualche modo con le proprie FONTI.

In questo interludio fra l'Atto 1 e l'Atto 2, vi trovate quindi in Messico e vi siete presi "dei giorni liberi".
Ognuno di voi deve narrare:
- Cosa fa in questi giorni
- In che modo entra in contatto con le sue FONTI DI EQUILIBRIO.
- Per ogni FONTE DI EQUILIBRIO narrare anche solo brevemente quello che sta facendo (un po' come ha fatto Ralph per i suoi parenti, ma in modo anche molto più breve).

Avete già capito il perché: mentre voi investigate potranno anche accadere cose ai vostri cari...
Se qualcuno, tipo countzero, volessero invece dedicare ancora più spazio alle proprie FONTI, per me va benissimo anche tenere più thread aperti. Non è obbligatorio, ma per me la madre di Ralph può ben decidere di indagare sul figlio o su questa storia. Non dobbiamo incasinarci troppo, ma avere anche altri archi narrativi è sempre una cosa figa.


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The Ancient One
messaggio14 Jan 2019, 23:35
Messaggio #2



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Per non perdere tempo (indugiare = male), spingo subito la nostra storia oltre.
Siete in Messico. Ci siete arrivati con il bus, ma questo verrà eventualmente narrato in Scena 54.

Siete in Messico, ma non siete ancora in grado di riprendere a pieno la vostra indagine.
Qualcuno dovrà andare in ospedale. Qualcuno vorrà migliorarsi. Qualcuno proverà a contattare le proprie FONTI DI EQUILIBRIO. In generale avete bisogno di
Attendo di sapere cosa farete.

Al contempo vi ricordo che dovete presentarmi, anche brevemente, le vostre fonti di equilibrio.
Del resto dovrete contattarle se volete fare il refresh del vostro EQUILIBRIO (che fra l'altro è un requisito per sfogliare il libro di Tramel)

Diavolo dei Crocicchi può esordire qui.
Janet Wiston, dopo aver parlato con il gruppo (se volete si può giocare la scena in cui la contattate) e aver appreso della morta di Malley, Sullivan, e Joseph, si mette subito alla ricerca di nuovi rinforzi e assume il personaggio di Diavolo dei Crocicchi (in modo non dissimile da come ha fatto con voi). Quindi richiama il suo aereo (che vi aspettava a Los Angeles) e lo imbarca per poi portarlo nuovamente a Città del Messico, dove ci siete voi.

Quindi, senza tanti convenevoli, Diavolo dei Crocicchi può presentare il suo PG.
Anche a lui chiediamo di presentare le sue FONTI DI EQUILIBRIO insieme al suo PG.

Per tutti: non importa che scriviate molto per le fonti di equilibrio. Intanto dovete presentarcele.


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Herman Rotwang
messaggio15 Jan 2019, 03:10
Messaggio #3





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Carl

Sono un paio di giorni che mi trovo in ospedale qui in Messico.
In realtà non so nemmeno accidenti bene dove mi trovo.
Ricordo come attraverso un velo il mio risveglio e poi il mio viaggio, avvolto nel torpore dei narcotici.
Un viaggio doloroso, ma anche pietosamente rapido.

Mi trovo qui. Non ho visto nessuno dei miei compagni. E' giusto.
Dobbiamo essere prudenti. Loro non lo sanno ma io ho visto tutto.
Ho vissuto tutto esattamente come gli altri.
Ma essere dentro la mente di Udko e non nel mio corpo ha in qualche modo preservato il mio equilibrio e la mia sanità mentale.
E' solo questo fragile corpo piagato che deve ristabilirsi.

Non fanno molte domande qui. E' i Messico accidenti!
E' per questo che siamo venuti qui. Anche se non solo...
I dollari della Winston Rogers ci aprono molte porte, anche se siamo soli e latitanti.
Certo, avrei gradito una visita nei giorni scorsi. Ma così ho avuto più tempo per pensare.
Così oggi quando Dorothy è giunta ho fatto finta di nulla e le ho chiesto di raccontarmi tutto.
Poi le ho chiesto delle copie delle sue foto.
Ho un piano e qualcuno deve sapere. Qualcuno più in alto di me deve conoscere la verità.

Decido di preparare una lettera e un plico. Anzi, due.
Farò fare loro il giro di un po' di stati.... Ho ancora alcune persone alle quali fare affidamento. Caselle postali, lettere anonime e dell'origine di queste missive non si saprà più nulla.
Una la spedirò in ultima analisi a monsignore arcivescovo: qualunque cosa si dica di noi, non è un tipo da tirarsi indietro di fronte alla verità.
La Chiesa deve essere preparata a fronteggiare le orde del Maligno... Quello che abbiamo visto.
E monsignore non deve credere che io...
No, non sono un criminale. La Chiesa di Boston lo saprà e non perderà la sua Fede in me.
L'altra andrà alla stampa. E' tempo che i giornali sappiano!
Fin troppo è stato taciuto!

Il tempo in ospedale non passa mai. E dovrò passare ancora un bel pezzo qui.
E' una fatica ed una tortura. Ma ho tempo per pensare e per scrivere.
La conoscenza è un'arma ed è tempo di usarla contro i culti e contro il Male.
Poi quando sarò pronto rivedrò i miei compagni, proprio come Dorothy mi ha detto.
Nel frattempo, fra fiotti di dolore e momenti di oblio mi preparo e scrivo compulsivamente tutta la nostra vicenda.
 
Herman Rotwang
messaggio15 Jan 2019, 03:32
Messaggio #4





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Ne ho già le tasche piene di questa orrenda brodaglia.
Poso il piatto di liquame sul vassoio.
E non sopporto nemmeno le puzzolenti infermiere di questo postaccio. Certamente si vede bene che non siamo più negli Stati Uniti.
Mi muovo nervosamente nel letto che mi è stato assegnato.
Mi sento decisamente meglio e decisamente sono ormai piuttosto nervoso.
Da medico, mi rendo conto che ancora alcuni giorni e potrò essere fuori da qui e divento molto impaziente.
Ogni giorno sempre di più.
L'ospedale di Veracruz è una topaia, ma nessuno verrà a cercarci qui, garantito.
L'ultima volta che ho visto Haas mi ha detto che per sicurezza Padre Carl si trova in un'altra struttura, ma entrambi al sicuro.
I nostri compagni più in forze ci sorvegliano per eccesso di scrupolo, ma la prudenza non è mai troppa.
La prudenza non è mai troppa.
Ci riuniremo a tempo debito. Per adesso devo pensare solo a curarmi e ristabilirmi.
Fisicamente, ma ancora di più mentalmente. Sono decisamente scosso dalle esperienze che ho vissuto.
Da quello che sono stato costretto a fare. No, da quello che HO SCELTO di fare...
Mi sento davvero molto disturbato e come professionista me ne rendo ben conto: so per certo che se continuerò a percorrere questa china il prossimo passo sarà la follia.
La conosco molto bene fin da piccolo: sguardi allucinati, pelle sudata e annunci di fiamme roventi, vero Paul?
Non voglio finire in manicomio da paziente, maledizione. Ho sempre cercato di sfuggire a questo destino!
Impreco fra me e sobbalzo con una fitta che rinnova il mio dolore al petto.
Non appena sarò in grado di muovermi da questo fottuto giaciglio dovrò a tutti costi fare alcune telefonate.
Devo parlare con qualcuno in grado di comprendere. Altrimenti esploderò.
Della Pietra. Della Bocca. Del Libro. Delle voci nella mia mente che adesso mi hanno abbandonato...
Era un principio di una futura follia? Oppure temporanea e ormai passata? Guarita?
La follia non guarisce da sola. E non va e viene. Non sono affidabile. Da solo non mi basto....
Devo resistere! Poi in qualche modo parlerò con Vincent e Gregory. Sono gli unici che possono darmi una mano e riportarmi a me stesso....
La paranoia mi invade: "No, non devi parlare con nessuno! Nessuno è al sicuro!" Ma il mio io razionale è ancora sufficiente.
Non possono tenere sotto controllo tutto il mondo. Oppure sì?
Scaccio il pensiero. Spero di poter presto uscire da questo tugurio e ristabilirmi del tutto.
Per adesso decido di respirare. Di calmarmi. Di attuare quei semplici processi atti a sgombrare la mente che usavo con i miei pazienti.
Per alcuni giorni devo creare il vuoto dentro di me. Devo riuscirci.
Non ci riuscirò.... Il vuoto ha la dannata tendenza a essere riempito.
Ma non devo pensare. Non devo pensare. Guarisci, Paul, porca puttana!
Ogni cosa a suo tempo! Il vuoto: il vuoto è il mio unico alleato!!!

 
count zero
messaggio15 Jan 2019, 14:35
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Ralph Haas:

Il breve viaggio in pullman che da San Diego li condusse fino al confine fu un momento di rivelazioni.
Era primo pomeriggio ed il malconcio autobus era affollato ma Dorothy era seduta da sola.
Ralph le si avvicinò e prese posto nel sedile vuoto. Con aria seria esordì dicendo “Dorothy, io ti amo.” Lei si voltò bellissima e sensuale come sempre ma lo guardò con aria un po scocciata. (“La tempistica non è il tuo forte, Ralphie…”)

Le sue parole furono gentili ed evasive allo stesso tempo.
-Vedi Ralph siamo colleghi in questa indagine…-
Ralph non stava veramente ascoltando.
-...le esperienze in comune possono portarci a credere che ci sia un rapporto speciale tra noi…-
Ralph stava solo osservando le sue labbra.
-... anch'io tengo molto a tutti voi…-
Ralph non comprese esattamente tutto.
-...restiamo buoni amici…-
Ralph non poteva crederci. [“Amici? Dopo tutto quello che c’è stato tra voi???”]
“Si... Scusami Dorothy…” si guardò intorno e tornò confuso al suo posto.

La rivelazione vera apparve qualche minuto dopo nella sua stanca mente.
(“Sei solo, Ralph. Lo sei sempre stato. Sempre lo sarai.”)

Giunti a Tijuana, Ralph aveva le idee chiare. Aiutò Dorothy a sistemare i malati gravi in cliniche diverse. Si assicurò la sopravvivenza per tutti ma decise che era giunto il tempo che Ralph Haas smettesse di sopravvivere. Era giunto il tempo per lui di riappropriarsi di bellezza, metodo ed ordine.

Insieme a Dorothy chiusero il libro disgustoso e la pietra maledetta nella cassetta di sicurezza “Y57” del Banco de Mexico di Tijuana, tenendosi una chiave ciascuno. Quando chiusero quegli abomini nella piccola cassetta, Ralph disse con aria formale.
“Stimata collega, qua la mia strada si divide dalla vostra. Mi dirigo verso Città del Messico. Da solo...”
Lasciò la frase in sospeso come se attendesse una implorazione che non giunse.
“Bene! Ho annotato su questo biglietto un recapito dove probabilmente mi potrete trovare. A presto Signorina Astor.”

PROF. ARMANDO ORTIZ.
PRESSO BIBLIOTECA CENTRALE, CITTA’ DEL MESSICO
 
Festuceto
messaggio15 Jan 2019, 20:49
Messaggio #6



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Spolveratore (1)


Alfred:

"...Certo, certo, puoi stare tranquillo George, non ho intenzione di correre alcun rischio, te lo prometto."

(Bugiardo! Lo sai che non ne uscirai più, l'incubo è appena iniziato e ti divorerà lentamente...)

"...Ah George, un'ultima cosa, è molto, molto importante. Ti prego. Prenditi cura di Judy, assicurati che stia bene e che non le manchi nulla. Per i soldi ho già provveduto io, tu ... ecco, cerca solo di starle accanto, quando puoi e ... dille che ... tornerò presto. E che le voglio bene."

Riattaccai la cornetta e tornai nel mio caldo letto di ospedale. Ero ricoverato da ormai cinque giorni e le mie ferite erano decisamente prossime alla guarigione. Non avevo riportato fratture, qualche costola incrinata, lividi, ma niente di serio e comunque Groding aveva limitato molto i danni nel suo veloce intervento a Los Angeles.
Presto sarei stato dimesso, o almeno lo speravo.
Dorothy era passata a salutarmi, mi aveva portato dei fiori e dei tacos. Non parlammo d'altro che del cibo. Mi piaceva il cibo messicano.

L'infermiera Juliana arrivò puntuale col vassoio del pranzo. Fajita di pollo e tortilla. Niente male. Juliana era una ragazza d'oro, così graziosa. Se in quei giorni i miei incubi erano quasi svaniti era sicuramente merito delle sue premure, della sua dolcezza... e delle pillole del Dott. Sousa.
"Como està oggi Señor Elliot? Me pare muy bien!", esclamò con un sorriso che illuminò la piccola e spoglia stanza d'ospedale. Spalancò la finestra lasciando entrare un venticello frizzante e un corroborante profumo di salsedine. Juliana parlava un discreto inglese, aveva studiato negli Stati Uniti, credo a Miami... Ed era brava nel suo lavoro.
"Sono ancora vivo Juliana, tutto merito tuo!", le risposi ricambiando il sorriso, prima di addentare un boccone di pollo succulento.
"Ahahah, lei siempre schersa Señor Elliot"
"E non se dimentichi las pastillas", aggiunse con tono materno.

Dio sa quanto avrei voluto sentire la voce di Judith, ma non potevo, non dopo quel che era successo. Non ancora. Forse le avrei scritto una lettera.
Telefonai a George, gli raccontai quel che potevo, senza entrare nei dettagli, del traffico di Nettare, di Walker, della Villa di Trammel. Parlai anche della corruzione nel dipartimento di LA. Sapevo che la voce sarebbe giunta ai piani alti del Dipartimento di NY e forse qualcosa si sarebbe mosso. Non gli rivelai dove mi trovavo e George fu molto comprensivo. Ne avevamo passate tante io e quella vecchia spugna.

Qualche giorno prima telefonai a Brad Messel, non lo sentivo da mesi, ma quel figlio di puttana era più di un fratello per me. Mi salvò il culo più di una volta nella Grande Guerra. Non parlammo a lungo, ma Brad capì subito che mi ero cacciato in un guaio grosso e maleodorante, così non perse tempo nel girarmi il contatto di un suo amico di Città del Messico: Fernando Lopez, un ex militare, contrabbandiere e giocatore d'azzardo. Un professionista. In cosa, non era ben chiaro...

FERNANDO LOPEZ
CHINAMPAS 24, TLAZINTLA
CITTÀ DEL MESSICO


"Credimi vecchio mio, se per caso, un giorno, tu volessi metter le mani sulle mutande puzzolenti della Regina d'Inghilterra, per la giusta cifra, Fernando riuscirebbe a portartele!" furono le esatte parole di Brad. Gli piaceva esagerare, ma il vecchio Brad era un tipo affidabile e il mio culo era lì per testimoniarlo. Passai il contatto del messicano a Dorothy e le proposi di passare per Città del Messico, appena possibile, per procurarci nuove armi e qualsiasi altro oggetto potesse servirci. Dorothy mi rivelò che Ralph, in effetti, sarebbe partito molto presto proprio per Città del Messico.

Trascorsi languidamente quei giorni in ospedale, cullato dal sorriso sincero di Juliana e confortato dal pensiero dei miei amici, a New York. Era per loro ... e per Judy, che non mi sarei arreso, non me la sarei svignata con la coda tra le gambe, nonostante tutto, avrei sfidato l'orrore, mi sarei lanciato nell'abisso ... e sarei sopravvissuto.


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Il mio Canale YouTube, Il Canale del Drugo, dove si gioca, si viaggia e si beve... rigorosamente WHITE RUSSIAN!


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La vita è un balocco!
 
Herman Rotwang
messaggio15 Jan 2019, 21:16
Messaggio #7





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JESSICA MEINARDUS RICEVE UNA MISSIVA

Jessica aveva appena finito il suo turno di lavoro in ufficio dal signor Goldman quando rientrò a casa stanca per la giornata.
Come di abitudine controllò la cassetta della posta: bollette, bollette, bollette, pubblicità, il Milwaukee Star. E un voluminoso plico.
Con le mani ingombre dai consueti sacchetti della spesa e adesso anche dall'abbondante posta entrò nella propria abitazione e posò tutto sul tavolo.
Poi presa dalla curiosità esaminò il pacchetto.
Nessun mittente.
Timbri di Veracruz, Messico. Chi accidenti poteva spedirle una roba dal Messico?
Doveva esserci senza dubbio un errore! Ciononostante tagliò la cordicella e con un coltello aprì l'involucro.
DEntro di esso c'erano tutta una serie di pesanti buste più piccole.
E un voluminoso fascio di carte pinzato insieme da una graffa.
E un singolo foglio di ruvida carta gialla. La calligrafia le fece balzare il cuore nel petto.
"Ma questo è Carl!" si disse pervasa da una singolare emozione.
Con mani tremanti sollevò il foglio e cominciò a leggere.

"Cara Jess, sorellina mia,
con una certa prudenza e un certo timore ti scrivo questa lettera. Spero di non esporti a nessun rischio poichè sono stato molto attento, ma ho assoluto bisogno di qualcuno che mi ascolti e nessuno al mondo per me è in questo momento più fidato di te.
Avrei tantissima voglia di rivederti ed abbracciarti, ma non posso e non oso.
Se hai seguito i giornali avrai sicuramente letto di me. Ebbene: non ti fidare. Non crederci.
Sono tutte menzogne. O meglio, è tutta la verità, ma assolutamente devi capire. Devi capire tutto e in questo modo anche io capirò.
E la mia anima sarà sanata dal peso che la opprime.
E' vero: sono stato coinvolto nell'affare della villa. Ma sappi che tutto quello che posso aver fatto ha avuto una ragione e un senso.
Sono nel giusto e un giorno anche il mondo lo saprà.
Ti ricordi di quello che successe a Joseph, vero? L'ufficio del Commissario lo inchiodò. Disse che era colpa sua.
Ma noi sappiamo che nulla era vero. Sappiamo che nostro fratello ha sempre agito per la Giustizia.
Fin da quando da piccoli sognavamo di essere dei giovani Karl Meinhard ciascuno ha perseguito la sua strada. Ma lui più di tutti!
Il suo distintivo scintillante lo rendeva fiero. E ha sempre reso onore alla BPD. Fino alla fine.
Ebbene io ho seguito le sue orme. La sua eredità. Ho lasciato i miei studi eruditi e ho seguito la vocazione ma con lo stesso scopo.
Tutto questo per dirti che devi credermi. Devi fidarti di me.
E per fare questo ti racconterò tutto. Ma non ti mostrerò le immagini.
La tua sanità mentale e la tua salvezza sono più preziose di tutto quello che può ancora esistere al mondo.
Nel pacco troverai varie cose. Ti chiedo alcuni favori e in nome del sangue e dell'amore so che me li farai.
Ci sono alcune buste: prenderai di volta in volta il treno e da città diverse, meglio se da stati diversi, le invierai senza mittente ai rispettivi destinatari.
Una è per il mio caro padre Simon. L'unico amico vero che ho a Boston.
Una è per Sua Eminenza l'Arcivescovo.
Le ultime, unite da un fascio, per le principali agenzie di stampa.
Tutte contengono informazioni fondamentali e prove su quello che succede sotto la pelle perversa di questa nazione e sui rischi che corrono gli innocenti per colpa delle forze del male. Grazie ad esse, forse, le azioni mie e dei miei amici saranno parzialmente riabilitate.
Lo farai per me? Non è il delirio di un folle. Ti prego. E' importantissimo, anzi vitale.
Il fascio di fogli contiene invece la mia storia. E' per te. Leggila e prega per me.
Io dovrò andare avanti: non mi posso fermare. Ma non appena potrò mi farò vivo. Te lo prometto.
Ti voglio bene, Jessica. Anche di fronte alle porte dell'Abisso!
Il tuo devoto e affezionato fratello,

Carl"


Jessica aveva le lacrime agli occhi.
Aveva letto i giornali, certo. Ma non ci aveva creduto.
Aveva rimosso la notizia tentando di pensare ad altro, al lavoro ed al solito tran tran quotidiano.
Sperando che qualcuno suonasse alla porta o telefonasse dicendole che era stato tutto un terribile equivoco.
Ma adesso la lettera di Carl le confermava che era tutto vero. E in un modo strano e terribile le conferiva anche una sotterranea e misteriosa speranza.
Certo che avrebbe fatto quello che diceva Carl. Carl non era sicuramente colpevole. Non lo era stato Joseph e non lo era Carl.
Il mondo era pregno di male, ma la famiglia Meinardus era da secoli un baluardo contro di esso.
Lentamente si fece forza e si asciugò le lacrime.
L'indomani avrebbe preso un paio di giorni di ferie e sarebbe partita per fare quello che egli le aveva chiesto.
Aveva già le idee chiare. Un viaggio a Madison. Uno a Minneapolis. Uno a Des Moines. E la volontà di suo fratello sarebbe stata esaudita.
Ma prima...
Prima doveva sapere.
Con mano ondeggiante afferrò il fascio di fogli e cominciò a leggere la meravigliosa e terrificante storia di Padre Carl Meinardus, suo fratello.

Messaggio modificato da Herman Rotwang il 16 Jan 2019, 03:31
 
Herman Rotwang
messaggio15 Jan 2019, 21:39
Messaggio #8





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Udko

Sono di nuovo a letto.
Sono dolorante, ma tutto sommato sto decisamente meglio.
Sono appena tornato dal telefono: forse ho corso un rischio ma me ne sono strafottuto.
Avevo dannatamente bisogno di sentire dei colleghi. Degli amici. Qualcuno che mi dicesse che non avevo avuto una dannata allucinazione.
Che non mi accompagnavo a una compagnia di pazzi scriteriati sbavanti.
Che non ero ormai - che Dio mi aiuti - irrimediabilmente folle.
Di loro mi posso fidare. Mi posso assolutamente fidare.
Ho già affidato nelle loro mani la mia vita ben più di una volta.
Per prima cosa ho telefonato al Dr. Gregory Johns. Il mio mentore all'Università. Il mio maestro.
Non ho osato chiedergli di più, è pur sempre un uomo anziano e venerando e so che posso spingermi solo fino a un certo punto nella confidenza con lui.
Come è giusto che sia.
Col Dottore abbiamo parlato a lungo. I consulti a distanza sono una stronzata è vero, ma mi ha fatto bene parlare.
Le sue rievocazioni del periodo dell'università mi hanno riportato alla mente i ricordi degli studi e le motivazioni per cui faccio quello che faccio.
Poi il prof. mi ha scandagliato un po'. Non ha fatto domande. Se anche ha letto i giornali sa che - come diceva sempre - "Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne possa immaginare la vostra filosofia.". Non immagina quante neppure lui, porca puttana!
E inoltre il professore ha una fede incrollabile in me. Lo so. Lo sento.
Così mi ha interrogato. Mi ha fatto domande. Mi ha confermato che da quello che poteva capire il mio ragionamento era lucido e razionale e non c'era cenno di degenerazione e di demenza.
Sono rimasto sollevato e dopo varie cordialità e aver raccomandato discrezione ho riagganciato.

Poi ho chiamato Vincent Martenson. Con lui posso spingermi oltre.
Mi sono avventurato a raccontargli spizzichi e bocconi della mia avventura sotto giuramento di silenzio.

L'ho rassicurato che c'è una ragione per qualsiasi cosa possa essere venuto a sapere.
Poi lo ho pregato di raggiungermi. Un lungo viaggio, certo.
Ma io e lui siamo come fratelli fin dall'epoca dell'affaraccio nel manicomio di New Haven.
Non ne sarebbe uscito vivo senza di me, cazzo!
E quindi non avrebbe parlato con nessuno. Tantomeno avrebbe fatto soffiata agli sbirri.
E sarebbe venuto senza dubbio. Dopotutto me lo deve.

"Allora Vince, siamo d'accordo? Non dovrebbe esserci alcun pericolo, ma sii comunque prudente.
Fai molti cambi di mezzi e mescolati con la folla per sicurezza. Ma vieni al più presto possibile.
Manda a mente l'indirizzo. Non sono paranoico. Almeno non credo. Ma è bene che non resti traccia del tuo viaggio.
Dì in giro che parti per un convegno. O per un paio di giorni di vacanza....
Allora, ci conto! Grazie Vince: sei un amico."

Spero di non aver coinvolto un innocente in un casino più grande di lui.
Ma non basta la psicoanalisi a distanza. Occorre un collega che mi dia una mano.
E di persona. Il dottor Johns è stato utile, ma Vincent sarà la mia salvezza.
Deve esserlo!
 
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messaggio16 Jan 2019, 07:11
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Adriana Flores, in arte “Ana”:

Quel giorno “non aveva battuto chiodo”; qualche pompino, un paio di scopate veloci, niente sesso anale, niente “ora completa”, al massimo un “dieci minuti”. -Un branco di “hombre” senza un soldo.- pensò.

Bussarono alla porta. Adriana aprì sfoggiando il suo sguardo più arrapato, aspettandosi il solito vecchio pervertito.
-Un “gringo” nuovo? Speriamo…-
Era un americano mai visto, giovanile e dall'aria borghese. Non era granché ma almeno non era il classico vecchio bavoso e squattrinato. Sì presentò semplicemente come “Tom”, salutandola con un baciamano. -Che sfigato...- pensò - ...ma almeno sembra innocuo.-

Aveva un volto abbastanza anonimo, incorniciato da barba e baffi solo accennati. Sul naso portava un paio di occhiali con la montatura di tartaruga.
“Entra Tom” gli disse con aria languida “Mi stavo annoiando qui tutta sola, senza un hombre come te…”.
Chiuse la porta ed allungò le braccia sulle spalle di Tom, facendo le fusa come una gatta.
”Cosa ti piacerebbe, amore mio?” Tolse il cappello del suo cliente, giocherellando con i bottoni della camicia. -Mamma mia, sembra un blocco di legno questo qua!-
Tom sembrava imbarazzato e a disagio per cui Adriana cambiò atteggiamento da remissivo a propositivo. “Ci penso io a te, Tommy bello! La tua dolce Ana ti dà TUTTO!” gli disse ammiccando e accarezzando la patta dei pantaloni di Tom. Mentre sentiva qualcosa indurirsi sotto il suo tocco, decise che era il momento di chiarire il prezzo.
“Per cinquanta dollari americani sono tua per un’ora, tutto compreso…” sfilò gli occhiali di Tom e li gettò insieme al cappello. -Prezzo speciale gringo ricco e tonto.- pensò.
La voce di Tom era flebile e uscì dalle sue labbra poco più di un sussurro “No! Tutta la notte...”. Quel damerino infilò una mano in tasca e tirò fuori una mazzetta di denaro.
Adriana li contò rapidamente. -Per trecento dollari scopo anche un cavallo per tre notti di fila!- pensò, senza darlo a vedere. Afferrò la mazzetta e si dedicò alacremente al lavoro. -A questo gli faccio vedere il paradiso!-

Tom era visibilmente a disagio e sembrava un cucciolo spaventato mentre lei gli toglieva tutto. -Questo tizio non ha mai scopato prima!- pensò, poi vide sul suo corpo numerose cicatrici -Madre de dios! Cos’è? Un soldato?-

Con una rapida mossa, Ana tolse il vestitino succinto che indossava rivelando una pelle brunita e liscia, due seni sodi ed una serie di curve da far paura. I suo capelli scuri, mossi dalle pale di un ventilatore a soffitto, si muovevano ritmicamente accarezzando quegli scuri capezzoli.

“Tom… sei il mio campione!” gli disse mentre si strusciava sul suo cazzo, che si induriva ancora al sicuro nelle mutande. “Chi sei mio bel cowboy? Da dove spunti Tom? Perchè non sei venuto prima da me? Mio campione...” incalzò con aria falsamente arrapata mentre massaggiava il suo membro.

Lui aveva un vocetta arrochita dall’eccitazione “Vengo dal Texas. Tom… Tom Copperfield!” le disse stringato, allungando le mani su quei seni perfetti.

-Texas? Se questo è texano io sono vergine...- pensò mentre glielo faceva venire bello duro. -...e comunque per me può venire anche dalla luna, purché paghi!-

“Ci pensa Ana a te, mio bel texano...”.
Mentre gli sfilava gli slip scese giù con aria sensuale pronta a prendere il suo membro in bocca... “Aspetta.” la interruppe Tom “Posso chiamarti Dorothy?”.
Adriana sorrise con aria complice giocando con il suo pene “Certo amore mio. Sono la tua Dorothy! Ci pensa Dorothy a te, mio bel cowboy!” e fece scivolare giù le sue dolci labbra.



............



Ralph Haas (alias Tom Copperfield):

Ralph viaggiò attraversando rustici villaggi messicani spacciandosi per Tom Copperfield.
Aveva scelto quello pseudonimo perché si sentiva in parte coinvolto in una vita avventurosa, come Tom Sawyer ed in parte protagonista di un’esistenza drammatica e terribile come il David Copperfield di Dickens.
Sì era lasciato crescere barba e baffi ed aveva acquistato occhiali con montatura di tartaruga, una “bombetta” e vestiti eleganti di buona manifattura messicana.

Di giorno viaggiava su quegli scomodi treni o sui rumorosi ed inaffidabili pullman messicani. Era un turista ma allo stesso tempo un acuto ed attento osservatore. L’arte messicana, la loro storia e cultura, la loro lingua, ogni piccola cosa lo affascinava e lo allontanava sempre di più dall’orrore e dalla follia al quale era stato esposto. Inoltre, la solitudine di quel breve viaggio era per lui un toccasana miracoloso. Non dover parlare con nessuno, non dover condividere spazi, orari o cibo con i suoi “colleghi” era una magica pozione per l'indole introversa di Ralph.

Di notte assaporava un diverso genere di bellezza che il Messico poteva offrire, le donne. In qualsiasi buco di città si fermasse per la notte, trovava una “Dorothy Astor” da ammirare, toccare e scopare. Un surrogato usa e getta di “sono la tua Dorothy” a buon prezzo.

Tuttavia Ralph desiderava più di qualsiasi cosa abbracciare sua madre e suo padre. In quei giorni di viaggio verso Città del Messico li aveva chiamati spesso, usando lo pseudonimo di Colt Tilly. All’inizio suo padre non aveva colto il sarcastico riferimento a ciò che Ralph più aveva odiato di lui.
Suo padre Simon era un uomo colto ma semplice e Ralph si sentì in colpa per quello pseudonimo crudele che aveva usato con lui a telefono. In realtà Ralph desiderava solo abbracciare i suoi genitori e raccontare loro le vicende che lo avevano quasi condotto alla follia.

Ora che le antichità, l’artigianato, i colori, la bellezza ed il sole del Messico sanavano pian piano le ferite della sua mente, si rese conto dei brutali omicidi che aveva perpetrato. Era certo che i suoi genitori avrebbero perdonato ciò che aveva fatto. Era altresì sicuro che non lo avrebbero approvato né, tantomeno, sarebbero stati fieri di lui, come invece aveva creduto in quei momenti di pura follia.

Quel giorno si trovava in una piccola cittadina dall’aria festosa e colorata a pochi chilometri da Città del Messico. Tutta la cittadina era addobbata a festa e molte "Piñatas" erano state preparate nella piazza principale.
Vide bambini festosi giocare in piazza e belle madri prosperose intente a preparare piccanti delizie. Quella scena era uno splendido quadro.
Prese la sua nuova macchina fotografica made in Mexico ed immortalò quell’istante di rara bellezza nella speranza che durasse per sempre.
Assaporando quel momento avrebbe desiderato spazzare via ogni incubo, ogni orrore ed ogni follia.
Voleva solo essere uno di quei bimbi. Giocare! Ridere! Riabbracciare i suoi genitori.

Simon e Rebecca sarebbero giunti a Città del Messico tra pochi giorni. Qualche giorno prima Ralph aveva fornito a sua madre l’ubicazione ed il codice della sua cassaforte. Aveva pochi risparmi ma avrebbe speso tutto pur di riabbracciare entrambi.
La cassaforte era dietro un “nudo di donna” nel suo studio. Sperava solo che sua madre non si scandalizzasse e non notasse il “sancta sanctorum” della “collezione” Dorothy Astor o ancor peggio le foto di “nudi d’autore” della sua collezione privata.


Ho immaginato che, per allontanare da se l'orrore e la follia, Ralph inizia a disintossicarsi con ciò che ama do piu. Per cui in questo post metto in gioco la sua Sete di conoscenza (PULSIONE) + Il piacere estetico che emana da un oggetto ben fatto (BALUARDO) trasposti nella sua voglia di visitare il paese e le sue meraviglie.
Chiama le sue FONTI a telefono ma non rischia di presentarsi a loro direttamente come Ralph. Allo stesso modo non parla di nulla di compromettente.
Per sentirsi meglio si crogiola nella bellezza estetica e nella solitudine.

Svanisce la sua convinzione nella storia d’amore con Dorothy ma, a questo punto, il suo interesse platonico legato alle sue capacità di romanziera del mistero, si trasforma anche in desiderio sessuale che Ralph sfogherà nell’unico modo che gli è stato insegnato dal padre, cioè puttane.

 
The Ancient One
messaggio16 Jan 2019, 16:37
Messaggio #10



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- Udko e Carl e Alfred sono in tre ospedali diversi.
- Ralph si reca a Città del Messico dal Prof. Armando Ortiz --> RICHIEDE SVILUPPI
- Alfred, tramite la sua fonte Brad Messel, rintraccia il numero di una specie di ricettatore, tale Fernando Lopez
- Padre Carl, tramite la sua fonte Jessica Meinardus, invia le prove raccolte e le foto di Dorothy a padre Simon, all'Arcivescovo di Boston, e alle principali agenzie di stampa. --> RICHIEDE SVILUPPI
- Dott. Udko aspetta che la sua fonte Vincent Martenson lo venga a trovare in Messico --> RICHIEDE SVILUPPI
- Ralph aspetta che i genitori Simon e Rebecca lo vengano a trovare a Città del Messico --> RICHIEDE SVILUPPI

Ho tralasciato niente?

Dorothy e la Dott.ssa Louise McConnel non hanno ancora scritto qui in Interludio 2 (ammesso che lo vogliano fare).

Segue qui sotto una piccola scena che apro io...


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xarabas
messaggio16 Jan 2019, 16:44
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Dorothy

Arrivati a Tijuana ci spostammo subito verso Veracruz e poi, in accordo ci separammo: Padre Carl, Alfred ed Udko in ospedale, ma non insieme, io e Ralph in città.
Poi Ralph mi comunicò che sarebbe partito per Città del Messico, ci saremo ritrovati qualche giorno dopo.
Pensai che non volesse stare con me, dopo il diniego sull'autobus. Avevo notato il suo strano atteggiamento nei miei confronti nei giorni precedenti, ma lo collegavo alla follia strisciante, non credevo si fosse veramente invaghito di me, ed ero troppo stanca e preoccupata per prendere sul serio una dichiarazione del genere in quella situazione; a dire la verità ne ero stata lusingata, dovevo riprendere un pò di stima nella mia femminilità, messa in un angolo e massacrata da tutti gli ultimi avvenimenti.



All'hotel Veracruz presi una stanza a nome Elizabeth Queen, lo pseudonimo con il quale avevo firmato i miei primi racconti.
Sapevamo bene che saremo dovuti scomparire per un pò, ma non potevamo abbandonare completamente il nostro passato, ognuno di noi era consapevole che ogni legame, ogni ricordo ed ogni persona cara sarebbero stati il caposaldo dei propri percorsi di recupero, elementi necessari per combattere la follia che si era insinuata subdolamente nelle nostre menti.
Quel nome era la mia ancora di salvezza, un ancora temporale che mi avrebbe tenuta ferma anche quando il mare in tempesta di avvenimenti inspiegabili e dolorosi mi avesse scosso e sballottato come una zattera alla deriva. "Regina" era il soprannome con il quale mi chiamava mio fratello Micah.

Per fortuna le mie ferite non erano gravi, passavo ogni sera dall'ospedale a farmi curare e approfittavo di quel momento per far visita agli altri. Ognuno di loro voleva avere le foto che avevo fatto nella cantina, le bramavano come i coyote con un cucciolo di bisonte ferito. Ed io feci molto di più.

Rimisi in ordine i miei appunti, raccolsi le testimonianze degli altri, stampai le foto e ne feci di nuove agli oggetti che avevamo trovato, il libro maledetto, la pietra fusa e tutti gli altri.

E scrissi.

Scrissi come facevo quando quello era il mio lavoro.
Preparai un dossier completo ed esaustivo, corredato di foto, date, nomi ed indirizzi di tutto ciò che era accaduto da quando Janet Winston ci aveva contattati. Lo scrissi come fosse stato uno dei miei racconti, un avventura tra follia ed orrore nel sud degli Stati Uniti d'America. Ne feci copie per ciascuno, le chiusi con una copertina gialla sabbia spessa e polposa, legai ciascun dossier con una cordicella e misi lo stesso titolo sopra ad ognuno: "Il mistero della Bocca Sbavante - Follia per le strade di Los Angeles".

Finito il lavoro e consegnate le copie a tutti i miei compagni, sembrava che un forte vento avesse spazzato via dalla mia testa tutta quella confusione che rendeva annebbiate ed indistinte gran parte delle situazioni che avevamo affrontato. Adesso le idee erano più chiare, immagini, suoni, rumori ed odori avevano preso la giusta collocazione ed iniziavo a cogliere i collegamenti, le influenze, le azioni e le conseguenze nella loro giusta ottica.
Iniziavo a capire, anche se non tutti poteva essere compreso.

Il giorno seguente ero più felice. Mi guardavo di nuovo intorno con curiosità ed attenzione, riuscivo a cogliere scorci della città che mi erano sfuggiti fino a quel momento. Percepivo la bellezza tutto intorno a me, l'allegria delle persone, la musica diffondersi dalla finestre aperte delle case. Il calore del sole ed i colori del mare.
Mi fermai alle poste e spedii una copia del dossier a Travis. Allegai al pacco una lettera a firma Elizabeth Queen:

"Carissimo Travis,
nel pacco troverai la bozza del mio prossimo romanzo. Spero che ne rimarrai piacevolmente sorpreso.
Scusami per il ritardo nella consegna, ma è stato difficile completare tutte le ricerche del caso, soprattutto per quanto riguarda la parte finale del libro.
Stavo per desistere nel completare lo scritto, ma alla fine, qua in Messico, sono riuscita a trovare le informazioni che mi mancavano per mettere il punto all'ultimo capitolo.
Tutto si è risolto per il meglio.
Se qualcosa non ti torna, chiamami pure, non credo che tornerò presto, qua il mare è bellissimo, non vedo l'ora che arrivi l'estate per farmi una bella nuotata.

Spero di poterti incontrare presto, tua Elizabeth

P.S. credo che piacerà molto anche a Cromwell, ti prego, se lo vedi, di farglielo leggere"


Travis era un tipo sveglio e furbo, sapeva benissimo che non amavo nuotare, avrebbe capito subito.

Uscita dalle poste mi incamminai verso la biblioteca pubblica. Poco prima dell'ingresso, sul lato opposto della strada c'era una cabina telefonica. Colsi l'occasione al balzo. inserii gli spiccioli e composi il numero.
"Pronto?"
"Ciao Micah, sono Regina, mi sono nascosta bene questa volta..." sentii iniziare a piangere all'altro capo del telefono, il mio cuore scoppiava dalla gioia.

Quando riappesi la cornetta uscii e mi diressi all'ingresso della biblioteca. Era tardi ma era ancora aperta.
Cercai la sezione "avventura e fantastico".
C'erano alcuni dei miei romanzi tradotti in spagnolo, ne avevo supervisionato la traduzione io stessa, e poi li vidi più in là, su uno scaffale poco frequentato, vecchi numeri di Weird Tales in inglese. Scorsi velocemente le copertine e mi fermai su una in particolare. La riconobbi immediatamente:



Conteneva un racconto di Cromwell. Lo avevo punzecchiato un sacco perchè non mi piaceva ed alla fine mi chiese di aiutarlo nella stesura.
Ci divertimmo da matti in quei giorni, mi insegnò a sparare e a bere bourbon, mentre mi svelava i suoi segreti più intimi davanti al camino acceso. Per noi era un capolavoro, per lui il suo miglior racconto, ma io ho sempre creduto che lo dicesse solo perchè mi voleva bene.

Quella sera avrei letto. E pianto.

[Messo in gioco un pò tutto: - le tre fonti di equilibrio travis l'edtore, Cromwell il mentore e Micah il fratello - i tre baluardi della sanità la scrittura, le relazioni interpersonali e la bellezza del creato]

Messaggio modificato da xarabas il 16 Jan 2019, 16:52
 
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messaggio16 Jan 2019, 17:12
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Riassumendo:
- Udko e Carl e Alfred sono in tre ospedali diversi.
- Ralph si reca a Città del Messico dal Prof. Armando Ortiz --> RICHIEDE SVILUPPI
- Alfred, tramite la sua fonte Brad Messel, rintraccia il numero di una specie di ricettatore, tale Fernando Lopez
- Padre Carl, tramite la sua fonte Jessica Meinardus, invia le prove raccolte e le foto di Dorothy a padre Simon, all'Arcivescovo di Boston, e alle principali agenzie di stampa. --> RICHIEDE SVILUPPI
- Dott. Udko aspetta che la sua fonte Vincent Martenson lo venga a trovare in Messico --> RICHIEDE SVILUPPI
- Ralph aspetta che i genitori Simon e Rebecca lo vengano a trovare a Città del Messico --> RICHIEDE SVILUPPI
- Dorothy prepara il dossier dell'indagine per tutti e una copia la invia a Trevis, il suo editore, facendogli però capire che c'è qualcosa che non va.

Ho tralasciato niente?

La Dott.ssa Louise McConnel non hanno ancora scritto qui in Interludio 2 (ammesso che lo vogliano fare).

Segue qui sotto una piccola scena che apro io...


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messaggio16 Jan 2019, 17:26
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Quella che segue invece è una scena "galleggiante", che riguarderà:

1- Padre Carl
2- Udko
3- Ralph
4- Dorothy
5- Alfred
6- McConnel

TIRO: 6 = McConnel

La scena riguarda una delle sue fonti di equilibrio:
1-2 Robert
3-4 James
5-6 Trudy

TIRO = 6 = Trudy



Le avevi promesso che l'avresti chiamata. Anche quando era solo una tua allieva (la migliore) era apprensiva. Ti ricordi che prima di ogni esame tremava come una foglia. Temeva di non aver studiato abbastanza.
Se solo imparasse a controllare le sue emozioni (come te), di certo sarebbe una studiosa con risultati molto più brillanti (come te).

E così la chiami, anche se sai già che la telefonata ti costerà un occhio della testa (ma c'è da dire che lavorando per questa Janet le tue finanze sono alquanto migliorate).

Però non serve essere psicologi (e tu quasi lo sei) per capire che nella sua voce c'è qualcosa che non va.
Lei però minimizza. Anche questo è strano (per una ansiosa come lei).

"Non è niente, dottoressa... è solo che ultimamente non riesco a dormire bene."

Continua a chiamarti dottoressa, in segno di rispetto, anche se ormai anche lei lo è (giusto).


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messaggio16 Jan 2019, 18:44
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Ralph Haas (alias Tom Copperfield):

Quando giunse a Città del Messico, Ralph era già atteso dal Professor Armando Ortiz. Lo aveva contattato telefonicamente da Tijuana, pregando di poterlo incontrare di persona.

I due si erano conosciuti circa due anni prima tramite corrispondenza e telefono ma non si erano mai visti.

Ralph si era occupato dell'acquisizione di alcuni rari manufatti Maya per conto del Museo Nacional de Antropologia de Mexico, di cui Ortiz era il curatore.
La localizzazione e l'acquisto di quei pezzi da vari collezionisti americani, fu un vero colpo da maestro di cui Ralph andava fiero.

Il Professor Ortiz era anche docente dell'Università nonché amministratore della Biblioteca Centrale di Città del Messico.
Ralph lo ammirava e lo invidiava per la sua grande cultura. Sperò in cuor suo che la stima fosse reciproca e che, in virtù del suo impegno profuso verso il museo, Ortiz fosse incline a concedergli qualche favore.

Il Professor Ortiz non era affatto come Ralph lo aveva immaginato. Sembrava un incrocio tra un esploratore e un mandriano. Era basso e tarchiato. Indossava pantaloni tipo “cargo” infilati dentro scarponi da montagna ed una larga camicia colorata penzolava fino alla coscia. Sul volto rubicondo spiccavano due baffoni neri ed in testa indossava un sombrero sdrucito.
-Tutta sostanza e niente apparenza.- pensò Ralph salutandolo calorosamente.

La saletta privata della biblioteca nella quale giunsero era illuminata da una dolce luminescenza ambrata. Quel luogo colmo di conoscenza trasmetteva in Ralph un'incredibile pace interiore.

Dopo stringati convenevoli Ralph espose il motivo della sua visita.
“Professor Ortiz mi rivolgo a lei in qualità di studioso autodidatta. Purtroppo non ho titoli accademici come i vostri ma ho una grande devozione e rispetto nella cultura.”
Ortiz parve inorgoglirsi e Ralph incalzò.
“Mi trovo qui a chiedervi, come favore personale, l’accesso illimitato alla vostra Biblioteca Nacional. Vorrei migliorare di gran lunga il mio spagnolo e sono certo che questo sia il luogo giusto.”
Aggiustò i suoi occhiali con un colpetto.
“Inoltre so per certo che la vostra sezione di archeologia e antropologia vanta molti interessanti volumi e sto sviluppando una vera mania in tal senso.”

Una pausa di silenzio calò tra i due mentre il Professore rifletteva sulle richieste.
“Non è solo per questo che sono qui. Devo dirvi che sto conducendo alcuni studi per una commissione di un mio cliente relativi a diverse discipline. Avevo tentato di ottenere l’accesso ad alcuni manoscritti presenti alla UCLA ma non avendo credenziali accademiche mi furono rifiutati.”

Era una menzogna. L’accesso ai libri del famigerato “Lotto 18” lo avevano avuto ma in quel frangente Ralph, turbato dagli avvenimenti ed intimorito da ciò che temeva avrebbe letto, si era fatto sfuggire la ghiotta occasione di consultarli. Dal momento in cui avevano lasciato la UCLA si era segretamente pentito ed ardeva dal desiderio di svelarne personalmente i misteri.

“Può darsi che la vostra biblioteca custodisca copie di questi trattati? Se potessi esaminarli le sarei per sempre riconoscente. Inoltre, sarei interessato ad una traduzione in spagnolo di un testo tradotto negli anni 20 da un professore di Madrid. Può darsi che ne possediate una copia?”

Appoggiò sul tavolo una lista scritta di suo pugno, che comprendeva i libri custoditi alla UCLA ed il trattato scritto da Bartolo Acuna:
- traduzione de “Le Rivelazioni di Glaaki” a cura del Professor Bartolo Acuna della Universidad Complutense de Madrid
- “I Culti dell'Impero di Aksumite”
- “A Pesca nel Fiume di Stelle”
- “Lo Spiraglio nelle Fauci”
- “Culti Senza Nome”
- “Gli Ziggurat del Periodo Pre-Elladico”

Ralph sfoggiò un sorriso di circostanza e sperò nella benevolenza del suo “collega”.

Trascorse le sue lunghe giornate diviso tra i suoi genitori ed i suoi studi.
Esternare tutta la storia ai suoi genitori, riorganizzare i dati in suo possesso, fare ordine nella sua mente, e studiare alacremente, furono i suoi unici interessi a Città del Messico. Niente "sono la tua Dorothy". Niente turismo. Solo famiglia, studio, organizzazione e metodo.
I giorni volarono. Salutò i suoi genitori alla stazione dei treni e pianse. Ne sentiva già la mancanza.
Gli Haas tornarono a casa messi in guardia dal figlio circa le oscure trame che stavano avvolgendo il mondo in un incubo...


Qui volevo mettere in gioco La stupefacente capacità dell’intelletto di creare l’ordine a partire dal caos (BALUARDO). Per cui studia e razionalizza. Ordina secondo i suoi schemi. Per questo e per la Sete di conoscenza (PULSIONE) vorrebbe leggersi i libri che non ha letto all’UCLA…. perchè non giocavo. :(
Vorrei acquistare 1 punto in Lingue (Spagnolo) e 1 punto in Archeologia.
Ovviamente non imparo lo spagnolo in qualche giorno, semplicemente lo stavo già studiando prima e lo perfeziono nella lettura e nel parlato qui in Messico. Stessa cosa per Archeologia (ho già 1 punto).

Se fosse possibile vorrei spendere l’ultimo punto sempre in lingue per apprendere l’etiope (che non esiste secondo Wikipedia ma sono due lingue; tigrino e oromo).
Altrimenti lo specifico “ge'ez”!?!?!. Wikipedia mi insegna che la lingua del regno di axum, era il ge'ez (lingua morta).

Ralph conosce già l’ebraico che comunque è una lingua semitica per cui penso che magari non dovrebbe avere difficoltà ad apprendere l’etiope (o quello che è). Poi io di lingue non ci capisco una mazza. Giusto l'inglese. Per cui… biggrin2a.gif

 
Herman Rotwang
messaggio16 Jan 2019, 19:56
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L'Arcivescovo Samuel Clemington stava programmando le visite pastorali quando padre Raymond bussò alla sua porta.
"Avanti!" disse il porporato. Il giovane prete entrò con fare timido e impacciato, nonostante fossero già alcuni anni che era adibito alle mansioni di segretario e factotum di Sua Eminenza. Ma era fatto così... e non ci si poteva fare altrimenti.
Depositò la posta del mattino e poi nel massimo silenzio salutò flebilmente e se ne andò.
L'Arcivescovo lavorò alacremente alla sua agenda: amava svolgere questa attività da solo poichè sentiva che era il momento in cui poteva stringere il legame che sentiva con tutti i suoi figli. I parroci. E non solo.
Pensò con tristezza a un figlio che amava particolarmente.
"Padre Carl! In quale accidenti di guaio ti sei cacciato?" Non poteva credere a quello che aveva letto sui giornali. Ma padre Carl era latitante. Forse morto chissà?
Si era unito a gente di dubbia risma. Nonostante il suo affetto tutto puntava il dito contro di lui.
Di questo passo avrebbe dovuto prestissimo prendere una decisione.
Un'inchiesta. La scomunica. La riduzione allo stato laicale... La consegna al braccio secolare. Non voleva pensarci.
Per distrarsi finalmente allungò la mano verso la pila della posta.
Una busta spessa proveniente dal Messico?
Incuriosito cominciò a leggere....

***********************************

Più o meno nello stesso tempo un'analoga missiva arrivava a una persona che nutriva gli stessi dubbi relativamente a Padre Carl.
Nello studiolo della Parrocchia del Sacro Cuore di Cristo, Padre Simon teneva fra le dita lo spesso fascio di fogli e fotografie che aveva appena letto:
"Carl, benedetto ragazzo! Sei sempre stato uno scriteriato, ma ho sempre creduto con un cervello ben funzionante nella testa!"
Eppure quanto aveva letto non lasciava dubbi. Certo, avrebbe fatto analizzare le foto da una persona discreta, ma non nutriva dubbi sulla loro autenticità.
E Carl nella lettera diceva che aveva scritto sia a Sua Eminenza che ai giornali.
Se lo avesse immaginato non gli avrebbe fornito il suo aiuto quando gli aveva telefonato chiedendogli di convincere chissachì delle diavolerie che stava ordendo. Gli avrebbe risparmiato chissà quanti sacrifici, povero ragazzo.
Ma c'era qualcosa di molto più importante.
I mezzi di informazione mentivano. Il Potere stava cercando di manipolare la realtà per corromperla e piegarla ai suoi fini.
Padre Carl, nonostante i peccati da lui commessi era nel giusto e aveva agito al servizio della Fede e della Chiesa.
E la Chiesa non poteva assolutamente tradirlo!
Non sapeva dove fosse e non poteva mettersi in contatto con lui, ma qualcosa poteva fare....
Prendere un appuntamento con Sua Eminenza per parlare di tutto questo.

***************************************

Un paio di giorni dopo padre Raymond girava per l'arcivescovato intento alle sue faccende quando fu affiancato da un vecchio sacerdote con i lineamenti affilati.
"Ragazzo! Ho appuntamento urgente con Sua Eminenza... Sono Padre Simon del Sacro Cuore. Annunciami all'arcivescovo. Basterà che tu pronunci la parola "lettere"... Lui sa perchè gli ho telefonato."
Non passarono che pochi minuti che Simon fu introdotto al cospetto del porporato che gli rivolse la parola serio e severo.
"Padre Simon, è bene che noi facciamo una chiacchierata. Carl ha scritto a entrambi le medesime cose per cui giù la maschera.
Lei ci crede?"
"Vorrei non farlo, Eminenza. Ma sembra tutto così orrendamente autentico. Ho fatto qualche ricerca e i peccatori della città dicono che effettivamente si favoleggia di questo schifoso Nettare. Di più: si dice che qualcuno effettivamente lo abbia assunto. E pare che non sia solo una sostanza chimica, ma che spinga ai limiti della follia. E si parla di cose infinitamente più oscure...." Fece una pausa significativa.
"Poi ci sono le foto.."
"Già, le foto!" replicò l'arcivescovo. "Pare che non siano fotomontaggi: indubitabilmente autentiche. E quella COSA... Non è un fantoccio! Questo taglia la testa al toro."
Parlò con voce severa. "A Carl saranno rimessi i suoi peccati. Ciò che ha fatto lo ha fatto per l'amore di Cristo e al servizio di Santa Romana Madre Chiesa. Che è in pericolo!!! E' l'ora più buia e non possiamo restare ignari di questo, nonché imbelli ed impotenti... Ma dobbiamo essere prudenti. Molto prudenti. Le forze di Satana sono all'opera.
Potremo fare due cose. Una lei su mio mandato. Dell'altra me ne occuperò io..."
"Mi consideri al suo servizio, Eminenza. Tutto per Carl e per la Chiesa ancora di più!"
Restò ad ascoltare le precise istruzioni del suo superiore....

******************************************************

James Jonah Jameson, caporedattore del Boston Herald sollevò la cornetta e subito perse il sorrisetto spavaldo che lo caratterizzava assumendo un tono compito e deferente.
"Buongiorno Eminenza, sì mi dica pure tutto... Sì sono al suo servizio."
Restò in silenzio ad aspettare per una decina di minuti. Poi appese il telefono e strinse i denti.
Dannazione anche ai preti. Fosse stato qualcun altro lo avrebbe mandato a fare in culo in cinque secondi netti, ma con Samuel Clemington non era possibile.
L'arcidiocesi di Boston era uno dei principali finanziatori del giornale.
Si alzò di persona e andò a scavare in mezzo al ciarpame dove buttavano tutte le missive inutili e i messaggi dei mitomani finchè non lo trovò.
Una storia incredibile, ma se Sua Eminenza chiedeva (anzi ordinava) di recuperarla e farne un articolo rielaborandola ed adattandola quanto bastasse...ebbene lui doveva farlo...
E non solo... Avrebbe dovuto anche premere il pedale dell'acceleratore con i principali suoi colleghi. Riscuotere favori che avrebbe voluto tenersi buoni per un'altra occasione.
"Fanculo all'arcivescovo e a tutti i preti!" Ma lo disse fra sè, in modo sommesso, quasi il porporato potesse sentirlo.
Si accinse a fare una serie di telefonate. Una serie molto lunga.
Ben presto il New England sarebbe stato sommerso da storie su questa stronzata di bocche e di nettare. Come se non ci fossero già abbastanza vicende balorde in giro. E quello che nel New England inizia, si sa, ben presto si diffonde in tutta la nazione.
Ben presto dalla costa est a quella ovest si sarebbe parlato di questa coglionata. E la colpa sarebbe stata sua.
Ma ingoiò la saliva e si preparò a bere per intero il suo amaro calice...

*********************************************

Padre Simon rientrò in parrocchia felice. Non solo si sentiva più sicuro e confortato circa l'innocenza di Carl.
Ma nonostante la terribilità della storia della Bocca, si sentiva forte. Come un piccolo soldato della fede che dalla sua postazione di guardia al confine dell'Impero aveva fatto il proprio dovere.
Non sapeva dove fosse il suo amico, ma l'idea dell'Arcivescovo era buona
Se Carl avesse visto quello che aveva fatto non avrebbe esitato a trovare il modo di mettersi in contatto con lui e con sua Eminenza Samuel Clemington.
Aveva passato la giornata a prendere i giusti contatti per svolgere il suo compito.
Ce l'aveva fatta e si sentiva felice.
I giorni e le settimane successiva sarebbero stati inframmezzati dagli impegni ecclesiastici e dall'aspettativa che qualcuno gli facesse avere qualche notizia del suo comparso amico padre Carl Meinardus.

****************************************

Il giorno successivo le prime pagine dei principali giornali del Messico recavano in basso uno strano annuncio.

"Il Pastore cerca urgentemente la propria pecora smarrita durante la transumanza all'ovest.
Il pecoraio Simon ha l'ordine di riceverla ed accoglierla nello staggio.
I recinti contro i lupi sono stati innalzati e rinforzati.
Chiunque abbia modo di fornire notizie o informazioni contatti urgentemente il numero seguente, grazie."

L'ingranaggio si era messo in moto.

Messaggio modificato da Herman Rotwang il 16 Jan 2019, 20:08
 
Herman Rotwang
messaggio16 Jan 2019, 20:42
Messaggio #16





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UN VIAGGIO IN MESSICO

Vincent Martenson si affacciò alla reception mal tenuta e decisamente piuttosto sporca dell'ospedale di Veracruz dove si era recato di volata a visitare il suo vecchio amico Paul Udko.

La sua strana telefonata lo aveva allarmato, soprattutto dopo gli strani fatti di cui aveva letto e nei quali Paul pareva implicato fino al collo.
Ma era stato zitto e si era fatto i fatti suoi. Dopo l'affaraccio all'ospedale non era soltanto il vincolo dell'amicizia che li legava, ma anche quello insondabile della riconoscenza. E Vincent non era un ingrato.
Aveva preso la sua valigetta, aveva impacchettato in fretta e furia un cambio d'abito, aveva preso con sè una certa ingente somma di dollari (qualcosa gli suggeriva che avrebbero potuto essere utili in Messico) ed era salito in fretta e furia sul primo treno.
Come suggerito da Paul aveva scelto sempre carrozze con un viavai di viaggiatori e aveva cambiato tre o quattro volte, allungando anche il percorso di diverse ore. L'ultimo tratto da Città del Messico lo aveva fatto su due scassatissime corriere, l'ultima delle quali si fermava a ogni passo per fare salire e scendere campesinos carichi di zucche, ceste di verdura, casse di fagioli e persino stie di polli ancora vivi.
Ma finalmente era arrivato. Era sceso nella piazza centrale, poi con l'aiuto di una mappa che si era procurato aveva raggiunto l'ospedale.

Parlò all'infermiera.
"Sarei qui per visitare el senor Oswald Miller." Menzionò il nome falso che Paul gli aveva detto di usare e la grassa befana che qui passava per infermiera lo condusse nella piccola stanza che ospitava il degente.
Paul appariva stanco e provato. Si vedeva il pesante bendaggio al petto che era servito a curare le sue ferite, ma non era quella la cosa che appariva più preoccupante. Lo preoccupò il suo sguardo febbrile e il suo atteggiamento convulso e irrequieto fino allo spasimo.
Lo accolse in modo caloroso.

"Grazie di essere venuto Vince! Te ne sarò grato finchè campo...
Mai come in questo momento ho bisogno di un amico. E mai come in questo momento di un professionista abile come te. Non mi posso fidare di me stesso. Mi sono successe cose che mi hanno fatto dubitare, dubitare di me stesso e della mia sanità mentale."

Fece un sospiro come un uomo che fosse appena uscito da un incubo.

"Devo raccontarti tutto. Poi tu giudicherai. E mi saprai dare una sentenza. Potrà essere la mia condanna oppure la mia salvezza. Solo, non interrompermi prima che sia finita. Ho anche delle foto e della documentazione che possono provare quanto ti vado dicendo. Per inciso...se dirai che sono sano, se mi confermerai che non sono pazzo, scoprirai anche che sono innocente delle nefandezze di cui mi accusano. Quello che ho fatto è stato ampiamente giustificabile. Se lo ho fatto... Ma ascolta, ascolta..."

Vincent ascoltava il vaneggiare frenetico del suo amico. Sembrava in preda ad una sorta di deliquio, eppure c'era qualcosa di calmo nella sua voce, un tono risoluto e glaciale. Qualcosa di spaventosamente razionale. E anche qualcosa di terribilmente terrorizzato. Una strana miscela. Mortali terrori sembravano percorrere la sua psiche.
Vincent lo rassicurò. Lo avrebbe udito, lo avrebbe interrogato, avrebbe svolto tutti i test e gli esami possibili e immaginabili e poi gli avrebbe dato la sua oggettiva opinione personale. Glielo promise.

Allora Paul Udko, seduto sul bordo del proprio letto, con a fianco il proprio amico e adesso anche il proprio psichiatra di fiducia iniziò a raccontare per filo e per segno tutto quello che gli era successo fin dal principio.
Non omise nulla.
Proseguì con la propria storia fino alla fine.
Solo che la storia era ben lungi dall'essere finita...
 
Diavolo dei croc...
messaggio17 Jan 2019, 03:43
Messaggio #17



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Dal diario di Louise McConnel

Sono finalmente arrivata in Messico. È un sollievo poter poggiare di nuovo i piedi per terra. Ormai ho fatto l'abitudine al pavimento del mio ateneo, e mi risulta strano non udire il solito ticchettio delle mie scarpe, o il vociare di studenti scapestrati, o comunque quell'atmosfera a cui mi sono assuefatta. Qui c'è solo caldo. Fa caldo, caldo, caldo... CALDO!!!
Ma non rimpiango la mia partenza, anzi, sono grata a miss Wiston per il lavoro che mi ha offerto. In realtà non ho ben capito in cosa consista, ma mi ha assicurato che il mio sapere accumulato in tutti questi anni di studio e ricerche basterà a farmi guadagnare un bel gruzzoletto.
Ultimamente i fondi scarseggiano al Dipartimento di Archeologia della Columbia University e raggranellare qualcosa mi farebbe comodo. Certo, vorrei che questa occasione servisse a riportare in auge la nostra Scuola: sento di doverlo al mio capo e mentore Robert Herbenshire, in più mi piacerebbe che passasse una vecchiaia serena, sicuro che i suoi sforzi abbiano avuto successo e continuazione...


Dal diario di Louise McConnel

Fa caldo!
Devo comprare degli occhiali da sole (possibile che me li sia dimenticati a casa??)
Oggi ho visto una lucertola lunga mezzo metro lottare con un roditore dal pelo giallognolo e folto. Vorrei avere con me i miei appunti di biologia per poter identificare con sicurezza le due specie...


Dal diario di Louise McConnel

Beethoven è l'unica mia gioia in questo posto infernale. Sto ancora pensando alla lucertola e al roditore, e più ci penso più mi sembra di non aver mai visto nulla di simile in nessuno dei libri che abbia mai consultato.
Potrei chiamare Robert, ma non vorrei tediarlo con queste inutili questioni. Di sicuro avrà del lavoro molto più importante da fare...


Dal diario di Louise McConnel

Gli animali che ho visto due continuano a tormentare i miei pensieri ed i miei sogni. Come se fossero il prossimo tassello che devo mettere a posto nel Puzzle a cui ho deciso di dedicare tutta la mia vita. DEVO sapere cosa diamine ho visto!
Non ho ancora preso gli occhiali da sole...


Dal diario di Louise McConnel

Speravo che gli animali continuassero a tormentarmi, ma alla fine è venuto alla mia mente il vero motivo per cui ho accettato questo lavoro: Trudy...


Dal diario di Louise McConnel

Trudy, mi manchi. Mi manchi e ne provo un dolore atroce.
Che sia questa la risposta che stavo cercando?
Trudy, con quella perenne aria da scolaretta imbarazzata, come vorrei sentirti dire, qui, adesso, il tuo fin troppo ossequioso "Professoressa!"... E come vorrei poterti rispondere "Mio dolce amore!", e vederti imporporare le gote di vergogna, abbassare timidamente lo sguardo solo per poi vedetelo rialzare e sentirti rispondere Amore!...

# pagina strappata #

...non è contro natura, la Natura ha leggi ben più ferree a cui disobbedire porterebbe distruzione! Quando le abbiamo violate, come specie umana, ne abbiamo sperimentato, e pagato, le conseguenze, e ancora ne portiamo segni e memoria a minuti per il presente e il futuro, mentre ora sto forse patendo qualcosa, se non lo struggimento per la tua distanza?
Speravo che essendoti lontana la dorza dei miei sentimenti si sarebbe ricalibrata: come si dice: lontano dagli occhi, lontano dal cuore...


Dal diario di Louise McConnel

Trudy, comprendimi: se adesso non sono più con te è anche per poter meditare serenamente su come affrontare la situazione.
Che ne sarà di Robert? Portare alla luce i miei sentimenti potrebbe allo stesso tempo gettare un'ombra d'onta sul nostro Dipartimento...
E mio padre? Cosa ne direbbe il vecchio James? Sarò anche carne della sua carne e sangue del suo sangue, ma non so se accetterebbe questa inclinazione. Già per un parroco è inusuale ritrovarsi una figlia che ha in un certo qual modo scelto di rifiutare i suoi insegnamenti buttandosi a capofitto nella carriera accademica, figurarsi se poi sapesse...
Ma che dico?? No, in fondo è sempre mio padre, e come mi ha sempre appoggiato, lo farà anche stavolta. Per questo è il miglior papà del mondo!!
Devo solo trovare il modo esatto di dirglielo...


Dal diario di Louise McConnel

Trovato gli occhiali da sole, erano finiti in fondo alla mia sacca da viaggio!
Sapevo che non potevo essermeli dimenticati! In più, che razza di archeologa sarei se non li avessi riportati alla luce?? :-P
(Già finite le scorte di deodorante...)

DOPO LA SCENA "GALLEGGIANTE"

Dal diario di Louise McConnel

Alla fine non ho resistito e l'ho chiamata... Me ne sono pentita appena l'ho sentita alzare il ricevitore, e infatti ho cercato di terminare il prima possibile. Ma c'era qualcosa di strano nella sua voce, qualcosa che non ho mai percepito...
Chiamarla un'altra volta è escluso, cederei senza neppure troppa resistenza alla nostalgia. Le invierò una lettera: quando scrivo ho tempo di pensare e riesco a tenere a freno i miei sentimenti.
Piuttosto, invece, sarà meglio che chiami mio padre! Sono qui da una settimana e non mi sono ancora fatta viva. Inoltre, meglio ingentilirselo il più possibile in vista di ciò che dovremo discutere.
E prima di lui miss Wiston, per assicurarmi di potermi permettere la chiamata e per sapere qualcosa di più su ciò che vuole che io faccia (ma dove diavolo è sparita??).
Visto che a quanto pare ho voglia di sentire della gente, manderò una lettera anche a Robert: stanotte ho sognato di nuovo la lucertola e il roditore. Se avrà tempo e voglia mi risponderà...

Messaggio modificato da Diavolo dei crocicchi il 17 Jan 2019, 04:15


--------------------
stretta è la foglia, larga è la via
voi dite la vostra ch'io ho detto la mia.

*sorrido e scompaio*
 
The Ancient One
messaggio17 Jan 2019, 17:17
Messaggio #18



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CITAZIONE (count zero @ 16 Jan 2019, 18:44) *
“Mi trovo qui a chiedervi, come favore personale, l’accesso illimitato alla vostra Biblioteca Nacional. Vorrei migliorare di gran lunga il mio spagnolo e sono certo che questo sia il luogo giusto.”

"Caro collega, ciò che lei ha fatto per questo istituto le aprirà ogni porta."

CITAZIONE
“Può darsi che la vostra biblioteca custodisca copie di questi trattati? Se potessi esaminarli le sarei per sempre riconoscente. Inoltre, sarei interessato ad una traduzione in spagnolo di un testo tradotto negli anni 20 da un professore di Madrid. Può darsi che ne possediate una copia?”

La ricerca richiede del tempo (come qualunque cosa, in Messico...) e alla fine Ortiz è soddisfatto di aver trovato uno dei tomi della lista.

"Vede, caro collega, qui in Messico non siamo poi così arretrati come si pensa. Anche noi abbiamo le nostre perle e in fatto di archeologia non siamo secondi a nessuno. Ho ritrovato "Lo Spiraglio nelle Fauci". Mamma mia che lettura: ho dato uno sguardo ed è un libro incredibile. Meriterebbe maggiori studi, ha perfettamente ragione, Sig. Haas.
Tuttavia non ho rinvenuto nessun altro degli altri testi. E se questo era solo il Lotto 18, mi chiedo che altro ci fosse in quell'asta ereditaria!"

File Allegato  3___Lo_Spiraglio_nelle_Fauci.pdf ( 119.5k ) Numero di download: 3



NB: Chi non li ha letti all'epoca, ora non può leggere il PDF, perché non è a Città del Messico con Ralph!!!
Quindi vietato aprirlo.


Hai ricavato i seguenti effetti:
- Devi fare una prova di Equilibrio con Difficoltà 4. Se la sbagli perdi 4 punti di Equilibrio!
- 2 punti da spendere in una qualunque abilità investigativa, del pool dedicato alla Bocca.


Per il resto hai appreso le lingue che volevi apprendere (e che stavi già studiando da anni).


--------------------
 
The Ancient One
messaggio17 Jan 2019, 17:27
Messaggio #19



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CITAZIONE
L'ingranaggio si era messo in moto.

La chiesa ha preso abbastanza seriamente la tua missiva, anche se ovviamente la voce all'interno della gerarchia si sparge lentamente e non tutti sono così propensi a credere, e fra chi crede non tutti sono così propensi ad agire.
Comunque questo canale è attivo!

CITAZIONE (Herman Rotwang @ 16 Jan 2019, 19:56) *
Ben presto il New England sarebbe stato sommerso da storie su questa stronzata di bocche e di nettare. Come se non ci fossero già abbastanza vicende balorde in giro. E quello che nel New England inizia, si sa, ben presto si diffonde in tutta la nazione.

La stampa invece nei giorni successivi non dà gli esiti sperati.
La notizia ha un certo risalto, ma presto viene derubricata a fatto insolito e curioso. A una stramberia di qualche riccone americano. Se non ad una cialtroneria di qualche giornalista in cerca di scoop. Salta anche qualche testa nelle redazioni più importanti che hanno fatto rimbalzare la notizia.
La voce si è sparsa, ma la gente non crede, e la notizia si spegne. Per ora.




--------------------
 
The Ancient One
messaggio17 Jan 2019, 17:40
Messaggio #20



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CITAZIONE (Diavolo dei crocicchi @ 17 Jan 2019, 03:43) *
Piuttosto, invece, sarà meglio che chiami mio padre! Sono qui da una settimana e non mi sono ancora fatta viva. Inoltre, meglio ingentilirselo il più possibile in vista di ciò che dovremo discutere.


Tuo padre è preoccupato.
Dice che Trudy è stata da lui diverse volte da quando sei partita (e fin qui niente di strano, ormai è una di famiglia) (e poi la famiglia lei non ce l'ha). Però ogni volta tuo padre l'ha vista più agitata, le ultime volte quasi stravolta. Chiedeva notizie di te. Della tua saluta. Si è perfino iniziato a preoccupare anche lui.
E adesso tuo padre vuole sapere in che guaio ti sei cacciata. Perché Trudy è così preoccupata se stai solo conducendo delle normalissime ricerche?



CITAZIONE
E prima di lui miss Wiston, per assicurarmi di potermi permettere la chiamata e per sapere qualcosa di più su ciò che vuole che io faccia (ma dove diavolo è sparita??).

Riesci a trovarla subito: o è una persona molto disponibile (insolito per una ereditiera milionaria) o questo caso su cui ti ha chiesto di lavorare le sta molto a cuore (più probabile) (ma perché mai dovrebbe starle a cuore? Cosa c'è sotto?)
Comunque il tuo compito è semplice: raggiungere gli altri investigatori e mettere a disposizione della squadra le tue conoscenze. Non sembra difficile, ma Janet più volte ti ha detto che sarebbe potuto essere pericoloso. È per questo che ti paga così profumatamente.

Se fosse stato pericoloso probabilmente non avresti accettato nemmeno per quei soldi, ma oggi chi può credere (alla soglia degli anni '40!) a mostri infernali? Ma dai... (certo che i milionari sono strambi...)


--------------------
 
Herman Rotwang
messaggio17 Jan 2019, 19:14
Messaggio #21





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UNA TELEFONATA A CASA

Padre Carl prese il giornale per passare il tempo.
Erano alcuni giorni che era degente e le sue condizioni erano decisamente migliorate. Fra breve, diceva il dottore messicano con il suo inglese spagnoleggiante, sarebbe stato in grado di lasciare l'ospedale. E francamente non vedeva l'ora, anche se sarebbe significato reimmergersi in quello che era diventato il suo mondo con i suoi strani compagni.
Un mondo di nettare, mostri e creature.

L'occhio gli cadde su uno strano annuncio.
Un Pastore in cerca della sua pecora smarrita.
Simon pronto a recepire notizie. Il messaggio, arcano per tutti gli altri, fu cristallino per Carl: le sue missive avevano raggiunto il loro obiettivo.
"Brava sorellina!" disse fra sè. L'annuncio diceva di contattare Padre Simon, ma per quanto gli avrebbe fatto piacere sentire la voce del vecchio decise una strada diversa. Afferrò una manciata di monete e ancora faticosamente si recò verso l'apparecchio telefonico pubblico.

**********************************************

La signora Sarah Sloane era una donna piacente. Timorata di Dio, ma non per questo estranea ai brividi della passione....
Nel fiore degli anni, era bionda e con gli occhi azzurri. Il fisico esile vestito di abiti semplici e in qualche modo severi lasciava comunque intuire la linea flessuosa dei fianchi e le morbide rotondità invisibili agli occhi. Tuttavia Sarah era una donna seria. Giammai avrebbe mostrato porzioni del suo corpo in pubblico.
La telefonata la colse mentre stava per uscire di casa. Rispose e una voce involontariamente la fece fremere nel profondo del cuore, al di là di quello che avrebbe voluto.

"Padre Carl, che piacere sentirla... No, non so nulla. Mi dica tutto."

Ai tempi in cui Carl reggeva la parrocchia, lo confessò a se stessa dopo la telefonata un sentimento recondito e prorompente era sorto nel suo animo.
Per quanto non fosse un uomo bellissimo, il parroco la aveva affascinata con la propria forza morale, la propria cultura e l'evidente cura che metteva in tutto quello che faceva. Si era avvicinata sempre di più a lui. Lo guardava con occhi adoranti e eseguiva tutto quello che il prete diceva, essendo divenuta una sua intima confidente.
Ma Sarah Sloane era una donna onesta. Checchè ne avessero detto le malelingue, il sacerdote non la sfiorò mai neppure con un dito, figuriamoci altro.
Troppo solida era la dedizione di Carl ai propri principi morali e alle promesse pronunciate. No, il loro rapporto restò sempre platonico. Forse Carl provava solo amicizia... Se non ci fosse stato quell'unico bacio a provare il contrario.
Allontanò il pensiero. Comunque fosse entrambi non avevano varcato il limite. Avevano represso qualsiasi cosa virtualmente potesse esserci.
Poi Carl era stato sostituito da padre Simon e si erano sentiti via via più sporadicamente. Anche se nessuno aveva mai dimenticato.
E adesso... Questa brutta storia!
Sarah credette subito a quello che le disse il prete. Credette alla sua innocenza e alla sua sanità mentale. Come non avrebbe potuto farlo.
Poi si preparò a eseguire ancora una volta quello che le aveva chiesto.

L'arcivescovato di Boston e Padre Simon avevano ricevuto gli avvisi del suo amico.
Il legame era stato intrecciato.
La Chiesa era pronta e sul chi vive, pronta a resistere e controbattere agli attacchi di Satana.

La donna si segnò devotamente e baciò il crocifisso.
Poi si preparò ad uscire, ma per una nuova destinazione.
Prese l'auto e si diresse alla parrocchia del Sacro Cuore per conferire con Padre Simon.
Sarah Sloane sarebbe stata l'intermediaria di Padre Carl Meinardus durante questa guerra.
 
Herman Rotwang
messaggio17 Jan 2019, 19:35
Messaggio #22





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MEDICE, CURA TE IPSUM

Vincent se ne era andato lasciandogli lo spirito colmo di una rinnovata calma.
A quanto pare non era affatto pazzo. Le prove che aveva non erano i suoi deliri.
Il suo ragionamento era assolutamente razionale.
Tirò un sospiro di sollievo. Certo... Dubitava che tutto sarebbe tornato come prima.
A pensare a quello che aveva vissuto, alla furia omicida che lo aveva pervaso.
Cazzo... Si sentiva accapponare ancora adesso la pelle.
Sentiva la mente contrarsi e il ragionamento diventare impossibile mentre tendeva a balbettare e a fissare in modo idiota nel vuoto.
Il vuoto...il suo alleato.
Però... però facendo sforzo su se stesso la crisi passava. Lo sguardo riacquisiva lucidità. Il vecchio Udko tornava alla luce.
Sospirò ancora. Sperava che la guarigione spirituale sarebbe migliorata ancora e che si sarebbe accompagnata ad un'ulteriore guargione fisica.
"Pazienza, Paul. Pazienza." Si disse in modo sommesso.

Poi, quasi mosso da un impulso che non sapeva nemmeno lui spiegare, tirò fuori la sua agendina coi numeri di telefono.
Andò all'apparecchio e compose la chiamata. Una voce severa ma calma gli rispose.

"Jonas Atkinson, chi parla?"
"Jonas? Buongiorno, sono Paul Udko. Come sta?"

Iniziò a lungo a chiacchierare del più e del meno. Jonas, perso nell'entroterra del Maine probabilmente non aveva avuto alcun sentore del fattaccio che lo riguardava. Ma ogni secondo che passava a parlare con lui si sentiva più rinfrancato e sicuro di sè.

"Scusi il disturbo, ma è un periodo un po' difficile con i miei...pazienti e ho sentito il bisogno di avere sue notizie.
Sa, ricordo sempre con orgoglio e felicità il suo caso e - come sa - mi fa sempre piacere e mi conforta nella missione che ho intrapreso sentire che sta bene e che la sua vita procede con serenità. Lei non sa come anche solo un paziente riportato a una vita normale possa essere di ispirazione per noi medici."

Jonas ringraziò come di consueto il dottore.
Non era stupito: le sue telefonate periodiche erano quasi un appuntamento fisso per cui gli rinnovò le proprie rassicurazioni e come sempre lo invitò a fargli visita là nel Maine.
Ma stavolta c'era qualcosa di più preoccupante nella voce di Udko. Una sorta di affanno. Un tono spezzato.

"Dottore....va tutto bene? Ha bisogno di qualcosa? Ricordi, se posso fare qualcosa per lei sono suo debitore. Dica solo una parola e verrò ovunque lei vorrà."

"Non si preoccupi, Jonas. Ha già fatto tanto. Unicamente la prego di una sola cosa. Qualora abbia bisogno di spedirle qualcosa affinchè lei la custodisca lo farà?
La prego. E' molto importante per me..."

Jonas ovviamente accettò poi, seppure inquieto si congedò dal dottore.
Certamente avrebbe fatto tutto ciò che Udko voleva. Gli doveva questo ed altro. Non solo una vita, ma addirittura tutto quello che sarebbe venuto dopo.
Grazie ad Udko non aveva più le sue allucinazioni. Quelle creature senza bocca e senza denti, con una faccia orribile completamente liscia e raggrinzita che gli sussurravano cose orribili con voci immateriali e non pronunciate da nessun orifizio erano svanite nel regno delle chimere.
Non le sognava più nemmeno.
Curioso... Soltanto ora per la prima volta si chiese dove potessero trovarsi le loro bocche e se esistessero.
Ma cacciò il pensierò.

"Jonas, maledetto idiota! Dopo anni di terapia non devi pensare a queste follie.
Ripeti: i Raggrinziti non esistono. I raggrinziti non esistono.
Nessuna parte di essi esiste da nessuna parte!!!"

Una porta che si era socchiusa si richiuse di schianto nella sua mente.
Non pensandoci più, Jonas mormorò una preghiera per il suo Dottore e poi se ne andò ad occuparsi delle proprie incombenze.
 
count zero
messaggio17 Jan 2019, 22:30
Messaggio #23





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Ralph Haas:

I suoi genitori erano tornati a casa. La loro presenza fu per Ralph la migliore medicina alle ferite dell’anima e dello spirito.
Nei due giorni trascorsi insieme, Simon e Rebecca erano stati genitori esemplari e comprensivi. Ralph era visibilmente cambiato e portava su di sé un peso che i suoi genitori furono felici di condividere.
Rebecca sembrava preoccupata e trasaliva al solo sentir nominare Fauci e Bocche. Si irrigidì oltremodo quando suo figlio iniziò a parlare di Dorothy Astor e della sfortunata Dottoressa Malley. Sua madre lo tenne stretto a sé e la sua sola presenza forniva forza a Ralph.
Persino suo padre, l’intransigente “capo di terza classe Haas”, aveva dimostrato di amarlo profondamente, cercando in ogni modo di giustificare le azioni abiette di Ralph.
La verità è che Ralph si sentiva un mostro... ma un mostro amato e protetto dal proprio creatore poteva trovare pace ed equilibrio, persino in quel folle mondo.

Quel giorno Ralph stava sistemando alacremente i suoi appunti quando vide il Professor Ortiz raggiungerlo baldanzoso con un libro sottobraccio.

CITAZIONE (The Ancient One @ 17 Jan 2019, 17:17) *
"Vede, caro collega, qui in Messico non siamo poi così arretrati come si pensa. Anche noi abbiamo le nostre perle e in fatto di archeologia non siamo secondi a nessuno. Ho ritrovato "Lo Spiraglio nelle Fauci". Mamma mia che lettura: ho dato uno sguardo ed è un libro incredibile. Meriterebbe maggiori studi, ha perfettamente ragione, Sig. Haas.
Tuttavia non ho rinvenuto nessun altro degli altri testi. E se questo era solo il Lotto 18, mi chiedo che altro ci fosse in quell'asta ereditaria!"


“Ha perfettamente ragione caro Professore. Io stesso ho partecipato a quell’asta acquisendo qualche buon pezzo per la mia collezione privata...”

Lasciò il discorso in sospeso mentre sistemava gli occhiali pensando alla collezione di romanzi di Dorothy Astor che lo attendeva a casa. (“Lascia perdere… non ti vuole...”)

Mentre le sue emozioni lo conducevano verso Dorothy la sua razionalità si soffermò sulle parole di Ortiz. - ...in fatto di archeologia non siamo secondi a nessuno…-
Il Professor Ortiz, al contrario di Ralph, era un fanatico della ricerca sul campo ed aveva visitato di persona molti siti archeologici del Sudamerica. Un’idea assurda balzò nella mente di Ralph.

“Mi scusi Professore. Data la sua vasta esperienza in ambito archeologico mi domandavo se avesse mai visto un oggetto simile nei siti che ha visitato...”

Tirò fuori dalla massa di appunti un disegno che riproduceva minuziosamente quella pietra maledetta. La pietra di Henslowe. La pietra del'24. La stessa che aveva visto brillare a seguito della “distruzione” della bocca.

Mentre Ortiz osservava il disegno vergato con precisione maniacale, Ralph fece scivolare “Lo Spiraglio nelle Fauci” verso di sé sul piano della scrivania. Lo aprì ed iniziò a leggerlo avidamente, restando profondamente scosso dal suo contenuto.



Tiro di EQUILIBRIO 2 LINK


Messaggio modificato da count zero il 18 Jan 2019, 00:25
 
xarabas
messaggio19 Jan 2019, 01:31
Messaggio #24





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Dorothy

Girai un pò per la parte vecchia della città. A giro non potevo non notare balordi di ogni risma. Queste città era diventate il nascondiglio preferito da molti criminali, come noi, purtroppo. Nascosti come assassini, probabilmente già ricercati in mezza america. Cinicamente pensai che forse, sarebbe stata una buona pubblicità per i miei romanzi, ma quel pensiero non tranquillizzò il mio animo.

Inizia a parlare con le persone del posto, dopo ciò che avevo visto e fatto, non erano certo dei comuni criminali a preoccuparmi [uso RACCOGLIERE VOCI].

Dopo poco ebbi un nome ed un indirizzo, Henry Ferguson, un inglese che viveva da diversi anni in città. Dipingeva e vendeva quadri in una casa sulla spiaggia.

Lo raggiunsi velocemente con un autobus, mi mancavano i nostri mezzi di trasporto pubblici, questi erano folcloristici, ma scomodi e affollati, automobili ce n'erano poche, non come nelle nostre grandi città.

Il tipo era un uomo anziano, con una lunga barba bianca che gli arrivava quasi a metà petto, e dei lunghi capelli argentati legati in un codino alto sulla testa, a modo orientale, come quelli che si vedono nei libri sul Giappone. La camicia a fiori ed i pantaloni corti, fumava un sigaro, mentre con le ciabatte si muoveva lentamente per la casa.
Non ebbi esitazioni a farmi entrare, qualcuno lo aveva avvertito che lo stavo cercando.

Mentre parlavamo mi offrì del rhum, disse che veniva direttamente da Cuba, l'aveva ricevuto come pagamento per un lavoro "Non posso mancare di offrirlo ad una bella donna come lei, immagino che non voglia anche un sigaro?" con quell'accento inglese così elegante. "Americani, che avete combinato per finire qui?". Ripensai al dottor Godring, l'uomo davanti a me era l'opposto, parlava continuamente e faceva domande, era rilassato seduto sulla comoda poltrona rivolta al mare davanti alla grande porta finestra, i suoi occhi vagavano spesso all'orizzonte,ed io li seguivo incantata dall'azzurro del mare e dal suono delle onde. Mi resi conto dopo un pò che già stavamo contrattando. A Henry piaceva ascoltare le storie degli altri, la storia era già parte del pagamento per i suoi servizi [uso CONTRATTARE]

Faticai a non raccontare troppo, parlare con questa persona liberava di tensione il mio cuore appesantito. Alla fine ottenni ciò che cercavo, documenti falsi per tutti, avrebbe avuto bisogno solo di qualche giorno. Gli lasciai un foglio con dei nomi scritti sopra, naturalmente per me scelsi Elizabeth Queen.

Quando me ne andai Henry si alzò dalla poltrona ed entrò nel suo studio. Aveva una grande biblioteca in una libreria a parete illuminata dalla luce calda del sole: cercò con il dito lungo le costole, leggendo i titoli. C'erano molti libri esotici e sull'occultismo, si soffermò su una copertina scura con un titolo rosso "Jacob Stone e la ricerca dell'idolo di Xixak", la foto della donna che fino a qualche minuti era seduta davanti a lui in salotto capeggiava sorridente sul retro della copertina. Sorrise e ripose il libro.


Una volta avuti i documenti falsi, avere le armi legalmente non fu un problema. Comprammo le armi in un negozio in centro città. Non c'erano particolari leggi per il possesso delle armi in Messico, una semplice dichiarazione di possesso. Le armi non avevano matricola o punzonature. Ci sarebbero stati utili per muoversi in tranquillità a Città del Messico, certamente non avrei voluto provare le carceri messicane per possesso illegale di armi, non ne avevo sentito parlare benissimo.


Usavo tutto il tempo libero in albergo per creare i monili protettivi. Non avevo la minima idea se avrebbero funzionato o meno, ma almeno erano oggetti in cui potevamo riporre la nostra speranza se le cose fossero andate di nuovo male, come a Los Angeles. Non volevo perdere di nuovo dei compagni. Avrei fatto di tutto per evitarlo.
Avevo trovato tutto l'occorrente in negozi di artigiani locali, da uno in particolare mi ero fermato per imparare alcune cose che non sapevo: un ragazzino con la pelle bruciata che si faceva chiamare Rudy, mi insegnò, in modo molto basilare, a lavorare il legno ed il metallo. Certo, lui creava degli splendidi oggetti, i miei erano ancora rozzi ed imprecisi, ma lavorare in quel modo mi distraeva molto dalle mie preoccupazioni. Creai un monile di legno e metallo intrecciato per ciascuno, con la forma del simbolo che Henslowe diceva essere protettivo, ne avremo portato ciascuno uno al collo, sarebbe stato il nostro simbolo di riconoscimento. Creai anche pietre ed altri oggetti, sempre con quel simbolo sopra, ci sarebbero stati utili? [uso ARTE (DISEGNO E SCRITTURA) ED ARTIGIANATO]



Lavorai un po' anche alla gamba. Ormai era diventata parte di me, la conoscevo e sentivo come mia. Avevo iniziato a capirne i movimenti, i pregi ed i difetti. Creati sulla gamba una piccola alcova dove nascondere il pugnale che avevo comprato con le pistole. Quelle sere nei boschi Cromwell mi aveva insegnato a sparare, ma anche ad usare coltelli e pugnali, erano molto più utili, ci si poteva fare un sacco di cose. Mi diceva sempre una cosa, "se sai fare una cosa, quando ne scriverai chi legge lo capirà, ciò che descrivi deve essere realistico, e no lo può essere se non conosci le cose".


Mentre ero in l'albergo ricevetti la chiamata di Travis, ne ero felicissima. Mi disse di aver visto Cromwell ed averlo fatto partecipe dei miei scritti. Anche Micah si era messo in contatto con lui, erano pronti a tutto per aiutarmi in quella brutta storia nella quale mi ero cacciata. Io chiesi a Travis di cercarmi informazioni su un nome, Montogmery Donovan, qualunque cosa. Quando riappesi, dopo circa 15 minuti, sapendo che tutti stavano bene e che comunque credevano a ciò che avevo mostrato loro, mi sentivo più leggera, pronta ad affrontare qualunque cosa questa avventura pericolosa cmi avrebbe messo di fronte.

Approfittai del telefono per chiamare Janet Winston, gli dissi del dossier, l'aggiornai sugli ultimi avvenimenti e gli lasciai i contatti di Kriss e Groding a Los Angeles. La pregai di aiutarci.

Messaggio modificato da xarabas il 20 Jan 2019, 19:56
 
Herman Rotwang
messaggio19 Jan 2019, 03:09
Messaggio #25





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Carl

Si sta bene fuori dall'ospedale.
In attesa di partire mi prendo la prima vera boccata di ossigeno a partire dall'inizio della mia avventura.
L'ultima volta che ci siamo sentiti con i miei compagni l'appuntamento era a Tijuana.
Per adesso passeggio un po' per le vie di Veracruz e vado dove mi portano i miei passi.
L'atmosfera è piacevole e sebbene l'area ove i miei passi mi conducono appaia un po' mal tenuta ciononostante mi godo la passeggiata.
Sono un po' debole e mi devo fermare abbastanza spesso, ma va tutto bene.
La vista sul mare rasserena il mio animo.
Cammino silenziosamente osservando con animo curioso le attività portuali.
A un certo punto però, dal lato dell'entroterra qualcosa di strano attira la mia attenzione.
Un portone particolarmente decorato. Molto antico.
Diverse persone del popolo a gruppetti entrano ed escono da esso.
Decido di curiosare e vado anche io...
Mi accoglie un cortile rettangolare, appare una sorta di chiostro. Dalla struttura architettonica questo doveva essere un monastero.
E la porta in fondo, ornata dalla croce, pare una chiesa ancora in funzione.
Ecco il perchè di tutto questo viavai.
La cappella è piccola. Accogliente, anche se buia.
L'ambiente è abbastanza severo, decorato solo con qualche quadro di non eccessivo valore.
Ma la croce è straordinaria: riccamente decorata, sbalzata con il vivido gusto tipico delle culture sudamericane.
Un anziano sacerdote sta officiando le preghiere.
Non sono vestito con l'abito talare per cui non manifesto la mia identità. Mi inginocchio semplicemente e mi unisco alla preghiera.
Il luogo mi dà forza e mi conforta.
Padre Juan, scoprirò dopo il nome, recita in maniera fervorosa. Capisco fino a un certo punto lo spagnolo. Quanto basta.
Ma non mi servono le parole. Se mai tornerò qui sono sicuro che mi sarà di consolazione.
Esistono luoghi infernali quali quello da cui sono appena uscito, ma esistono ancora più luoghi benedetti e per ciascuna testimonianza di Satana sulla Terra ve ne saranno mille e mille ancora che dimostrano l'infinito amore di Dio. E che Egli non ci ha abbandonati.
Le lacrime mi inumidiscono gli occhi mentre prego.
L'antica chiesa messicana che ho trovato quasi per caso mi ha ricordato l'altra parte della mia missione.
Karl ha fatto bene a temprarmi e a ricordare l'obbligo di distruggere e punire i nemici della Fede. Porto la sua spada a quello scopo.
Ma la missione è anche salvare e proteggere. Una verità che mi stava sfuggendo.
"Cammini su un fragile equilibrio, Carl!" dico a me stesso. Ma è un equilibrio che non mi è ancora sfuggito nonostante tutto quello che ho sperimentato.
Continuo a pregare beandomi della vetusta maestà e sacralità del luogo. La Croce mi sovrasta. Mi sento di nuovo bene e in pace con me stesso.
Pronto a fronteggiare tutto quello contro cui l'Altissimo vorrà scagliarmi.
Fra breve prenderò la corriera per Tijuana e mi riunirò ai superstiti del nostro gruppo.
Prima tappa Tijuana. Poi chissà dove ci porterà il nostro viaggio?
 

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