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> [Ralph Hass] Una inaspettata missiva, Simon e Rebecca Haas
count zero
messaggio19 Dec 2018, 14:32
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24 Novembre 1934 - New York

Simon Haas:

Quella mattina il cielo era plumbeo. Simon Haas aveva imparato in marina ad interpretarne i segnali ma quel giorno chiunque avrebbe capito. "Pioggia" pensò, alzando il bavero del suo cappotto.
Era poco più delle sei del mattino. Haas si era abituato ad alzarsi presto durante la sua vita militare ed adorava l’aria del mattino. Da quando era in congedo, amava passeggiare per le strade di una dormiente New York, sempre più chiassosa durante il giorno.
Un nugolo di pennuti sorvolava basso la Lexington Avenue. In strada, un ragazzo scaricava i pacchi di quotidiani freschi di stampa di fronte ad un’edicola.
Simon acquistò una copia del “Post” e, con il quotidiano sotto braccio, procedette fino a casa.
L’edificio non era dei più nuovi e forse, pensò, non lo era mai stato ma Haas non aveva mai dato troppo peso al “mattone”. Fino a poco fa la sua casa era la marina e non aveva mai avuto grande nostalgia di New York o della famiglia.
Oltrepassando l’androne vide nella sua cassetta della posta un grosso plico. Lo sguardo si posò subito sul timbro postale.

LOS ANGELES
NOV 18
7°° PM
1934
CALIF.

Lo afferrò, più stizzito che incuriosito da questa missiva inaspettata. Entrato in casa, come era solito fare, per prima cosa chiamò la moglie con fare autoritario “Rebecca!”. Erano già le 6.45 e non voleva che la Signora Haas rimanesse a letto oltre quell’ora.
-Sono qui, caro!- La voce proveniva dalla cucina. Con sua somma sorpresa, la Signora Haas si trovava già alzata e stava preparando una lauta colazione.
“È arrivato un pacco. Nei sai nulla?” Simon appese il cappotto ed abbandonò il plico vicino ad un assurdo svuotatasche che suo figlio gli aveva regalato per natale. Ralphie, pensò, aveva una vera passione per quel genere di idiozie antiche.
-Un pacco? No, caro.-
Haas si sedette al suo posto e, con appetito, iniziò a divorare la sua colazione.
Rebecca continuò -Sarà di Ralphie? Mi disse che ci avrebbe scritto...-
A Simon non piacevano le stramberie di Ralphie e certamente non moriva dalla voglia di scoprirne il contenuto.

Continua...

EDIT: Modificata la data


Messaggio modificato da count zero il 16 Jan 2019, 18:54
 
The Ancient One
messaggio20 Dec 2018, 10:16
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Bellissimo.
Aspetto sviluppi.

Sviluppare i propri Pilastri della Sanità sarà essenziale nel prosieguo del gioco: siete tutti invitati a fare qualcosa di simile, raccontando dei flashback del vostro PG.
Prima lo fate e meglio è per il vostro PG. :-)


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count zero
messaggio20 Dec 2018, 10:54
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POSSIBILE CONTENUTO DISTURBANTE. PROCEDETE NELLA LETTURA A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO

Ore 06:02 del mattino

Rebecca Allen in Haas:

Rebecca è nuda.
Un corpo statuario, idealizzato ed irreale. Un corpo che non possedeva nemmeno da giovane.
Ovunque regna un vuoto nero come pece. Dal nulla emerge la figura di Ralph.
Il suo Ralph è diventato un uomo. È nudo ed il suo membro è in erezione.
Ha un aspetto fiero e cammina con passo sicuro verso di lei attraverso il vuoto ma sembra non avvicinarsi mai. È orgogliosa dell’uomo che è diventato.
Un fremito dietro di lui. Una gigantesca bocca si staglia dietro il suo Ralph. Dalle fauci fuoriesce un orrido fallo, come una grottesca lingua. Si avvolge intorno a Ralph che emette un grido silenzioso. Tutto è silenzio. Il vuoto è silenzio.
Quella lingua fallica sparge il suo seme in faccia a Ralph e si contorce come un serpente mentre stritola il corpo di suo figlio.
Attonita osserva l’incresparsi del buio. Altre bocche emergono dalle pieghe del vuoto e le loro avide lingue iniziano a toccarla. Palpano il suo seno, si intromettono nel suo sesso, nella sua bocca ed in ogni altro orifizio del suo corpo. Geme. Gode. Vive.
Vive mentre suo figlio regredisce nella stretta mortale. Da uomo torna ragazzo, poi bambino, poppante, feto ed infine sperma. Rebecca emette un gemito muto mentre lo “sperma Ralph” schizza nella sua bocca…


Rebecca si sveglia con un gemito ansante. La mano destra, nelle mutandine, indugia sul suo sesso caldo e bagnato. La sinistra giace languida sui capezzoli turgidi. Pensa “Oh Dio! Che cosa è accaduto? Cosa sto facendo?”

Si sentì sporca. Il letto era vuoto. Il “capo di 3° classe Haas”, come era avvezza chiamare il marito, si era alzato come sempre di buon’ora.
Odiava svegliarsi da sola ma quel mattino ringraziò Dio che Simon non fosse lì.
Sì costrinse ad alzarsi ma aveva addosso una strana inquietudine.
Ralphie! Da quanto tempo non lo sentiva? Che fine aveva fatto?
(“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)

Lo specchio del bagno rifletteva il suo corpo nudo. Era una donna “fatta” di oltre cinquant’anni ma la sua bellezza non era totalmente svanita. La sua mano corse verso un seno… poi la ritrasse di colpo.
(“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)

Non era certo una “suora” ma non aveva mai fatto una cosa del genere. Si era tolta diverse “soddisfazioni”, quando vivevano ancora in Oregon e Simon era distante da casa. Aveva avuto diverse storie extraconiugali ma quell’incubo era diverso. La fece sentire contaminata più dei suoi amanti e delle sue “marachelle” sessuali.
(“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)

Si vestì e ritrovò un po’ di tranquillità tra i fornelli, pensando al suo Ralphie. Chissà se sarebbe tornato a casa per natale?
Alle 6.45 esatte sentì la porta di casa aprirsi e la voce del marito che la chiamava.
“Rebecca!”
-Sono qui, caro!-

Continua...

Messaggio modificato da count zero il 22 Dec 2018, 09:42
 
count zero
messaggio22 Dec 2018, 09:36
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Ore 07:30 del mattino

Simon e Rebecca Haas:

Terminata la colazione, Simon si sistemò in poltrona a leggere il giornale.
Rebecca amava quel suo “rito” mattutino che placava per un’ora o due la voglia di uscire di casa del “capo di 3° classe Haas”.
Il marito si era completamente disinteressato della strana missiva ricevuta ma lei non stava più nella pelle. Raggiunse l’ingresso e recuperò il pacchetto su cui spiccava la scrittura chiara e metodica del suo Ralphie. Il cuore ebbe un sussulto e l’incubo tornò alla mente, prepotente ed osceno. (“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)
Aprì il pacchetto lì dove si trovava. Non sapeva cosa immaginarsi all’interno. Un regalo? Un oggetto per la collezione di Ralphie?
La scatola conteneva una lettera vergata a mano da Ralph ed un libro avvolto in carta da pacchi. Dalle dimensioni ridotte, Rebecca pensò ad un diario o un taccuino.
Con malcelata emozione si diresse dal marito esordendo: -Caro...-.
Simon alzò il volto dal giornale -...il pacco ce lo invia il nostro Ralphie.-
Intuendo le intenzioni della moglie, Simon, piegò ordinatamente il giornale e si pose in ascolto.
Rebecca, visibilmente emozionata, aprì la lettera ed iniziò a leggere tutto d’un fiato.

Caro padre, cara madre.
Vi invio questa missiva nella speranza di poter essere da voi quanto prima. Rivedervi presto mi darebbe grande piacere, tuttavia devo prima completare un lavoro nel quale mi trovo coinvolto.
All’interno di questo pacco troverete un taccuino. Vi prego di non leggerlo. Vi chiedo altresì di conservarlo in luogo sicuro, preferibilmente in una cassetta di sicurezza.
Sono costretto a chiedervi un ultimo favore. Nella malaugurata ipotesi in cui mi succedesse qualcosa di grave, recapitate questa missiva al seguente indirizzo: Janet Winston Rogers, ...


Terminò repentinamente la lettura con un groppo in gola.
-Simon?!? Di cosa parla il nostro Ralphie? Qualcosa di grave? Chi è questa Janet?-

Il marito la osservò in silenzio. Stava pensando a Ralph. Era un debole ma un bravo ragazzo in fin dei conti. Pensò che si fosse cacciato in qualcosa più grande di lui ma non voleva allarmare Rebecca. “Cara, calmati. Probabilmente Ralph è solo preoccupato che questo oggetto possa essere rubato. Lo depositerò stamani stesso.” Guardò l’orologio. “Tra un’ora e mezza apre la Suburban Bank. Uscirò tra un'ora in modo da essere già lì all’apertura”.
Il “capo di 3° classe Haas” aveva parlato. Argomento chiuso. Si immerse di nuovo nella lettura del giornale ma in cuor suo sapeva che c'era qualcosa che non andava.

Rebecca aveva il cuore in gola. Il suo Ralph era forse in pericolo? Quel sogno seguito dall’arrivo di quella missiva era un presagio. Lei credeva in ciò che la chiesa definiva “superstizioni” e sentiva che in quella situazione c'era qualcosa di maledettamente strano. (“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)
Senza proferire parola si chiuse in bagno portandosi dietro il misterioso pacco. Sapeva che Simon non avrebbe approvato il suo comportamento ma lei doveva conoscere ciò che conteneva.
Con esperta calma aprì l’involucro in modo da poterlo richiudere perfettamente.
All’interno un taccuino dall’aspetto nuovo ed impeccabile, attendeva di essere letto.
Lo aprì con mano tremante. Sulla prima pagina spiccava in caratteri grandi e perfetti il nome di suo figlio “Ralph Haas” seguiti dalla data “18 Novembre 1934”

Continua...
 
count zero
messaggio23 Dec 2018, 07:11
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Ore 07:45 del mattino

Rebecca Allen in Haas:

Rebecca lesse la prima pagina del taccuino di Ralph e rimase stupita da un inquietante avviso.

Questo taccuino è rivolto a Janet Winston Rogers o a coloro che indagano per suo conto.
Chiunque altro è avvisato.
NON LEGGETE OLTRE. NON VOLTATE PAGINA.


Esitò per un attimo ma il ricordo dell’incubo la spinse ad andare avanti. Doveva sapere se il suo Ralphie era in pericolo.

Voltò pagina e lesse. All’inizio sembrava una raccolta di indizi organizzata sicuramente secondo il “metodo” di Ralphie. Era preciso nella scrittura ed organizzava tutto secondo i propri schemi mentali.

Quando era ragazzo Simon aveva insistito per portarlo da alcuni specialisti nel campo della psicologia. Questi presunti “specialisti” le avevano spiegato che loro figlio soffriva di mania ossessiva compulsiva. Sciocchezze! Rebecca non era d'accordo.
Il suo Ralphie era solo preciso e la precisione, si sa, non è un difetto. È un pregio.
-Ralphie non ha difetti-, pensò Rebecca, mentre procedeva nella lettura.

Lesse ancora avidamente e più si addentrava nella lettura più il disagio cresceva dentro di lei così come il desiderio di conoscere tutto.
Bocche voraci. Perversioni sessuali. Culti oscuri. Strane creature. Cosa significava tutto ciò?
(“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)
Rebecca si sentì morire. Lei sapeva che il suo Ralphie non era un pazzo. Era molto intelligente il suo Ralphie. Se aveva scritto questi appunti doveva essere tutto vero.

Sfogliò le ultime pagine e vide riproduzioni di orribili disegni concepiti da quell’Henslowe che veniva citato all’inizio del taccuino.
Si sentì mancare. Un brivido scosse il suo corpo. Un’eccitazione misteriosa stuzzicò il suo sesso. Quei disegni… l’incubo. Era tutto vero!
(“Quella BOCCA! Suo figlio! Quell'eccitazione…”)

Scossa fin nel profondo dell’anima, Rebecca chiuse il pacco, sistemando tutto al proprio posto. Simon non doveva sapere. Non avrebbe capito.
- Ralphie, Ralphie...- pensò -...torna a casa figlio mio. Ti voglio bene Ralphie. Torna a casa.-

Cosa avrebbe potuto fare?
Uscì silenziosamente dal bagno e appoggiò il pacco dove lo aveva prelevato.
Era certa che Simon avrebbe seguito le indicazioni di Ralph alla lettera. Lui era fatto così. Non era curioso ed era abituato ad obbedire agli ordini.
Ma lei? Cosa avrebbe fatto Rebecca per suo figlio?
Qualsiasi cosa!

Continua…



 
count zero
messaggio24 Dec 2018, 08:15
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Ore 09:00 del mattino

Simon Haas:

Simon attese l’apertura della Suburban Bank sotto una lieve pioggia che imperlava quel mattino scuro. Sottobraccio teneva il pacco sigillato di Ralphie.
Un impiegato della Suburban, di nome Fred Miller, lo accolse allo sportello come primo cliente della giornata. Fu cortese ma il noleggio della piccola cassetta di sicurezza richiese un po di tempo e qualche scartoffia da firmare.
Infine Simon depositò il pacco di Ralphie nella cassetta “A77” e chiuse con la chiave che Miller gli aveva consegnato. Chiudere quel plico fu come dare una stretta al proprio cuore.
Simon sapeva che qualcosa andava maledettamente male.
Ebbe l’impressione di aver chiuso là dentro una bomba.
Sarebbe esplosa, prima o poi.

Continua???

Messaggio modificato da count zero il 24 Dec 2018, 08:32
 
count zero
messaggio28 Dec 2018, 09:04
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Ore 09:23 del mattino

Fred Miller, impiegato della Suburban Bank:

Il direttore della Suburban Bank, signor Jhonas Allbury, sembrava un grottesco babbo natale incazzato. Con la sua folta barba grigia, fisico robusto e sguardo perennemente accigliato era il terrore di ogni dipendente della banca.
Fred lo osservò mentre bofonchiava leggendo la documentazione del noleggio di una cassetta di sicurezza.

Quella mattina non era iniziata bene per Fred. L’apertura di una cassetta di sicurezza non era così inusuale da metterlo di malumore ma non si sarebbe aspettato una simile richiesta dal Signor Simon Haas.
Haas era un cliente della banca e Fred ne conosceva i miseri depositi ed i suoi abituali prelievi a scapito di una pensione non molto brillante.
La politica della Suburban circa l’assegnazione di una cassetta di sicurezza prevedeva la compilazione di un'autocertificazione da parte del cliente dove si richiedeva la stima dei beni depositati. Simon Haas aveva indicato 0$.
Questa era il tipo di stranezza che Fred detestava affrontare nel suo lavoro perché richiedeva l'approvazione del direttore.
Fred odiava trovarsi in quell’ufficio di fronte a “Re Allbury”. L’ufficio del direttore era un inquietante miscuglio di arte sacra, oggetti esotici, maschere africane e folli stranezze. Sì diceva che “Re Allbury” fosse un appassionato di misteri, oltre che di denaro.

Fred trattenne il respiro mentre il direttore sfogliava la documentazione che gli aveva sottoposto. Il signor Haas aveva richiesto l’invio di una seconda chiave tramite portavalori ad un secondo soggetto. Era una procedura insolita e costosa, soprattutto per una cassetta contenente beni per 0$.

Infine “Re Allbury” parlò. Un vocione profondo. Stringato, come al solito. “Bene, Signor Miller. Proceda.”

Fred tirò un sospiro di sollievo.

Continua...
 
count zero
messaggio29 Dec 2018, 08:25
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Ore 10:17 del mattino

Simon Haas:

Lasciata la Suburban Bank, Simon si concesse una piacevole passeggiata.
Si sentiva stranamente in tensione e temeva per Ralph. Dio solo sa se aveva cercato di farne un vero uomo ma Ralphie era uno smidollato. Nonostante questo, Simon lo amava profondamente, come solo un padre può fare, e soffriva in silenzio all’idea che suo figlio fosse in pericolo.

Si fermò di fronte ad un basso edificio. Lo conosceva bene. All'interno di quelle mura veniva gestita una "casa di piacere" che frequentava da diversi anni.
I passi ed i ricordi lo avevano condotto lì per un motivo: Molly Tilly.

Quando Ralph aveva poco meno di quindici anni lo aveva portato lì sperando che la dolce Molly lo “istruisse” sessualmente e gli facesse perdere quello sguardo da secchione verginello.
Molly gli era sembrata un'ottima scelta per Ralph, visto che all'epoca non dimostrava più di sedici anni.
Aveva un seno marmoreo, due chiappette sode e un'aria da troietta alle prime armi che Simon non disdegnava.

Pagò in anticipo la perdita di verginità di Ralph ma dopo una brevissima “lezione”, Molly gli restituì il denaro.

Ralphie aveva le lacrime agli occhi dall'imbarazzo e, nonostante la sua esperienza nel settore, Molly non era riuscita nemmeno a far “drizzare il soldato”. Disse proprio così.

Avrebbe voluto insistere ma promise a Ralph di non farlo. In fin dei conti sapeva che Ralph non era un finocchio. Quando era ragazzo lo aveva trovato spesso e volentieri con dubbie riviste erotiche piene di troiette mezze svestite.
No, non era un finocchio. Era solo un debole. Simon confidava che, prima o poi, avrebbe trovato una troia che lo soddisfacesse.

Da quando era in congedo, Simon veniva spesso a trovare Molly Tilly e le sue colleghe. “Scoparsi queste troie non vuol dire amare di meno Rebecca.”, pensò.
Ne era convinto. Loro fornivano un diverso svago che non poteva e non voleva chiedere a sua moglie, la madre di suo figlio.

Guardò l'orologio. Era troppo presto per gettarsi tra le tette di Molly Tilly. Decise quindi di continuare la sua passeggiata, fantasticando di incularsi Molly e sborrare in faccia a quella dolce puttanella.
“Magari stasera…”, pensò.

Continua…
 
count zero
messaggio30 Dec 2018, 09:18
Messaggio #9





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Ore 20:25

Jhonas Allbury, direttore della Suburban Bank:

Jhonas osservò l'orologio a muro. Fuori dalla finestra era buio. La banca era chiusa da diverse ore e l'ultimo impiegato se ne era andato alle sei del pomeriggio. Rimanevano solo gli addetti alle pulizie e gli agenti della sicurezza.
Come era suo solito, Allbury esegui un giro di controllo prima della chiusura della banca. Come direttore era suo preciso dovere e responsabilità. Tuttavia oggi bramava più di tutto quel giro in solitudine.
Per l’intera giornata era stato distratto dalla “strana” richiesta della cassetta di sicurezza “A77”, assegnata allo sconosciuto ed ordinario signor Simon Haas. Allbury era incuriosito dai beni privi di valore monetario che la “A77” doveva contenere e, soprattutto, dal fatto che, su richiesta di Haas, una copia delle chiavi era stata consegnata tramite portavalori all'ereditiera Janet Winston Rogers.

Jhonas conosceva alla lontana i Winston, grazie ad alcuni eventi di beneficenza a cui aveva partecipato. Sicuramente lui stesso era abbastanza ricco e ben inserito in società.
Ricordava che il padre di Janet, Walter era morto tempo fa. La ragazza doveva essere dannatamente ricca e Jhonas non comprendeva che legame potesse avere con il misero Haas.

Jhonas Allbury andava matto per ogni tipo di mistero. Aveva raccolto oggetti misteriosi, testimonianze fantastiche ed ogni tipo di fantasticheria in giro per il mondo. Era il suo hobby e non poteva farne a meno. Doveva dipanare quella storia curiosa che si era palesata lì, proprio sotto il suo naso.

Durante il suo giro, non visto, si chiuse nella cella delle cassette di sicurezza. Nessuno dei vigilanti aveva chiavi di accesso per quelle aree per cui si sistemò comodamente alla scrivania a disposizione dei clienti. Si diresse verso la “A77”, una piccola cassetta che poteva contenere al massimo una scatola da scarpe. La aprì con il passepartout e ne estrasse la cassetta. All’interno c’era solo un insignificante libercolo.

Non sapeva cosa aspettarsi. Lo aprì ed in seconda pagina lesse:
"Questo taccuino è rivolto a Janet Winston Rogers o a coloro che indagano per suo conto.
Chiunque altro è avvisato.
NON LEGGETE OLTRE. NON VOLTATE PAGINA."

Un indagine? Su quale argomento? L'autore era un tale Ralph Haas, forse il figlio o il fratello di Simon?
Doveva sapere. Iniziò a sfogliarlo ed in breve fu rapito da quegli appunti che trasudavano mistero, occultismo, raccapriccio, sesso ed orrore. Si chiese più volte se ciò che stava leggendo era frutto di un romanziere, di un folle oppure la vera testimonianza di qualcosa realmente accaduto.

Era affascinato da quegli scritti misteriosi. Come una droga, quel mistero iniziò a scorrere nelle sue vene...

Continua...

 
count zero
messaggio3 Jan 2019, 23:09
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Ore 10:35 del mattino

Rebecca Allen in Haas:

Suo marito Simon era uscito presto per mettere al sicuro la missiva di loro figlio alla Suburban Bank. Quel giorno Simon avrebbe partecipato ad un raduno di ex-commilitoni che si teneva circa due volte all’anno. Avrebbero pranzato in trattoria, dopodiché avrebbero “migrato” di locale in locale, tra alcolici, fumo e vecchi aneddoti. In quelle rare occasioni Simon tornava a tarda notte, spesso alticcio per i numerosi brindisi e gli eccessi dell’intera giornata. Rebecca non era un stupida. Sapeva benissimo che la serata avrebbe previsto anche donne ma lo accettava. Simon era un buon marito e, comunque, pensò -Chi la fa l’aspetti.-
Quel giorno, il raduno fu una vera benedizione, poiché Rebecca si sentì libera da qualsiasi impegno domestico e decise di impiegare il tempo alla ricerca di Ralphie.

Iniziò la sua ricerca con l’apparecchio telefonico. Per rintracciare qualsiasi altro sarebbe stata la via più logica e veloce ma l’appartamento di suo figlio era sprovvisto di telefono. Il suo Ralphie detestava il suono del telefono e si rifiutò di installarlo in casa.
Rebecca tentò di rintracciarlo al numero della sua bottega antiquaria ma nessuno rispose. Tentò diverse volte ad intervalli regolari per circa un’ora ma di fronte a ripetuti fallimenti, decise di uscire e recarsi di persona a casa di Ralph.
Si vestì in fretta e di gran carriera attraversò la City con i mezzi pubblici raggiungendo infine il quartiere di SoHo.

Al 451 di Broome Str. sorgeva il bel palazzo che ospitava la boutique antiquaria del suo Ralphie. Sulla porta era appeso un cartello in bronzo su cui stupendi caratteri gotici scrivevano una semplice parola: “Chiuso”.
Rebecca scrutò all’interno, temendo di scorgere il negozio saccheggiato ed il cadavere di suo figlio morto da giorni. Tirò un sospiro di sollievo quando vide che tutto era in ordine.

Al secondo piano del palazzo, esattamente sopra il negozio, si trovava l’appartamento di Ralph. Rebecca aprì il portone del palazzo con la copia di chiavi che Ralphie le aveva lasciato e notò che la sua cassetta postale era colma.
Preoccupata, si spinse fino al pianerottolo del suo appartamento ed aprì la serratura.

L’appartamento era impeccabile. Rebecca riconobbe ovunque il perfetto ordine di Ralph. Cercò in ogni stanza ma il suo dolce Ralphie non c’era e tutto lasciava supporre che non mettesse piede lì da settimane.

L’incubo della distruzione di suo figlio le tornò alla mente, vivido e spietato.
- Che fine hai fatto, Ralphie? Dove sei? - sussurrò mentre le lacrime invadevano i suoi occhi come un fiume in piena?

Si guardò intorno colma di disperazione, fino a che il suo sguardo si posò su una parte di libreria che sembrava completamente dedicata ad una raccolta tematica di romanzi.
In bella vista, racchiusa in una piccola cornice d’argento, c'era la foto di una giovane donna di colore. Sembrava una foto ritratto. -Chi sei? Sai dov'è il mio Ralph?-
Sulle costole di tutti quei libri era riportato un nome: Dorothy Astor.
Rebecca sfogliò freneticamente alcuni di quei libri alla ricerca di qualsiasi cosa. Una dedica, una traccia, una sottolineatura. Sembravano romanzi fantasiosi e nulla di più.
Freneticamente, colta da una intuizione, tolse la foto dalla cornice e la voltò. Sul retro una dedica. “a Walter Winston. Dorothy Astor.”

-Winston…- pensò -Di nuovo Winston! Chi è questa Dorothy? Perché Ralph ha una dedica rivolta a Winston? Cosa vuole dal mio Ralphie questa negra?- Questa donna non le piaceva nemmeno un po’...

Continua...

Messaggio modificato da count zero il 3 Jan 2019, 23:09
 
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messaggio4 Jan 2019, 20:36
Messaggio #11





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Ore 13:49

Rebecca Allen in Haas:

L’appartamento di Ralph era arredato con ottimo gusto. Rebecca non entrava in quella casa da diversi anni. Il suo Ralphie era sempre stato molto schivo e riservato ma da quando si era trasferito lì lo era diventato ancora di più.
Rebecca sapeva che quel luogo rispecchiava l’interno della sua mente, così acuta e complessa. Se nella libreria aveva dedicato una intera sezione a Dorothy Astor, sicuramente quella donna rivestiva un ruolo importante nei suoi pensieri. -Una negra.- pensò -Dio ci aiuti!-

Rebecca intuì che, se la libreria poteva considerarsi il cervello di Ralph, il suo cuore e le sue emozioni dovevano trovarsi in un luogo più intimo della casa. Si spostò in camera dove un bel letto a baldacchino dominava la stanza. In un angolo si trovava un antico baule in legno dall'aspetto medievale, rinforzato da bande e borchie di ferro.
Lo aprì, scoprendo che custodiva alcuni libri che Simon aveva regalato a loro figlio.

Rebecca fu assalita dai ricordi.
Ralph era un bimbo estremamente intelligente ma fragile.
Fu chiaro ad entrambi i genitori che il futuro di Ralphie erano gli studi universitari.
Purtroppo la realtà si dimostrò molto diversa. La famiglia di Rebecca, perse gran parte dei loro averi e gli investimenti finanziari di Simon furono fallimentari.
Come molti Ralph iniziò a lavorare poco dopo l'istruzione elementare ma suo padre continuò a fomentare la sua voglia di conoscenza investendo ciò che poteva in libri e cultura.

Ricordava quei giorni con affetto. Quando era in licenza, Simon passava gran parte del tempo con Ralph, spesso in biblioteca, studiando e leggendo insieme.
L'idillio durò fino ai quindici anni di Ralph. Dopodiché il ragazzo divenne scostante con il padre e chiuso con sua madre. Nonostante Rebecca avesse tentato di capire il perché, non ci riuscì mai. Era convinta che quei due custodissero un segreto.

Un orrendo pensiero si materializzò nella sua mente. -Non conosco più il mio Ralphie. Non conosco l'uomo che è diventato ma solo il bambino che era.-

Doveva conoscere. Frugò l'appartamento ma ciò che trovò nel suo studio la scosse profondamente.
Foto di donne nude. Una intera collezione di quelle “foto d'arte” era in bella vista, contenuta in un mobile archivio. Interi libri fotografici erano dedicati a donne di colore, anch'esse nude. -Negre. Dio ci salvi!-
Collezioni di rare riviste erotiche erano in mostra su belle scaffalature cesellate.
Alle pareti, quadri molto espliciti di autori moderni lasciavano ben poco da intuire all'osservatore.
-Pornografia!- pensò Rebecca con ribrezzo.

Continua...

 
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messaggio9 Jan 2019, 13:40
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CONTENUTO ESPLICITO


Ore 23:00 circa

Molly Tilly:

Le tette di Molly ondeggiavano sotto i precisi colpi di Simon. Le sue natiche erano arrossate dagli schiaffi di Haas che penetrava il suo culetto senza sosta.
La dolce Molly Tilly elargiva “AH!” a profusione. Gemeva come una cagna in calore perché sapeva bene che ai suoi clienti piacevano quei versi da scolaretta, un po’ troietta ma non troppo.
Con la faccia riversa sul lenzuolo sorrise pensando a quanto era maledettamente brava nel suo lavoro mentre il signor Haas si divertiva con il suo ano. Simon sembrava ubriaco quella sera, infatti era stata dura farlo diventare bello dritto e adesso era comunque una bella sfida farlo venire.
Aumentò il volume e la cadenza degli “AH!” nella speranza che finalmente, il soldatino di Haas sparasse il suo colpo. Mentre “godeva” le tornò in mente quel triste debosciato del figlio di Hass. -Rass? Rolf? Come cazzo si chiamava?-
Gli “AH!” si sprecarono ma ancora niente sperma.Iniziava ad annoiarsi.
-Uff! Che femminuccia quel Rofl! Chissà che fine avrà fatto?-
Diversi “AH!” dopo alla stanca ed annoiata Molly venne una brillante idea.
Sottrasse il suo culo da Simon con un fasullo “Aspetta…non venire ancora.”
Si alzò e raggiunse la cassettiera dove teneva anche qualche arnese del mestiere. Una collega le aveva portato tempo fa un nuovo afrodisiaco. Avrebbe dato una bella scossa a quel Simon.
“Prendi questo...e fammi godere!” Gli lanciò il flacone ed uno sguardo da liceale arrapata alla prima scopata.
Il signor Haas, ubriaco e voglioso, inghiottì senza troppi dubbi.
Molly vide il suo cazzo farsi duro in un baleno e quasi non ebbe il tempo di mettersi a pecora.
Il suo cliente la afferrò ed iniziò a pompare di brutto. Venne in un baleno ma non accennò a fermarsi.
Quando sentì il suo caldo sperma Molly cercò di divincolarsi ma quello stronzo era diventato un assatanato.
-Porca troia!- pensò -Sarà un casino farlo smettere.-
Provò ad uscire dalla sua presa ma Haas aveva preso vigore e le sue mani sembravano due morse. -Che dire del suo cazzo? Sembra una trave d’acciaio! Fanculo!-
Tentò di rotolare sul fianco ma niente da fare. Pensò a quella sua stronza amica di L.A. -Puttana! La prossima volta che ti vedo ti ficco questo Nettare nel culo.-
Infine Molly Tilly iniziò a godere davvero.

Continua...
 
count zero
messaggio10 Jan 2019, 10:14
Messaggio #13





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25 Novembre 1934 - New York
Ore 05:00 circa

Rebecca Allen in Haas:

Rebecca è nuda.
Ovunque regna un vuoto nero come pece. Dal nulla emerge la figura di una ragazza di colore. Il suo IO onirico comprende che si tratta della donna della foto, Dorothy Astor.
La ragazza è giovane, carina e nuda. Belle tette sode, un culetto scolpito e statuario. La sua bocca ha labbra carnose che implorano “baciami”.
Il corpo nudo di Rebecca e della ragazza sconosciuta si avvicinano nel vuoto.
Rebecca allunga le sue mani su quella pelle vellutata, accarezza i suoi scuri capezzoli turgidi in un vuoto silenzio. Affonda le sue dita nel caldo sesso della ragazza e si lascia cullare dalla sua dolce lingua che le attraversa il corpo.
Sotto le sue perverse attenzioni, la ragazza si trasforma in una inquietante bambola di pezza. Il suo volto, i suoi capelli, l’intero suo corpo si impregna di umori e sangue. Dalla sua bocca cola fuori un disgustoso rivolo di sperma.


Rebecca si svegliò repentinamente.
Dentro di lei percepiva la morte. Una morte certa e incombente che sovrastava ogni cosa.

Il letto era vuoto. Simon non era ancora tornato dalla sua giornata con gli ex-commilitoni.
-Si staranno divertendo con qualche troietta...- pensò, rammaricata dalla sua stessa sfiducia.
Si alzò, scossa da quello strano sogno e ripensò alla giornata trascorsa nell’appartamento del suo Ralphie. Aveva un vuoto nello stomaco e si diresse in cucina per prepararsi un tè caldo.

Le stravaganti collezioni erotiche di Ralph l’avevano colpita nel profondo. Non capiva perché suo figlio, così educato, bello e prestante, fosse caduto in quell’osceno vortice di pornografia.
Cosa rappresentavano quelle collezioni? Chi aveva scattato le foto di quelle donne? Era stato Ralph? Forse il taccuino custodito in banca poteva essere la chiave per ritrovare il suo Ralphie? Chi era veramente Dorothy As...

Il bollitore fischiò nel silenzio della notte, facendola trasalire e spezzando la catena dei suoi pensieri.
Nel silenzio e nel buio della sua cucina trascorse alcune ore fino al mattino. Si sentiva gelare ma non si trattava di un freddo che poteva cancellare con stufa e abiti pesanti. Era un gelo che proveniva dalla sua anima.

Rimase lì attendendo l’arrivo di Simon.
L’orologio segnava le 8.00 ma il “capo di 3° classe Haas” non accennava a tornare.
Attese, gelata ed immobile. Le 9.00.. le 11.00.. le 13.00.

Simon? Ralph? Dov’erano?

Continua...

EDIT: Modificata la data


Messaggio modificato da count zero il 16 Jan 2019, 18:55
 
count zero
messaggio11 Jan 2019, 09:19
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25 Novembre 1934 - New York

Ore 07:00 circa

Simon Haas:

Un raggio di sole svegliò Simon dalla sua incoscienza. Puzzava di alcool, fumo, sudore e sesso.
Il suo cazzo era duro come una verga d’acciaio ed ancora impalato nel dolce culetto di Molly Tilly che giaceva sotto di lui priva di conoscenza.
Tentò di alzarsi. Estrasse il suo membro ancora in erezione e cadde a fianco di Molly sulle lenzuola intrise di sudore e sperma. Guardò l’orologio che segnava le 7:12 del mattino.
Sentiva il corpo a pezzi come dopo una lotta ma dentro di lui ardeva uno strano fuoco.
Molly sembrava completamente distrutta. Scostò i capelli dal suo viso e la guardò dormire.
-Da quante ore sono qui?- Cercò di pensare ma non riusciva a ricordare molto. -Il pranzo con gli ex-commilitoni. Qualche bevuta. La cena. Altre bevute. Qualche goliardico scherzo… e poi?-
Non riuscì a ricordare quando e come era arrivato da Molly. La sua mente sembrava sfuggirgli e bramava solo sesso.

-E’ una gran fica.- Pensò.
Mentre osservava il suo visino decise di infrangere l’unica regola che quella troietta gli aveva imposto. Voltò la testa di Molly quel tanto che bastava per baciarla sulla bocca e fece scivolare la lingua all’interno delle sue labbra.
Pensò -E’ paradossale. Qui dentro ci posso mettere il cazzo ma non la lingua?!?-
Le sue labbra erano dolci come il miele. Mentre gustava la sua dolce incoscienza il suo membro iniziò ad indurirsi di nuovo, finchè ricordò -Quella fiala! Molly mi aveva dato una fiala...-
Sentiva la sua vitalità crescere pian piano. Aveva voglia di sbattersi ancora la dolce Molly che stava iniziando a riprendere conoscenza.
-Prima devo trovarla…- Scattò verso la cassettiera e frugò, iniziando a ricordare frammenti della sera precedente. Trovò una sola fiala identica a quella che aveva assunto e la fece scivolare nella tasca del suo cappotto. -DEVO averla!- pensò.

Molly riprese conoscenza ma Simon le fu subito addosso. Possessivo e deciso. -Non fare scherzi! Mi devi già pagare tutta la notte!- disse Molly sbadigliando.
“Facciamo il conto dopo!” le rispose Simon mentre la girava su un fianco. Sentiva un fuoco bruciare dentro di sé. Il suo cazzo era un ferro rovente ed iniziò a sbattersela a gambe aperte trattenendo una delle sue cosce sulla spalla.
Fu un attimo e Simon perse completamente coscienza di sé. I gemiti salirono e si spensero pian piano, esattamente come fece la luce del giorno; crebbe e si spense.
Il cazzo di Haas penetrò in ogni anfratto di Molly Tilly. La sua bocca; la sua vagina; il suo dolce culetto; in mezzo alle sue tette. Nessun luogo fu risparmiato in quel delirio.

Infine Simon cadde.

Continua…

EDIT: Modificata la data


Messaggio modificato da count zero il 16 Jan 2019, 18:55
 
count zero
messaggio12 Jan 2019, 08:44
Messaggio #15





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Ore ??:?? della notte

Molly Tilly:

Si svegliò quando tutto era buio intorno a lei. Molly era riversa sul pavimento, come una bambola di pezza. Il suo volto, i suoi capelli, l’intero suo corpo era colloso di umori e sangue.
Tossì. Dalla sua bocca colò fuori un disgustoso rivolo di sperma.
Un dolore lancinante attraversava il suo corpo a partire dal suo culo fino a raggiungere la sua vagina.
-Che stronzo!- pensò. - Ma che cazzo gli è preso a questo fottuto vecchio di merda!-

Riverso accanto a lei c’era quello stronzo fottuto di Haas. Simon era visibilmente distrutto. Il suo corpo era immobile e dolorante. Si era afflosciato come un palloncino sgonfio. Era rimasto riverso in quella pozza del suo stesso sperma, incapace di alzarsi o emettere parola.

Molly si alzò faticosamente, prese un secchio d’acqua fredda dal bagno e lo scaraventò brutalmente su quello stronzo di Haas. Mentre Simon riprendeva conoscenza frugò nei suoi pantaloni, dove sapeva che teneva il portafoglio e prese tutto ciò che aveva.
Gli urlò in faccia -Trecento dollari del cazzo?!? Ma vaffanculo! Me ne dovresti dare tremila o trentamila, brutto stronzo!-
Spalancò la porta del piccolo appartamento e lanciò i vestiti oltre la soglia gridando -Fuori di qui! Non ti azzardare a rimetterci piede, brutto bastardo!-
Quel vecchio stronzo non proferì parola. Prese i suoi stracci e strisciò fuori di casa come il verme che era. Molly sbattè la porta chiudendolo fuori.

Il portafoglio di Haas conteneva anche una piccola chiave su cui era incisa la sigla “A77” e una vecchia foto che era scivolata fuori planando sul pavimento. Molly la raccolse dallo sperma e vide che ritraeva quello stronzo di Simon, una bella donna e il loro figlioletto frignone.
-Rolf? Rodolfo? Romeo? Come cazzo si chiamava questo idiota debosciato?-

La donna, sicuramente la moglie dello zozzo, aveva l’aria della gatta in calore. Pensò -Chissà se la moglie gli da il culo a questo bastardo?!?-

-Sai cosa? VAFFANCULO a tutti gli Haas del mondo!- gridò.

Continua...
 
count zero
messaggio13 Jan 2019, 00:25
Messaggio #16





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25 Novembre 1934 - New York
Ore 05:00 circa

Simon e Rebecca Haas:

Simon rientrò a casa distrutto e provato da quell’esperienza.
Non sapeva cosa avrebbe detto alla moglie. Probabilmente la pura verità.

La verità su ciò che gli era accaduto in queste due notti. La puttana Molly, quella strana droga, il sesso e quant’altro.

La verità su ciò che aveva allontanato Ralph da casa a quindici anni. Lui stesso. Il suo essere inflessibile. La sua insistenza a trasformarlo in un uomo, le puttane, la sua mania con le armi da fuoco e Dio solo sapeva quanto altro aveva dovuto sopportare Ralphie.

Pianse, pensando che era stato un pessimo padre ed un pessimo esempio. Lui lo amava ed avrebbe voluto insegnargli molte cose ma, si rendeva conto solo ora, che Ralph non era pronto. Non era stato un padre paziente. Non aveva capito. Ormai era troppo tardi.

Infine le avrebbe ricordato l’ultima, amara verità...

Quando Simon varcò la soglia di casa non era pronto per lo spettacolo che si presentava davanti ai suoi occhi.

Rebecca se ne stava in cucina, seduta al buio. Una tazza vuota in mano. Respirava a fatica e fissava il vuoto. Era in vestaglia ed aveva il corpo completamente gelato. La vestaglia bagnata ed una pozza fredda di urina indicavano che si trovava su quella sedia da molto tempo.

Simon accorse da lei, la coprì e la scaldò, le preparò un bagno caldo e la accudì come fosse stata una bimba.

-Caro, ho fatto molti sogni.- disse come prima cosa Rebecca quando fu in grado di parlare. -In molti sogni ho visto il nostro Ralph morire…- lacrime rigarono il suo volto.

Nelle ultime due settimane Simon aveva udito molte volte questi discorsi e molte volte aveva rassicurato la moglie. Ma quella sera non poteva e non voleva.
“Rebecca, cerca di ricordare. Lo sai.” Le mostrò i titoli di un quotidiano di Los Angeles datato 22 Novembre. In prima pagina c’era la foto di una villa rasa al suolo e gli identikit di alcuni sospetti. Uno di loro era proprio Ralphie.
“Ne abbiamo già parlato, ricordi? Ralph è morto in quella villa!”

In quel momento Rebecca ricordò e comprese. Il disinteresse di Simon per quella missiva. Il distacco. La voglia di uscire. La voglia di ubriacarsi con gli amici.

Simon ricordava. Simon sapeva.

Ralph era morto e con lui anche una parte di loro.

Fine?


Per il custode:

Se c'è qualcosa che non torna nella continuità cambia pure o elimina.
Non chiudere che ci sarà un'ultima sorpresa.


EDIT: Modificata la data


Messaggio modificato da count zero il 16 Jan 2019, 18:54
 
The Ancient One
messaggio13 Jan 2019, 12:31
Messaggio #17



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Mi pare che torni tutto. Lettura fantastica.

Sarà molto utile anche nel seguito della storia principale.


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count zero
messaggio14 Jan 2019, 13:12
Messaggio #18





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Simon Haas:

Il telefono squillò.
“Casa Haas, chi parla?” la linea era disturbata.
Un fruscio fu interrotto da una voce vagamento familiare.
-Simon? Sono il tuo amico Colt Tilly. Ti ricordi di me?-
Simon non ricordava nessuno con quel nome. Ricordava bene Molly Tilly, la puttana, ma era sicuro di non avere nessun amico di nome Colt. Che scherzo idiota.
“Ascolta. Non so chi sei ma non sono in vena di scherzi...” disse riattaccando la cornetta.

Il telefono squillò di nuovo.
“Casa Haas.”
La stessa voce, disturbata dai fruscii -Non riattaccare. Sono Colt. Ti ricordi sicuramente dell’estate del pronto soccorso animali. Sono Colt Tilly.-
Era la voce di Ralph? Era il suo Ralphie? Non erano in molti a conoscere ciò che fecero in quell'estate.
“Si ricordo quell’estate. E’ vero... Colt. Scusami. Come stai?” Colt… certo. Quell’estate voleva far provare la propria Colt a Ralphie ma...
-Ciao Simon. Felice di risentirti. Io sto bene. Tu e Rebecca come state?-
Non poteva crederci. Il suo cuore riprese a battere dopo che era morto assieme al suo Ralphie.
Aveva una seconda possibilità e, questa volta, non l'avrebbe deluso.

Fine
 
The Ancient One
messaggio14 Jan 2019, 23:40
Messaggio #19



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