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> The Lurking Horror, 26a avventura Infocom
Belboz
messaggio20 Apr 2019, 11:13
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In questo lungo ponte ho finalmente trovato una bolla di tempo sereno da dedicare al gioco, e dunque per rinverdire la mia Infocom-passione.
Ho deciso così di cimentarmi con The Lurking Horror, 26a avventura Infocom e – incidentalmente – unico titolo orrifico sfornato dai geniacci di Cambridge.
Curiosità aggiunta, la sto giocando in contemporanea con SOMA, vediamo dunque quale delle due esperienze mi spaurirà di più!
Già i feelies sono particolarmente gustosi, con quella classica ironia che li contraddistingue, e con chiari rimandi alle avventure precedenti, dacché il G.U.E. (Great Underground Empire) qui diventa l'università G.U.E. (George Underwood Edwards) Tech, campus “noto” per aver sfornato i migliori ingegneri del globo terracqueo! biggrin2a.gif


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(L’orlo della Fondazione, Isaac Asimov, 1982)
 
 
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Belboz
messaggio17 May 2019, 16:05
Messaggio #2





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En fin, ho terminato The Lurking Horror: un'avventura piacevole, ludicamente divertente e moderatamente impegnativa.
Il gioco è classificato “standard” secondo la scala di difficoltà Infocom, alla pari con titoli come Enchanter, Ballyhoo e Hollywood Hijinx, a mio parere ben più complessi. Personalmente, sono rimasto bloccato per 8 giorni (shame on me!) su di una “sciocchezzuola”, vittima di una distrazione, più che di un picco di difficoltà vero e proprio. TLH, invece, può essere risolto senza troppi grattacapi in una settimana di impegno non eccessivo: ci sono 100 punti da totalizzare, e ogni azione significativa o superamento di un enigma porta a raccogliere 5 punti (per dire, a volte basta collezionare un oggetto rilevante per vedere aumentare il proprio score).
Va detto che ho constatato, alla 10a avventura provata, come i titoli Infocom poggino sugli stessi, saldi pilastri e su di una struttura enigmistica a cui – man mano – ci si abitua: abbiamo la variante della stanza buia con relativa fonte di luce da tenere salda in pugno, pena un'orrenda dipartita; il solito labirinto, che in questo caso è anche uno spazio illogico e pochi personaggi con cui interagire, tra cui una variante del Ladro che già “appestava” il primissimo Zork.

Si potrebbe anche parlare di un riciclo di idee, ma il viaggio merita ugualmente di essere intrapreso.
Dal punto di vista della scrittura, infatti, TLH è decisamente buono, volendo soprattutto essere un omaggio – impregnato in egual misura di nostalgia e goliardia – agli anni trascorsi da David Lebling al MIT, di cui il GUE (George Underwood Edwards) non è altro che una parodia o, meglio, una riproposizione in salsa humor-horror di una realtà di per sé già gonfia di miti e leggende (per un approfondimento vi rimando ai link in calce).
Come dicevo, questa versione interattiva del MIT si lascia esplorare volentieri per assaporare la classica “notte buia e tempestosa” e affrontare gli orrori che si sono impadroniti della struttura semi-deserta, causa una implacabile tormenta di neve.

Sì, va beh, ma il gioco fa paura? Ben poco, a dire il vero. C'è, innanzitutto, il limite alle descrizioni – delle situazioni e degli ambienti – imposto dalle macchine dell'epoca che restituisce una sensazione di incompiuto ad alcune sezioni dello scritto e la commistione humor-horror, a cui facevo già rifermento, stempera assai la tensione, pur funzionando egregiamente a creare una simbiosi quasi perfetta. Devo segnalare inoltre, a mio giudizio, una mancanza di collante fra i diversi spauracchi presi di peso da altre fonti e qui traslati senza (quasi) un filo conduttore: la “missione” iniziale, infatti, non può essere completata (non scendo in dettagli), lasciando una sensazione di incompiuto, e dunque occorre muoversi per gli ambienti che vanno a formare “isole” di enigmi a sé stanti per arrivare alla radice del male.

Nondimeno, tre sono i pregi che vanno sottolineati: in primis, lo ripeto, è davvero ben ricreata dal punto di vista ludico-spaziale questa versione alternativa del MIT; in secundis, TLH contiene in nuce quei semi da cui sono germinati titoli del calibro di Zork Nemesis e Zork Grand Inquisitor (il primo per atmosfera, il secondo perché ne riprende alcuni enigmi e ripropone una sezione del GUE); infine, pur se non presenti nelle prime release, il gioco presenta una dozzina di egregie tracce sonore che vengono riprodotte nei momenti di maggior tensione causando dei blandi, nondimeno efficaci jumpscare e che restituiscono un mood davvero unico. Non dimentichiamo che si era ai primi tentativi di spaurire il giocatore.

The Digital Antiquarian ha parlato di tutto questo e molto altro in due egregi – benché carichi di spoiler – articoli. Leggeteli a vostro rischio e pericolo.
https://www.filfre.net/2015/10/the-lurking-horror/
https://www.filfre.net/2015/10/mit-and-gue-...lurking-horror/


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