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> Atto 1 - Scena 54, Fuga da Los Angeles
The Ancient One
messaggio11 Jan 2019, 17:45
Messaggio #1



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21 Novembre 1934, ore 03:00 AM
La villa di Trammel


L'esplosione vi colse che il vento della notte di Los Angeles aveva appena ripreso ad accarezzare i vostri volti.
I piedi nudi di Alfred toccavano l'erba umida del giardino e un brivido lo percorse: era vivo.

BOOOM!

L'esplosione fu talmente forte che riusciste a sentirla violentemente anche dai vostri orecchi sanguinanti.
L'esplosione fu talmente forte che i vetri della villa di fronte, a chissà quanti metri di distanza, andarono in frantumi tutti insieme, investiti dall'onda d'urto.
L'esplosione fu talmente forte che tutta la parte centrale della villa collassò su sé stessa come un castello di carta.
L'esplosione fu talmente forte che si portò via anche il ricordo di Malley, Joseph, e Sullivan.
L'esplosione fu talmente forte che in un solo momento le carni di tutte quelle persone sono esplose insieme, mischiandosi in una vera orgia definitiva di sangue e morte.
L'esplosione fu talmente forte... si può solo sperare che si sia portata via anche la Bocca.

Torna il silenzio, mentre le macerie trovano un loro caotico equilibrio.
Lento torna anche il vostro udito.
E mentre riappaiono i suoni nella vostra mente, uno spicca su tutti gli altri: il suono di decine di sirene sono spiegate in Hyacinth Street!
E i loro lampeggianti illuminano la notte di colori spettrali. La Notte del '34.

Le pattuglie della polizia sono radunate davanti al cancello della villa, forse esterrefatti di quel massacro. Di certo ancora ignari di quello che li aspetta.
I poliziotti, inizialmente sorpresi dell'esplosione, sono ora pronti ad agire.
Due di loro però non hanno perso tempo e stanno inculandosi sopra il cadavere smembrato dai colpi di mitragliatore del loro compagno.
Forse un modo elegante per dire addio al loro compagno di sodomia?


State sanguinando. Stante ansimando. State delirando.

E a quel punto succede qualcosa di strano, qualcosa che non riuscite a cogliere fino in fondo. Tutto si svolge velocissimo
Una voragine nera, un pozzo senza luce, si spalanca a pochi passi da voi. E inizia ad allargarsi verso di voi. Pronto a divorarvi.
Ma in una frazione di secondo qualcosa si illumina nella tasca di Udko. Si illumina di una luce fortissima.
E poi tutto finisce. La luce che emanava dal vestito lacerato di Udko si spegne. E il pozzo si richiude, così come si era aperto.

Un'allucinazione?
Eppure qualcosa brucia nella tasca del dottore.

Questa Notte del '34 non è ancora finita.


--------------------
 
Herman Rotwang
messaggio11 Jan 2019, 20:14
Messaggio #2





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Udko

Ralph mi ha preso...
Mi prende e mi trascina via... Nel torpore della mia (nostra?) semiincoscienza sento la freschezza dell'aria aperta che mi colpisce la faccia restituendomi un barlume di lucidità.
Il fragore dell'esplosione è terribile: sembra quasi che l'intera villa stia collassando su se stessa.
Mi guardo intorno e non capisco affatto chi altri sia con noi...
Alfred? Dorothy? Gli altri? Ce la avranno fatta?

Ben presto intravedo la sagoma della rimessa.
Con la coda dell'occhio mi rendo conto che a nord un assembramento di piedipiatti si accalca al cancello divelto.
Per il momento non ci hanno visto. Ma la cosa non potrà durare a lungo...

Poi vedo una cosa sconvolgente.
Saranno i miei sensi sconvolti? Un pozzo di tenebra si apre dinanzi a noi... Sembra allargarsi, allargarsi, allargarsi sempre di più.
Poi proprio da me, dal mio zaino, un fascio di luce si proietta di controbalzo a colpire la tenebra.
Poi tutto svanisce.
Che cazzo succede? Spero fra me e me che voglia dire che la fottuta Bocca è crepata e ha tirato le cuoia!!!

Ma è ancora un tormento di dolore.
Ralph mi getta sul sedile posteriore dell'auto di Trammell... Accanto a Padre Carl che pare vivo, ma emaciato ed esanime più che mai.
Non è ancora finita, cazzo! Qui possiamo da un momento all'altro perdere la buccia, se non troviamo una via di uscita e di fuga al più presto.
Ma sono impotente, un mero spettatore. Qualsiasi cosa accada accadrà e io la subirò!

Vedo Ralph che si siede al posto di guida.
Si appresta a mettere in moto questo trabiccolo. Sempre con la coda dell'occhio vedo alcune sagome che si avvicinano al veicolo.
Dannazione stramaledetta! Come faremo a fuggire da questa fottuta trappola?
Cerco di articolare parole ma escono solo lamenti e fiotti di sangue... Con la mano libera cerco di indicare a Ralph le mie granate residue.
Quelli che restano non potranno salvarci senza combattere.

Poi mi accascio e sprofondo in un vai e vieni fra la semiincoscienza ed il deliquio....
 
count zero
messaggio12 Jan 2019, 00:24
Messaggio #3





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Ralph Haas:


Ralph si accasciò al suolo, distrutto. Pianse come un bambino. I loro colleghi erano morti là sotto! I loro amici! La Dottoressa Malley.
Sapeva che avrebbe potuto salvarla. Avrebbe DOVUTO salvarla. (“È morta per colpa tua.”) [“L’avevi presa e l’hai lasciata andare.”] {“È colpa tua.”}
Pianse. Non gli importava di apparire un debole agli occhi dei suoi compagni. (“Tu SEI un debole.”).
Voleva solo scacciare via quell’orribile notte dalla sua mente ma il terrore della notte non mollò così facilmente la sua presa.

I suoi occhi avevano visto il bagliore sinistro sprigionato dallo zaino del Dottore e la sua innata voglia di conoscenza lo spinse ad osservare cosa celasse. Vedere le fattezze di quel libro avvolto da uno straccio dilaniò la sua anima anche senza conoscerne il contenuto.
Richiuse immediatamente ma era ormai troppo tardi. In cuor suo sapeva che nulla era concluso e che quel pozzo nero ed il bagliore nel libro erano gli araldi di nuova sventura.

[“NON C’È TEMPO PER LA PAURA!”]
I bagliori delle auto della polizia spensero la sua sofferenza come un interruttore. L’anima distrutta di Ralph cedette il posto alla pura sopravvivenza.
Si avvicinò a Dorothy e con un cenno della mano reclamò Anubi. Era pericolosa e Ralph lo sapeva bene. Quell’arma era il suo cuore pesante che, nell'aldilà, non avrebbe retto il confronto con la piuma divina. Gli inferi potevano reclamare lui ma non Dorothy.

Trasportò il Dottor Udko fino alla rimessa adagiandolo nell’auto. Padre Carl era ancora vivo. Il cielo, in fin dei conti, li proteggeva.
Osservò i due poliziotti e la prostituta che erano rimasti addormentati, legati nella rimessa. Una parte di Ralph voleva ucciderli, per cancellare le prove del loro coinvolgimento ma c’era stato troppo sangue e troppo orrore. Se lo avesse fatto avrebbe distrutto completamente la sua umanità.

Senza indugio prese tre mine dagli zaini rimasti e ne piazzò una nel prato tra il retro della casa e la rimessa lasciando la miccia molto lunga.
Poi si spostò furtivamente fino alla recinzione posteriore della villa. Osservò con attenzione ciò che li attendeva all'esterno e piazzò le altre due cariche a miccia più corta. Accese entrambe le micce e, tornando di corsa alla rimessa accese anche la carica sul prato, deponendo Anubi sopra la mina. {“Cosa fai? Non lasciarmi...”}

Entrò in auto e mise in moto, sgommando verso la recinzione.
[“NON C’È TEMPO PER LA PAURA!”]

EDIT: alla recinzione faccio un FIUTATE GUAI e ci spendo per farlo automatico.
FURTIVITA faccio io tiro spendendo 1. Totale 3 link

Se devo fare qualche prova dimmi. Se poi son troppe azioni cambio. Non so se è sempre s round di combattimento.
La miccia lunga serve se, a seguito delle esplosioni sul retro tentano di segurci. Dovrebbe rallentarli.


Messaggio modificato da count zero il 12 Jan 2019, 08:39
 
Herman Rotwang
messaggio12 Jan 2019, 16:00
Messaggio #4





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Carl

Assisto alla fuga disperata nei miei compagni senza poter fare altro che aleggiare sulla scena.
L'esplosione è devastante: qualsiasi cosa potesse succedere è andata peggio di come potessimo anche solo lontanamente immaginare.

I miei compagni arrancano a fatica fuori dalla villa e fino all'automobile di Haas scoperta da Udko dentro la rimessa.
Mi ritrovo a pensare: come potevamo anche pensare di avere successo?

Westmore? Morto.
Sullivan? Morta.
Malley? Morta!

Udko e io stesso in pericolo di vita.
Solo Ralph e Dorothy sono relativamente messi meglio, ma come noi tutti se sopravviveremo porteremo su noi stessi dei segni indelebili di questa avventura.

Certo, dico fra me e me, almeno abbiamo salvato Alfred.
Sogghigno. Certo, salvo e mezzo demente. In preda alla follia.
No, comunque la si veda abbiamo fallito: tutto per un pugno di fotografie, un libro schifoso e probabilmente pieno di borborigmi incomprensibili, alcune fiale di quella porcheria del Nettare.
E dei ricordi che ci tormenteranno.
Se avessi ancora un corpo rabbrividirei....

"Stolto!" Tuona una voce. E' Karl che riprende forza e forma.
"Stolti voi tutti! Una guerra non si combatte senza caduti! Onora i tuoi compagni morti e vivi per combattere un'altra volta!
Nessun risultato, dici? Che Alfred sia vivo è già qualcosa... Ma soprattutto: avete ucciso tutti i colpevoli.
Avete spazzato via come l'Ira di Nostro signore tutta quella degenerata congrega di pervertiti.
Avete giustiziato la testa del demone. E avete distrutto la Bocca. Lo so, lo sento!!!"


La voce risuona, pregna di trionfo e fierezza.

"Avete fatto tremare i pilastri del cielo. Ora resistete... E pregate che i vostri amici vi portino presto in salvo.
La battaglia è appena cominciata e la Conoscenza che avete acquisito vi sarà utile!
Coraggio! Confidate nell'Altissimo. Pregate!!!"


La ruvida forza della voce del mio antenato mi conforta e mi sostiene.
Faccio ciò che mi ha detto...
Abbiamo delle prove inoppugnabili.
Abbiamo l'esperienza.
Abbiamo il Libro e il Nettare.
Quanto basta per la nostra lotta futura contro le forze del Male.

Rivolgo lo sguardo a Udko, con il quale si è formato un potente legame nel corso della nostra avventura.
"Coraggio Paul! Resisti... Ancora un po' e saremo fuori."

Sento Ralph che preme sull'acceleratore e sgomma via.
Poi sento una forte esplosione.
O la va, o la spacca....
 
The Ancient One
messaggio12 Jan 2019, 18:59
Messaggio #5



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CITAZIONE (Herman Rotwang @ 11 Jan 2019, 20:14) *
Poi mi accascio e sprofondo in un vai e vieni fra la semiincoscienza ed il deliquio....



CITAZIONE (count zero @ 12 Jan 2019, 00:24) *
I suoi occhi avevano visto il bagliore sinistro sprigionato dallo zaino del Dottore e la sua innata voglia di conoscenza lo spinse ad osservare cosa celasse. Vedere le fattezze di quel libro avvolto da uno straccio dilaniò la sua anima anche senza conoscerne il contenuto.

Il libro è qualcosa di orrendo e la tua mente vacilla al solo guardarlo.
Ma capisci subito che non è da lì ce veniva quella luce così intensa, ma da un oggetto depositato lì accanto, che ora sta fumando: la strana pietra che avevate trovato nel cimitero degli Heslowe!
La prendi in mano ed è calda al tatto.
Ti accorgi subito, con stupore, che non è più la pietra di prima. È come se... si fosse fusa, assumendo una forma diversa. Ma... ma... la pietra non fonde!
Che diavolo significa tutto questo?

Tiro EQUILIBRIO CD 3, oppure perdi 1 punto.

Udko: aggiorna la scheda (se decidi di continuare a trasportare la pietra), indicando che ora la pietra è fusa e indicando questo post.




CITAZIONE
Senza indugio prese tre mine dagli zaini rimasti e ne piazzò una nel prato tra il retro della casa e la rimessa lasciando la miccia molto lunga.
Poi si spostò furtivamente fino alla recinzione posteriore della villa. Osservò con attenzione ciò che li attendeva all'esterno e piazzò le altre due cariche a miccia più corta. Accese entrambe le micce e, tornando di corsa alla rimessa accese anche la carica sul prato, deponendo Anubi sopra la mina. {“Cosa fai? Non lasciarmi...”}

Entrò in auto e mise in moto, sgommando verso la recinzione.
[“NON C’È TEMPO PER LA PAURA!”]


CITAZIONE
EDIT: alla recinzione faccio un FIUTATE GUAI e ci spendo per farlo automatico.
FURTIVITA faccio io tiro spendendo 1. Totale 3 link

Se devo fare qualche prova dimmi. Se poi son troppe azioni cambio. Non so se è sempre s round di combattimento.
La miccia lunga serve se, a seguito delle esplosioni sul retro tentano di segurci. Dovrebbe rallentarli.

Non serve che spendi punti di FIUTARE GUAI.

CITAZIONE (Herman Rotwang @ 12 Jan 2019, 16:00) *
Sento Ralph che preme sull'acceleratore e sgomma via.
Poi sento una forte esplosione.
O la va, o la spacca....

Due esplosioni e la via fu libera per risalire verso la villa del vicino, sperando così di depistare gli inseguitori.
Una terza esplosione... Addio, Anubi! [A presto, Ralph!]

La coltre di fumo della terza esplosione di depone e dietro di essa appaiono le sagome dei poliziotti. Hanno desistito dal seguirvi! HA FUNZIONATO!
L'auto schizza a tutta velocità sull'erba bagnata, spargendo dietro di sé il fango umido della notte. Della Notte del '34.

Mentre l'auto macina metri, chi di voi è ancora abbastanza lucido inizia ad acquistare consapevolezza di ciò che avete fatto. Consapevolezza che adesso tutto cambia.
Siete eroi. Ma sarete presto anche ricercati.
Il libro che portate via dalla villa vi brucia addosso, perché ciò che contiene è come fiamma.

Dove andate? Dove andrete adesso?



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Festuceto
messaggio12 Jan 2019, 21:49
Messaggio #6



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Spolveratore (1)


Alfred:

L'aria fresca della notte mi ricordò Judy ... Piangevo, gemevo, mugugnavo parole incomprensibili e la mia coscienza si spegneva ad intermittenza, lasciando ritmicamente spazio al buio ... e alle BOCCHE: centinaia, migliaia, piccole, grandi, vomitanti nettare muschiato ... e sangue e membra umane. Vidi prima un seno, poi un braccio, un piede, un volto deturpato, mi fissava, con gli occhi vuoti e spenti... Malley? Sei tu? ... Perchè ragazza?... Eri così giovane Malley, col tempo avresti dimenticato, ti saresti lasciata tutto alle spalle, per ricominciare una nuova vita. O forse no... forse eri già morta Evelyn, dopo il primo sorso di Nettare, violata, stuprata, umiliata (Sei stato tu Alfred, te la sei spassata con la piccola Malley!)

(E ora piantala coi rimorsi e i sentimentalismi, presto anche tu morirai, divorato dalla BOCCA, la BOCCA non è morta e lo sai! MUORI! MUORI! MUORI!...)

Un boato, poi un altro... il mio corpo sobbalzava, in qualche modo ero accasciato sul sedile posteriore dell'auto di Trammel ed eravamo partiti.
"Dio, portaci lontano da quella Villa Maledetta!", pensai.

(... MUORI! MUORI! MUORI!...)

Mi voltai, accanto a me Udko era in fin di vita coperto di sangue, più in là vidi... Il PRETE! Ecco dov'era! Anche lui sembrava ormai mezzo morto.
Provai a parlare, respiravo faticosamente: "Ralph, portaci in ospedale... anzi, ripensandoci... mi andrebbe un ... buon ... whisky..."
...
Buio.
La fine?


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La vita è un balocco!
 
count zero
messaggio12 Jan 2019, 23:46
Messaggio #7





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Ralph Haas:

L'auto mormorava come una dolce amante e procedeva nel buio sotto la cauta guida di Ralph.
Al suo fianco aveva la sua Dorothy. Il sedile posteriore era zuppo del sangue dei suoi colleghi.
L'aria fresca di quella memorabile "notte del '34" era infettata dal pungente odore di sangue, il miasma di sperma, la puzza di polvere da sparo ed... il tanfo della paura.
Ralph poteva avvertirla chiaramente in ognuno di loro. La paura. Lui stesso ne era portatore.
Aveva ucciso, distrutto, massacrato. Aveva infranto qualsiasi umana legge...

CITAZIONE (Festuceto @ 12 Jan 2019, 21:49) *
Provai a parlare, respiravo faticosamente: "Ralph, portaci in ospedale... anzi, ripensandoci... mi andrebbe un ... buon ... whisky..."
...



-No.- pensò -L’ospedale è per gli uomini. Noi siamo qualcosa di meno o qualcosa di più. Certamente non uomini.-
Senza voltarsi, si rivolse a Dorothy, mentre accostava di fronte ad una cabina telefonica. “Hai il numero del Dottor Groding? Ci serve. Adesso, al garage...”

Rimase con l’auto in moto in attesa della compagna, poi ripartì deciso verso il loro rifugio segreto. Stavolta non si sentiva affatto come l’eroe dei romanzi d’avventura che amava. Si sentiva un derelitto, un folle, un disperato rifiuto dell’umanità. Un personaggio misero e terreno come uno dei tanti tratteggiati dalla penna del geniale Dickens.
-Abbiamo combattuto per salvare l’uomo ma non siamo stati capaci di salvare la nostra umanità…-
 
xarabas
messaggio13 Jan 2019, 00:03
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SO Sono un BOT, cancellami l'account




Dorothy

Gli occhi di Malley.
Il fucile di malley.
Lo zaino.
Tutte quelle persone.
I nostri amici.
La bocca.

Un esplosione devastante si era portata via tutto. La speranza ed il dolore. Amici e Nemici.
Una bomba era esplosa anche dentro di noi, lasciandoci svuotati di ogni cosa.

Correvo su un prato umido e cosparso di macerie ed in lontananza vedevo sagome indistinte di poliziotti illuminate dalle sirene lampeggianti delle loro auto.
Ma non ero lì.
Ero rimasta giù, insieme a loro, insieme a Malley, A stringerla forte a me. A dargli coraggio, A tentare, ancora una volta, inutilmente, di salvarla.
C'erano anche gli altri, ma negli altri l'umanità era scomparsa, sembravano creature selvagge senza anima.
Malley lottava. Soffriva.
Ero rimasta giù, con lei. A sostenerla nella sua scelta, ad accompagnarla nel suo ultimo viaggio. Per non lasciarla sola. A premere insieme a lei quel maledetto grilletto.
Ero rimasta giù. Al buio, coperta di polvere, fuliggine e macerie. A stringerle la mano, mentre la sua vita l'abbandonava.
Ero giù smembrata, lacerata nell'anima, come quelle creature che avevamo abbandonato.


Mi ripresi solo quando l'auto partì e ci furono altre esplosioni. Mi scossero e ne abbi paura.
Ma ero tornata.

Mi guardai intorno. Ralph guidava come un pazzo lunghe le strade buie di Los Angeles, Udko quasi incosciente accanto a lui.
Padre Carl Ancora nella stessa posizione in cui l'avevamo lasciato. Io in mezzo.
Ed accanto a me, Alfred, nudo e coperto di tutto quello schifo di cui era cosparsa la stanza, feci, sperma, fluido corporei di ogni genere.

Mi sganciai la giacca, sporca di sangue, sicuramente piccola per lui, poi mi tirai giù i pantaloni e mi strappai le mutandine: "La vuoi la mia fica?" e gliela porsi: "scaldami in questa fredde notte, dammi il tuo cazzo. Tieni, copriti, non ci possiamo far vedere in questo stato, attireremo troppo l'attenzione".

Mi allungai in avanti: "Ralph, andiamo alla rimessa, nascondiamo l'auto nel garage." Gli appoggiai la mano sulla spalla, avevamo tutti bisogno di conforto, e lui sembrava avesse pianto e fosse disperato "Non abbiamo molto tempo, prima dell'alba dobbiamo essere lontano da qui, meglio con un altra auto, se non vogliamo essere arrestati dalla polizia".
Vedevo un futuro scuro ed incerto per tutti noi, sicuramente un futuro lontano dai nostri affetti per un bel pò di tempo.
"Forse attraversare il confine con il messico prima che scoppi il nostro caso è la scelta migliore, ci sono solo un paio d'ore al confine" Gurdai gli altri, almeno quelli che erano ancora capaci di rispondermi "avete altre idee?".
 
Herman Rotwang
messaggio13 Jan 2019, 03:59
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Udko

Sono in auto.
Morbidi sedili di pelle mi sostengono, ma quasi non li sento.
Sento le vibrazioni, certo... L'automobile sfreccia. Sembra quasi non toccare l'asfalto.
Vado e vengo in una sorta di dormiveglia.
Il mio io professionale sa che se mi lasciassi andare non mi risveglierei più, ma sono stanco.
E me ne frego. Vada come deve andare...ho già fatto fin troppo.
Fottutamente troppo.
La curiosità uccise il gatto, lo dico sempre.
Forse ci siamo: vada come deve andare.

Vago fra realtà e sogno.
Forse ricordo...

"Paul? Paul?" sento la voce di mio padre.
E' l'androne della mia casa e sono vestito di tutto punto.
E' domenica... Papà scende le scale. Siamo pronti per la consueta visita.
"Coraggio, dobbiamo andare!"

L'auto è comoda e spaziosa, ma mi sento a disagio mentre papà chiacchiera del più e del meno con tono fintamente fatuo.
Sento la disperazione che lo pervade fin nel profondo del suo essere.
Sento vibrare dentro di lui qualcosa che raschia, urla e si contorce in preda al terrore.
La stridula allegria che lo pervade è una nota stonata. Raggiunge un acuto solo per spezzarsi subito dopo.
Vetri infranti.

Il cancello è di nero ferro lugubre. L'insegna non la ricordo nemmeno più.
Le sale asettiche sembrano deserte, tranne che per lo sporadico comparire e sparire di qualche ghigno.
Smorfie. Volti depressi e tumefatti. Idioti sbavanti ma innocui.
Gli unici che possono godere di una certa libertà in queste sale.

La nera porta 726 si apre.
La vedo, immobile sul suo letto. Legata. Pervasa di sudore e secrezioni.
L'aria è stantia di urina e medicinali.
Lo sguardo allucinato che incontra il mio mi spalanca una finestra su un altro mondo.
Un mondo terribile, ma a suo modo affascinante.

"Paul! Paul, coraggio: saluta la mamma! Non trovi che stia molto meglio oggi?"
Mente, spudoratamente mente.
La mamma non sta mai meglio. Oggi è semplicemente catatonica. Per adesso.
Catatonica, una parola che avrei imparato negli anni a venire.
Oggi è andata, stesa, out! Almeno per ora.

"Dai un bacio alla mamma, Paul!"
La guancia velata dal sudore ha un odore che rammenta quello di orrendi mondi inconoscibili.
Mondi fatti di ragnatele che ti avvincono e strani uccelli col becco forcuto pronti a dilaniarti.
I mondi dei tuoi incubi, Paul!

"Ciao mamma."
Sento il mormorio flebile e tremebondo del mio io di allora.
"Come stai oggi?"
Nessuna risposta, ovviamente.
La guardo immobile per decine di minuti, mentre le raccontiamo le sterili stronzate della nostra settimana.
"La signora Roberts ha comprato un nuovo gattino, lo sai? Potessi vederlo: è bianco e delizioso."
"A scuola ho preso un nove in matematica e un sette in storia. Sei contenta?"
"A casa tutto bene: abbiamo cambiato le tende e ne abbiamo messe di gialline che ti piacerebbero proprio..."
Il Nulla risponde: decine di minuti a sparare cazzate solo per alleviare la nostra frustrazione e il senso di colpa.
Nell'illusione che per lei questo possa voler dire qualcosa.
Ma a un certo punto qualcosa effettivamente cambia.
Solo brividi inconsulti e sprazzi di apparente conoscenza.
Versi inarticolati e poi lamenti innaturali.
L'anticipazione del risveglio. Del manifestarsi di qualcun altro.
E' qualcun altro che risponde, certo: una voce sepolcrale e terribile.

"Ciao Paul, fa caldo qui! Caldissimo. Le senti le fiamme?
Sono roventiiiiii...."
Tutto si conclude in un cachinno spaventoso.
La mamma sta meglio. Sì. Certo.
Sarebbe durata così fino alla morte. Fino al 1925.

Un sobbalzo mi fa riaprire gli occhi.
Buffo. Non ho mai creduto veramente al soprannaturale.
La mia lotta contro i demoni è sempre stata contro quelli che vivevano dentro di noi.
E' evidente... A livello inconscio la strada che ho intrapreso è sempre stata per aiutare mia madre.
Ed ho fallito.
E adesso guardatemi: sto accanto a un prete moribondo, moribondo a mia volta dopo avere fronteggiato orrori inspiegabili.
La mia scienza e la mia conoscenza...inutili.
Se ne avessi la forza sghignazzerei.
Certamente la possessione demoniaca non era il caso di mia madre, povera schizofrenica. O forse no?
Forse dovrei iniziare a rivedere la mia posizione sull'esistenza dei demoni...
O forse sto solo delirando e riscrivendo il mio passato ad uso del futuro.
Giudicheranno gli altri se avranno voglia, al momento me ne sbatto altamente.

Guardo Padre Carl accanto a me con occhi socchiusi.
"Alla fine dei conti il demonio si cela ovunque, caro padre, anche dentro di noi. Soprattutto dentro di noi."
Tossisco, disperato.
Malley, Sullivan, Westmore...tutti morti. Alfred impazzito. Noi due feriti e sanguinanti ed in delirio...
Faccia a faccia con l'orrore, senza una spiegazione logica...
Mantenere l'equilibrio...
Sanare le ferite psichiche....
Forse tutto è vano. Forse l'unica cosa che conta come diceva lui è combattere il diavolo, vero o presunto, fino all'ultimo respiro.
Me lo diceva sempre mentre era con me, dentro di me... O forse anche quella è stata un'illusione. Un manifestarsi della pazzia.
E' familiare, lo sai Paul. Potrebbe sempre accadere, a te probabilmente più che a chiunque altro.
Aiutare tua mamma... Stronzate. Era solo egoismo, vero?
Poteva toccare a te. Sarebbe toccato certamente anche a te.
E ora ci siamo.

Sento i miei compagni che progettano il da farsi.
Garage, guarigione, fuga, latitanza.
'Fanculo a tutto: alla follia, ai demoni interiori, a Satana, alle Bocche e alle pietre del cazzo....
A papà, mamma e manicomio (casa dolce casa?).
Alla professione e ai miei amici strizzacervelli.
Allo stronzissimo Winston e a Janet Winston Rogers, sua stronzissima figlia.
All'oscurità che vortica dentro di me e che ha preso forma.
A tutto....
Ho combattuto tanto, ma non ho ancora finito.
Richiudo gli occhi e mi godo la stordente sofferenza che mi risospinge momentaneamente nell'oblio.
 
Herman Rotwang
messaggio13 Jan 2019, 12:52
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Carl

Mi ritrovo nell'abitacolo della macchina.
Fra corpi sanguinanti (il mio), dolore, afrori di feci e altri liquami innominabili che per fortuna non sono costretto ad annusare nella mia forma incorporea.
Uno dei pochi vantaggi di essere un fantasma.
A un certo punto mi sento catturare e vengo trascinato di nuovo nel grigio.
Di nuovo egli si erge maestoso e tetro di fronte a me.

Mi ricordo la prima volta che ne ho sentito parlare.
Ero con mio fratello Joseph. Ci eravamo addentrati nello studio privato di mio padre.
Giocavamo a nascondino: tempi felici e spensierati.
Joseph mi aveva colto sul fatto.
"Tana per Carl!" Mi ero mosso di scatto sbattendo contro la libreria.
Un volume usurato era caduto per terra e si era aperto sulla figura di un cavaliere.
La croce nera sul petto, la spada sguainata, lo sguardo fiammeggiante.
Dimenticammo i nostri giochi e ci mettemmo entrambi ad ammirare l'immagine finchè non ci trovò nostro padre.
"Cosa state facendo qui? Lo sapete che non dovete giocare qua: potreste rompere qualcosa."
"Scusaci papà" disse Joseph "Non lo faremo più. Ma chi è questo cavaliere?"
Papà ci guardò indulgente e poi bonariamente ci parlò.
"Ma sì, forse è tempo che anche voi sappiate la storia del nostro glorioso antenato. Via, sedetevi!"
Prese il volume ed iniziò a raccontarci la vicenda del valoroso Karl Meinhard.

Divenne il nostro eroe. Almeno finchè eravamo giovani.
Era bello avere fra i nostri antenati un cavaliere. Uno che aveva combattuto per la Fede.
Uno che aveva vissuto avventure, sfidato barbari. Forse draghi...
Finchè eravamo ragazzi lo idolatrammo inventando storie con Karl come protagonista.
Quando fummo adolescenti ampliammo il nostro raggio di conoscenze con ricerche e approfondimenti un po' più adulti nella biblioteca di famiglia e non solo.
Poi man mano lo dimenticammo.
Io mi dedicai alla Fede. Joseph alla carriera militare. Finchè non successe quello che successe...
Entrambi lo dimenticammo presi da qualcos'altro.

Ma egli era venuto da me nella mia ora più buia.
Mentre giacevo in pericolo di vita aveva sostenuto la mia forza.
Poi aveva dato potere sia a me che a Udko.
Adesso lo vedevo e pareva che....fosse venuto a salutarmi?

Sentii la sua voce profonda e sepolcrale.
"Hai capito bene, padre Carl... Sei sempre stato un tipo intuiitivo.
Non hai più nessun bisogno di me. I tuoi compagni più deboli sono caduti in battaglia con onore.
Voi più forti siete riemersi dall'inferno forgiati con una nuova tempra.
Non sprecare lacrime per i primi e non provare pentimento per le azioni compiute.
Tempi terribili richiedono azioni terribili: il mondo vi condannerà, ma tu sai che le vostre scelte sono state rette. Un giorno anche gli altri lo capiranno.
Non hai più bisogno di me: hai la mia spada che ti guiderà e reggerà. Presto ritornerai come prima: ritornerai com'eri.
Soprattutto, non perdere mai la fede in te stesso. E quella in Dio Onnipotente!"

Le sue parole si spengono, poi come se un soffio di vento avesse spazzato via una nube, svanisce.

Sono di nuovo da solo.
Sono al cospetto del mio corpo mortale.
E' tempo che le cose tornino alla normalità: Karl lo ha detto.
Il suo potere scorre in me, lo sento.
Ma sono certo che non è ancora finita.
Ci rivedremo in futuro... Qualcosa me ne dà la certezza.
Sono pronto: verrà un lungo periodo di quiescenza. Mi devo riprendere....
Ma come ha detto Karl, è tempo di tornare.
Prima di sprofondare nuovamente nel mio corpo rivolgo un sommesso saluto al mio antenato.
"Grazie..."
Poi vado, un impulso e sono di nuovo nel cuore soffice e caldo del buio....

Messaggio modificato da Herman Rotwang il 13 Jan 2019, 14:57
 
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messaggio13 Jan 2019, 13:06
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CITAZIONE (Festuceto @ 12 Jan 2019, 21:49) *
Buio.
La fine?


CITAZIONE (Herman Rotwang @ 13 Jan 2019, 03:59) *
Ho combattuto tanto, ma non ho ancora finito.
Richiudo gli occhi e mi godo la stordente sofferenza che mi risospinge momentaneamente nell'oblio.


CITAZIONE (count zero @ 12 Jan 2019, 23:46) *
-No.- pensò -L’ospedale è per gli uomini. Noi siamo qualcosa di meno o qualcosa di più. Certamente non uomini.-
Senza voltarsi, si rivolse a Dorothy, mentre accostava di fronte ad una cabina telefonica. “Hai il numero del Dottor Groding? Ci serve. Adesso, al garage...”


CITAZIONE (xarabas @ 13 Jan 2019, 00:03) *
Mi allungai in avanti: "Ralph, andiamo alla rimessa, nascondiamo l'auto nel garage." Gli appoggiai la mano sulla spalla, avevamo tutti bisogno di conforto, e lui sembrava avesse pianto e fosse disperato "Non abbiamo molto tempo, prima dell'alba dobbiamo essere lontano da qui, meglio con un altra auto, se non vogliamo essere arrestati dalla polizia".
Vedevo un futuro scuro ed incerto per tutti noi, sicuramente un futuro lontano dai nostri affetti per un bel pò di tempo.
"Forse attraversare il confine con il messico prima che scoppi il nostro caso è la scelta migliore, ci sono solo un paio d'ore al confine" Gurdai gli altri, almeno quelli che erano ancora capaci di rispondermi "avete altre idee?".


Ci vuole un po' ad arrivare al vostro garage, ma per fortuna le strade sono deserte. Già è notte, e poi le esplosioni si sono avvertite in tutta Los Angeles e la gente è chiusa in casa. Mentre tutta la polizia della città è certamente in Hyacinth Street.

Entrate dentro e tirare un sospiro di sollievo, il primo dopo tante ore di follia.
Quando arriverà quel dottore? Cazzo, se ne avete bisogno!
Avete solo due ore e mezzo per riorganizzavi. Per le sei dovete essere fuori di qui. Direzione: Messico.

Lascio a voi narrare la scena con il dottore e eventuali discussioni fra voi.
Per ora vi sconsiglio di leggere il libro. Nelle vostre attuali condizioni di EQUILIBRIO non ne uscite vivi.


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count zero
messaggio13 Jan 2019, 15:52
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Ralph Haas:

Giunti al garage, Ralph aiutò i suoi compagni a scendere dall’auto, si diede una sommaria ripulita. Era impaziente di lasciare il paese e c'erano molti ostacoli tra loro e il Messico.
Serviva un mezzo di trasporto, vestiti puliti e nuove identità. Alcuni di loro necessitavano di cure ospedaliere ma non potevano rischiare di riceverle negli USA.
Per la prima volta Ralph si accorse che Ralph Haas era morto. Doveva morire se voleva sopravvivere.
[“NON C’È TEMPO PER LA PAURA!”]

Si avvicinò a Dorothy avvertendo il calore del suo corpo. La guardò dritta negli occhi “Devo uscire. Non posso attendere il Dottore. Prenditi cura di loro. Tornerò con ciò che ci serve.”
Salì nell’auto di Walker e si diresse verso un drugstore aperto anche di notte che aveva scorto lungo la strada.

Il “Don Dante’s Market” vendeva di tutto ed era aperto ventiquattro ore al giorno. Il parcheggio era deserto. Ralph si tolse gli occhiali e tirò su bavero e sciarpa mentre percorreva i pochi metri che lo separavano dall’ingresso. (“Sarebbe un travestimento?”)

La campanella della porta d’ingresso suonò ed un ragazzo allampanato lo osservò da dietro il bancone. Ralph si guardò intorno, prese un cestino di plastica e, senza indugiare, lo riempì.

Acquistò dei vestiti, anonimi e pratici; jeans, magliette, felpe, scarpe, qualche sacca da viaggio. Cercò di indovinare le taglie dei suoi colleghi e fece attenzione a non prendere capi identici fra loro.
Non era il genere di abiti che Ralph amava indossare, a lui piacevano capi eleganti ma Ralph era morto.

Aggiunse sapone, schiuma da barba, rasoi ed altri effetti personali che avevano perduto in albergo, oltre a bende, disinfettanti e cerotti. Dovevano darsi una ripulita se volevano uscirne vivi. [“Che significa vivi? Voi non esistete più.”]

Quel drugstore non offriva granché da mangiare. Prese alcuni snack confezionati e qualche cibo in scatola, oltre a qualche bibita gassata. C’era però una buona scelta di alcolici.
Decise di prendere del whisky ed afferrò un paio di bottiglie della marca che aveva visto bere al Signor Elliott. (“Bravo. Sbronzatevi così da mandare tutto a puttane...”)
Ralph non reggeva gli alcolici ma Ralph era morto.

Raggiunta la cassa vide un depliant “Linee Greyhound. Los Angeles - San Diego”. Mentre il commesso, con aria assonnata, faceva il conto, Ralph consultò gli orari. Un pullman partiva alle sei del mattino per raggiungere San Diego in sette ore circa.
In autobus avrebbero potuto salire separatamente, sedersi distanti e dare meno nell’occhio come gruppo. Noleggiare una macchina era impossibile. Comprarne una era complesso. L’autobus non richiedeva documenti, né grosse spese o lunghi tempi d’attesa.
Da San Diego avrebbero potuto raggiungere Tijuana in un’ora. Una volta in messico tutto sarebbe stato più semplice.

Pagò e, con cautela, raggiunse il garage. Di fronte era parcheggiata la macchina del Dottor Groding. Entrò, raggiunse la sua Dorothy ed espose il suo piano di fuga.
[“NON C’È TEMPO PER LA PAURA!”]
 
Herman Rotwang
messaggio14 Jan 2019, 01:52
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Carl

Ritorno ad una sorta di coscienza con una specie di risucchio.
IL mio corpo dolorante si trova su un giaciglio di fortuna: accanto a me c'è il dottor Groding che mi rappezza.
Pulisce, sutura, estrae. Somministra tonici e applica disinfettanti.
Poco distante fra le palpebre socchiuse intravedo Udko che pare aver ricevuto il mio stesso trattamento.
Accanto a noi Dorothy, preoccupata.
Le sue ferite non sono state ancora curate.
Prima noi colabrodi, del resto è anche comprensibile: la sofferenza e la frustrazione si disegnano sul suo volto.
Poco più distante Alfred, avvolto in delle coperte.
Signore, mi sento a pezzi. Mi sa che il Doc non sia ancora arrivato alla parte degli antidolorifici.
Non riesco a parlare, ma del resto non ce n'è bsogno.

A un certo punto compare Ralph con dei pacchi di roba. Lo vedo estrarre da essi cibo, rifornimenti, vestiti.
Informa i nostri compagni coscienti sulle modalità di una partenza precipitosa.
Gemo. Non so come farò, ma dovremo trovare il modo di piazzarmi a bordo di un maledetto Greyhound.
Anche io sono in fuga dopotutto e non posso stare qui. Non posso restare in nessun angolo degli Stati Uniti.
Almeno finchè non ci saremo giustificati agli occhi del mondo.
Per adesso non posso mangiare un accidenti: basterà la flebo che il dottore mi ha applicato, Spero fra qualche ora di potermi trascinare a bordo.
Come sempre la Provvidenza provvederà. Io sono ancora stanco.
Gli intrugli del dottore mi fanno chiudere gli occhi...
Ci penserò più avanti. Adesso devo riposare.
Riposare...
 
Herman Rotwang
messaggio14 Jan 2019, 02:04
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Udko

Le pareti del garage sono grige. Fa abbastanza freddo, ma tutto sommato non si sta male.
Non si sta mai male dopo aver salvato la pelle.
Osservo il dottor Groding con una certa curiiosità professionale che emerge fra le fitte di dolore.
Curioso. Opera sempre in condizioni di emergenza e con un certo successo altrimenti non sarebbe un dottore clandestino così gettonato.
Sono ammirato dalla sua abilità. Chissà chi accidenti avrebbe potuto diventare se non avesse gettato la propria carriera al vento.
Del resto, qualcuno potrebbe chiedersi lo stesso di me.
Ho le labbra secche e mi sento gonfio.
Una volta che Groding mi ha estratto la pallottola e bendato non va poi così malaccio.
Qualche cardiotonico. Oceani di disinfettante a macchiare la mia pelle.
Riesco anche a sganocchiare qualcosina della robaccia che Ralph ha riportato dalla sua incursione allo store.
Già...i miei compagni superstiti.
Fisicamente Ralph e Dorothy sono malconci, ma abbastanza in ordine. Così pure Alfred: mi pare che quella che sia andata sia la sua mente, non tanto il suo fisico. Padre Carl sembrava più di là che di qua, ma anche lui dopo l'intervento del dottore forse ce la farà a portare a casa la buccia.
Fra poche ore io dovrei essere abbastanza in forze da affrontare la fuga. ma per il prete sarà difficile.
Ma inutile porsi il problema ora. Per adesso ne abbiamo in abbondanza di attuali.
Non c'è che dire, siamo un bel gruppo di desperados.
Un passo per volta.
Siamo vivi. Siamo salvi (forse).
Ci sarà tempo per rimetterci in sesto in Messico.
Per fare il punto della situazione.
Per proseguire le nostre ricerche e farle conoscere al mondo.
Non siamo sopravvissuti per arrendeci qui, cazzo no.
Mentre disteso cerco di recuperare le forze inizio ad immaginare quali potranno essere le nostre mosse.
Cinque fuorilegge in una missione disperata.
Ma ancora vivi dopotutto.
Poteva andare peggio...
 
xarabas
messaggio14 Jan 2019, 12:51
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Dorothy

Pensavo, mentre stringevo fra i denti un fazzoletto attorcigliato.
Il dottore aveva estratto una grossa scheggia dal braccio sinistro ed adesso stava ricucendo. Non c'era tempo per un anestesia. Aveva guardato con attenzione il foro di proiettile sulla spalla, ma per fortuna era uscito e non aveva compromesso tendini o nervi, il sangue non usciva più copioso come qualche ora prima, quindi aveva disinfettato e tamponato, c'era poco altro da fare per quella ferita.

Era silenzioso come sempre, ma mi parve più empatico verso di noi.

Quando era arrivato si era guardato intorno, come cercasse qualcosa o qualcuno, ma non aveva chiesto niente.

Mi rivolsi agli altri "Recuperiamo quello che abbiamo qui, facciamo sparire tutto e partiamo. Dobbiamo metterci al sicuro, poi penseremo a cosa fare".

Eravamo stravolti.

"Una volta in Messico contatteremo Janet e le recapiteremo un dossier su ciò che è accaduto. Dobbiamo sperare che la sua influenza ci possa tirare fuori puliti da ciò che è accaduto alla villa. Ci vorrà tempo, ma forse abbiamo qualche speranza, la signora Winston ha conoscenze molto in alto, schiaccerà quel poliziotto corrotto di Tylor".

Il dottore alzò lo sguardo verso di me mentre con l'ago trapassava con precisione la carne del braccio, una luce vivida e vibrante brillava nei suoi occhi.
 
xarabas
messaggio14 Jan 2019, 13:45
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Arthur Groding

Erano stati un paio di giorni difficili ed impegnativi per Arthur. Era stanco, ma come sempre, difficilmente rifiutava un lavoro, soprattutto se proveniva da quella bizzarra accozzaglia di persone che l'aveva contattato il giorno precedente. Fra di loro c'era qualcuno che doveva ringraziare.

Aveva già visitato un prete mezzo morto per una raffica di proiettili che l'aveva centrato in pieno petto, ed un uomo più anziano con occhi che ricordarono al dottore il vecchio psicologo dell'ospedale, che era stato investito dalle schegge di un esplosione che gli avevano martoriato il corpo. Più in là accasciato sfinito su una sedia c'era un uomo completamente nudo che cercava di coprirsi con la misera giacca di una donna, non c'era il giorno precedente.
Adesso stava visitando la giovane donna con una gamba sola, era stata lei a contattarlo la prima volta. Non sapeva cosa fosse accaduto quella notte, ma il suo sguardo ero più lontano, provato. Sembrava che per queste persone fosse passato un secolo, non soltanto poche ore, non erano più le persone del giorno precedente.

Poi mentre ricuciva con la solita solerzia la ferita sul bracco provocata da una grossa scheggia, sentì la frase "... schiaccerà quel poliziotto corrotto di Tylor". Si voltò di scatto verso la ragazza e la guardò con intensità negli occhi. non aveva mai pensato che la sua vendetta potesse spingersi a tanto, arrivare così in alto, ma iniziò nuovamente a bruciare dentro di lui, una fiamma inestinguibile alimentata dal dolore e della rabbia.

Proprio in quel momento la porta della autorimessa si aprì di scatto ed entrò un uomo. Era basso e mingherlino, con una paio di occhiali rotondi e rattoppati sul naso. Arthur lo riconobbe subito. Il giorno precedente gli era sembrato completamente folle e inaffidabile, e per quello non gli aveva detto niente; ma ora, al suo sguardo attento, era una persona nuova, forse non meno folle, ma più tranquilla e consapevole; come gli altri erano stati provati e segnati da ciò che avevano fatto, lui era riuscito ad ingabbiare la sua follia in una prigione di cui possedeva la chiave.

Appena finì il lavoro sulla ragazza, si alzò e si diresse verso Ralph Haas, che stava sistemando dei vestiti e del cibo in scatola sul tavolaccio in fondo al garage.

Gli si mise davanti ed allungò la mano: "Ti devo ringraziare, la tua scellerata azione mi ha tolto un grande peso dal cuore."
Attendeva con il braccio allungato che un titubante Ralph ricambiasse la stretta di mano.
"Non ti devi preoccupare per ciò che è successo all'albergo, nessuno risalirà a te".

Messaggio modificato da xarabas il 14 Jan 2019, 13:50
 
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messaggio14 Jan 2019, 23:21
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Vi lascio andare avanti in questa scena (bellissima) finché volete.
Intanto ne apro un'altra.

il resto della vicenda proseguirà in Interludio 2, dove potete già scrivere.


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messaggio15 Jan 2019, 09:24
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Ralph Haas:

CITAZIONE (xarabas @ 14 Jan 2019, 13:45) *
Gli si mise davanti ed allungò la mano: "Ti devo ringraziare, la tua scellerata azione mi ha tolto un grande peso dal cuore."
Attendeva con il braccio allungato che un titubante Ralph ricambiasse la stretta di mano.
"Non ti devi preoccupare per ciò che è successo all'albergo, nessuno risalirà a te".



Ralph sistemò gli occhiali con un lieve colpetto al centro. Sì sentiva distrutto.
Ogni atto, ogni parola, aveva per lui un costo altissimo.

Serrò la stretta del Dottor Groding assecondando il filo dei suoi pensieri. Sì immaginava a quale “atto scellerato” si riferisse ma non voleva darlo a vedere.
“Non so a cosa si riferisca.” disse mentre apriva una scatoletta di chili iniziando a divorarla senza molte cerimonie.
“Ho fatto molte scelleratezze.” ingoiò un boccone “Troppe.” degluiti “Ognuna di esse è servita solo a sopravvivere.”

Groding non si fece fermare da quei modi distaccati. Pregò Haas di togliere camicia e pantaloni ed iniziò a rappezzarlo mentre raccontava la sua storia.

Si fece cullare dalla voce di Groding mentre ingurgitava quel cibo senza alcun gusto. Ralph non amava quel cibo spazzatura ma Ralph Haas era morto. Doveva morire.

Eppure Ralph sperò di trovare nelle parole del Dottor Groding una via d'uscita. (“Sei un pazzo omicida…”)

Si fece cullare dalla voce di Groding mentre curava le sue ferite e le fitte di dolore si sostituivano alla sensazione di scivolare in un sonno senza ristoro.

Si riscosse. Non poteva cedere al sonno. La vita di altri era nelle sue mani.
Per la prima volta nella sua vita doveva prendersi cura di qualcuno.
Per la prima volta non c'erano i suoi genitori a prendersi cura di lui.
Per la prima volta si sentì cresciuto. Forse non era un uomo... forse non era nemmeno umano... ma era adulto.

Il tempo trascorse rapido e spietato.
Abbandonata l'auto di Walker al sicuro nel garage, raggiunsero la stazione dei Greyhound separatamente. Ralph aiutò Padre Carl prendendolo sotto braccio ed insieme fecero i biglietti e salirono sul Los Angeles - San Diego. Pochi minuti dopo anche gli altri salirono sul pullman.
Alle sei e dieci le porte si chiusero. Il rombo del motore preannunciava l'inizio di una nuova avventura.



Ho mandato avanti la scena fino alla fine ma vorrei sentire cosa deve dirci Groding.
 
Festuceto
messaggio15 Jan 2019, 18:49
Messaggio #19



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Alfred:

L'aria dell'ufficio era afosa, tenevo i piedi sulla scrivania, mentre nervosamente scorrevo le notizie del New York Times. Un sorso di whisky con ghiaccio, voltai la pagina: niente di vagamente interessante. Una giornata come tante, il telefono era morto. Lorraine vegetava sul divano sfogliando una rivista di cinema, o altra carta straccia, la sua scollatura era clamorosa, come sempre, e il sudore le colava copiosamente nel solco tra i seni, due grossi meloni bagnati.
L'ultima discussione con Judith era stata di quelle serie, pertanto da tre giorni dormivo in ufficio... E da tre giorni mi fottevo Lory, al diavolo tutti!
Lanciai il giornale sulla scrivania, scolai il mio whisky irlandese e mi alzai per raggiungere Lorraine. Senza parlare tirai giù i pantaloni e le infilai il cazzo nella bocca. Colta alla sprovvista Lory lasciò la rivista e mi spinse via: "Alfred, sei un animale!...Stavo leggendo!... C'è quel film con Claudette Colbert..."
"Oddio Lory non attaccare di nuovo con la solita solfa, non ti ci porto in quel cinema del cazzo... Per l'amor del cielo, prendi questo e succhia! Oggi ho voglia di venirti sulle tette!", le afferrai senza troppi complimenti la testa e la spinsi contro il mio pube. Lory non si lasciò pregare...
... Ero preda di una strana eccitazione ... sudavo terribilmente, eppure non riuscivo a fermarmi...
Trascorsero i minuti, le ore...

Lory era nuda sul pavimento, coperta di sperma ...

Sperma e ... sangue?

"Anf ...anf... anf ... Lory, ti sei tagliata? Cos'è quel... ?" la mia frase fu spezzata da un latrato di piacere intenso, mentre eiaculavo per l'ennesima volta nel culone di Lory.
"Diavolo, ma cosa mi prende? ... non va più giù... guarda ... è... è..."
Ansimavo, stremato, ma incapace di controllare le mie pulsioni.

Lory era stesa sul fianco offrendomi il culo sudaticcio e colmo di liquido seminale e ... sangue?

"Oddio, Lory stai perdendo molto sangue!... Lory??!!"

Silenzio...

Un penetrante odore muschiato pervase la stanza, l'oscurità ci avvolgeva... immaginavo fossero ormai trascorse le 9 di sera. Cosa diavolo c'era in quel whisky?!?
Lory era silenziosa... Non lo era mai stata! Persino nel sonno era più rumorosa di un trattore. Solo in quel momento realizzai che nell'ultima ora (o forse erano due?) Lory non aveva emesso nemmeno il più flebile gemito di piacere.
Il desiderio di penetrarla, ancora e ancora, era incontenibile, ma quel sangue e il silenzio innaturale ... non potevo ignorarli. La afferrai con prudenza girandola verso di me.
"Lory ...cos'hai ragazza mia?...", mormorai con un velo di apprensione.

Pensai di essere preda di un'allucinazione, non aveva alcun senso: gli occhi vitrei spalancati, il volto pallido solcato da rivoli di sperma, sangue e ...che diavolo era quel liquido viscoso??
(odore di muschio)
La bocca spalancata ... La bocca... i denti! Dove sono i suoi denti?

Non era il volto di Lory... No di certo.

Giacevo sul pavimento del mio ufficio accanto al cadavere di una donna sconosciuta, molto giovane, dai lineamenti delicati, bellissima, con un corpo perfetto, sensuale, degno della più bella attrice di Hollywood... Ma l'espressione dipinta sul suo volto era raccapricciante, cosa diavolo le era successo?
Quel viso ... deturpato ... lordato.
La conoscevo?

(CERTO CHE LA CONOSCI IDIOTA!)

"Chi sei? ... Da dove parli??"

(Ahahahah, Alfred, coglione, gli antidolorifici ti hanno giocato un brutto scherzo eh? Nemmeno mi riconosci? ...)


Buio.

"Non ci vedo! Dov'è finita Lory?... Che mi succede?? Perché non riesco a vedere??", provai un senso di terrore inaudito, solo, smarrito, avvolto da una coltre innaturale di oscurità, mentre l'intera stanza tremava e sobbalzava come sul punto di crollare.

"Qualcuno mi aiuti! ... Ho bisogno di aiuto! ... Vi prego ..."

"Aiuto!...per favore..."

"Aiuto".

"Aiuto..."

...

Ero nell'auto di Trammel con i miei compagni... Il dolore era quasi scomparso. Ma la mia anima era ancora straziata e gridava. Avevo sognato. Non ricordavo con precisione chi o cosa, non era stato un bel sogno... Ma qualunque incubo non avrebbe potuto essere peggiore dell'orrore, tragicamente reale, di quegli ultimi giorni.
Sentivo i miei compagni discutere di un autobus, si parlava di fuggire in Messico.
Non mi importava.
Pensavo continuamente a Malley.
In fondo era colpa mia.
(ESATTO! Sei un fallito Alfred! Hai ucciso tu Malley, la tua incapacità l'ha uccisa ... Ma almeno te la sei scopata in tutti i modi possibili e immaginabili!"
Piansi in silenzio, mentre l'automobile sfrecciava verso l'inizio di un nuovo, atroce incubo.

Messaggio modificato da Festuceto il 15 Jan 2019, 21:23


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messaggio15 Jan 2019, 18:54
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Arthur Groding

Fu estremamente lieto quando l'uomo ricambiò la stretta, anche se notò la sua diffidenza. Sicuramente non gli era chiaro il motivo di quel gesto.

Groding non amava troppo parlare. Lo evitava, soprattutto sul lavoro; non era solo una deformazione professionale, parlare significa far trapelare informazioni, informazioni che poi potevano essere usate contro di lui, era proprio il fatto che provava una certa fobia nel relazionarsi con gli altri, un senso di inferiorità che si portava dietro fin dall'infanzia e che anche adesso, che quel periodo difficile della sua vita era solo un ricordo lontano, stentava ad abbandonarlo, nonostante avesse ottenuto molto più di chiunque avesse mai conosciuto.

"Non conosco i vostri nomi ed è meglio così" mentiva, in realtà gli aveva sentiti chiamarsi più volte durante le visite e poteva facilmente collegare ogni volto ad un nome "Ma mi trovo ad avere con voi un grosso debito di gratitudine, soprattutto con questo signore" indicando Ralph con la sinistra, mentre ancora gli stringeva forte la mano sudaticcia.

Mentre si prendeva cura di Ralph, iniziò a raccontare, questa volta parlare era come curarsi l'anima, condividere il fardello alleviava momentaneamente la sua sofferenza e calmava la sua rabbia.

""Aveva pagato il signor Bogdanov per tenere Marilyn in una stanza pulita e tranquilla, gli ci sarebbe voluto del tempo per riprendersi.
Almeno questo è quello che Arthur si ripeteva, più per se stesso che per gli altri; sapeva benissimo, nonostante cercasse di negarlo con ogni particella del suo corpo, che non si sarebbe più ripresa, non mentalmente, almeno. Forse il corpo, pian piano, sarebbe tornato quello di una volta, ma il suo spirito sarebbe rimasto prigioniero di quell'orrore.
Una volta lasciata la camera, uscì quasi di corsa dallo squallido locale e salì in auto. Nell'abitacolo, con le mani sul volante, respirò cercando di calmarsi. Il dolore alla costole ancora persisteva, ma doveva trovare la giusta lucidità per pensare, aveva un nome, aveva "il" nome ed ancora non sapeva a quale prezzo, anche se, in quel momento, ogni prezzo gli sarebbe sembrato adeguato.

Corse in auto lungo la costa, ormai era sera, con i finestrini abbassati lasciò che il caldo vento del crepuscolo lo colpisse in piena faccia, mentre le idee si chiarivano nella sua testa, rimetteva a fuoco gli avvenimenti passati e disegnava quelli futuri. Era bravo a pianificare, apriva e chiudeva i cassetti della mente, creando il suo ordine perfetto, ma quella sera i ricordi della dolce ragazza che lo aveva ammaliato non trovavano posto, sbiadendo, sostituti dall'orrenda immagine della violenza.

Se non ci fosse stato altro modo di vendicarsi, lo avrebbe ucciso con le sue mani, affondando le dita nel suo collo e guardandolo negli occhi fino a che le vene del volto non si fossero gonfiate fino ad esplodere e la vita non avesse abbandonato quel corpo schifoso. E ne sarebbe andato fiero.

Tornò a casa più tardi del solito, ma non attese oltre. Aveva molti favori da spendere e gli avrebbe usati tutti se necessario.

Dapprima informazioni; aveva bisogno di conoscere, sapere chi era questa persona, il metodo scientifico lo aveva appreso dai sui studi.
Fece una chiamata, anche se era tarda notte sapeva che poteva disturbare. Aveva un contatto al distretto di polizia, era stata una delle prime cose che si era preoccupato di avere quando il suo lavoro iniziò a farsi serio: era fondamentale non trovarsi immischiato in affari che non avrebbe potuto gestire e Benjamin Forward ebbe bisogno di lui proprio nel momento giusto. Non faticò a ricevere le notizie che cercava.

L'agente Dean Bannet era sposato con una donna di Pasadina e viveva in uno dei palazzi popolari a nord di Los Angeles. Non era uno stinco di santo, secondo Ben erano state aperte diverse procedure interne nei suoi confronti, ma ufficialmente tutte finite in un niente di fatto. Ufficiosamente, invece, si sapeva che Bannet era un uomo di Tylor, come molti altri agenti del distretto e voci dicevano che forse c'era anche qualcuno più in alto che poteva fare le giuste pressioni. Erano immischiati in metà degli affari sporchi della città, ma non c'era nessuno che potesse o volesse fare qualcosa, non solo per paura ma anche perchè, probabilmente, immischiato nell'altra metà degli affari sporchi di questa misera città. Faceva coppia con l'agente Thomas Green, inseparabile sodale.

La mattina seguente iniziò i pedinamenti. Giorno e notte. Johnny il Garzone l'aiutò volentieri, Bannet lo aveva arrestato diverse volte e si ricordava molto bene l'alito puzzolente e le grosse mani che lo schiaffeggiavano durante gli interrogatori, non sopportava essere schiaffeggiato.
Dean Bannet era un tipo alto e corpulento, con una pancia prominente che gli tirava i bottoni della divisa, aveva il vizio di battersi il manganello sulla mano, mentre camminava per le strade di Los Angeles mostrava i segni di una mal celata aggressività e non mancava di guardare di sbieco tutte le persone che incrociava
(Sacco di Merda, Ralph lo riconobbe immediatamente dalla descrizione), Green invece era più giovane magro e basso, sembrava più riflessivo e parlava di meno, molto meno (Pelo di Culo, il secondo coglionazzo pensò Ralph).
Durante i pattugliamenti e prima e dopo il lavoro si occupava anche dei loro traffici. Racket e "protezione" principalmente, ma anche spaccio di droga e prostituzione. Ormai era passato più di un anno dalla fine del proibizionismo, con quello fare i soldi era stato facile, adesso si muovevano in un mare di squali pronti ad azzannarsi, erano sempre vigili ed attenti quando si occupavano dei loro affari.""


[continua...]

Messaggio modificato da xarabas il 15 Jan 2019, 23:50
 
xarabas
messaggio18 Jan 2019, 16:42
Messaggio #21





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Arthur Groding

""Ci vollero pochi giorni per imparare la routine di Bannet. Era un tipo prevedibile. Durante l'orario di lavoro sbrigava i piccoli affari insieme al suo compare, lasciando il grosso per il giorno di riposo settimanale. Ricevevano ordini direttamente da Tylor che raggiungeva Bannet al Bar Diamond dove passava gran parte del giorno libero bevendo e palpando cameriere. Le donne e l'alcool erano i suoi passatempi preferiti. La base delle operazioni era una garage noleggiato a nome Luise Stone, la moglie di Bannet, in una zona industriale poco fuori città. Il garage era sempre stipato di merce che veniva caricata e scaricata da un furgoncino scuro.

Non potendo prevedere quando si sarebbe presentata la giusta occasione, elaborò più piani e si preparò ad eseguirli con la sua solita meticolosità, niente doveva essere lasciato al caso. Fece chiamate e preparò documenti e materiali. Il bastardo doveva morire nella merda, come quella in cui aveva lasciato la dolce Marilyn.

La vendetta che era bruciata come un fuoco nel suo petto, pian piano si era smorzata; adesso la sentiva dentro calma, placida come un orso sopito durante un lungo inverno, pronto a destarsi ai primi calori estivi per catturare la sua preda, ed Arthur, nel silenzio della notte, ne era inquietato.

Poi arrivò il giorno, inaspettato, come un fulmine.

Era la tarda mattina del 20 novembre quando il dottor Groding giunse all'Hotel Miramare, in realtà poco più di un losco affittacamere; Bannet e Green erano ancora nel furgoncino appostato fuori dall'albergo, stranamente nelle loro divise d'ordinanza. Johnny aveva seguito il furgoncino fino a quando non si era appostato, poi aveva chiamato il dottore e se n'era andato.

Nel primo pomeriggio un uomo, barcollante e sporco di sangue, attraversò la strada ed entrò nell'albergo: era un tipo magro e goffo, non troppo alto, con degli occhiali tondi sul naso che pendevano da un lato. Sembrava completamente fuori luogo, gli occhi vacui e confusi. Non c'era nessuno alla reception, il custode, un tarchiato messicano più sudicio di un senzatetto, aveva bevuto una bottiglia di pessimo liquore comprata al bar in fondo alla strada e si era messo dietro la tenda a dormire. Non che fosse un problema, l'albergo non era molto frequentato, non c'erano stati altri movimenti fino a quel momento.
I due poliziotti, pochi minuti dopo l'ingresso dell'uomo, lo seguirono all'interno. Bannet aveva già tirato fuori il suo fido manganello ed aveva un sorriso crudele sul volto che non prometteva niente di buono. Con passo sicuro varcarono la soglia, si fermarono davanti alla reception, guardarono il registro degli ospiti e salirono. Non provarono neanche a chiamare il custode.

Passarono solo pochi minuti prima che esplodesse il caos: dapprima grida da una stanza al secondo piano, poi quattro spari. Arthur vide l'uomo barcollante che era entrato poco prima che scappava dalla scala antincendio laterale con una pistola in mano e dei grossi sacchi neri.

Improvvisare, pensò immediatamente Arthur. Non c'era molto tempo. Si mise gli occhiali da sole scuri, tirò giù la tesa del cappello sul volto, ingobbendosi un po' per camuffare il suo aspetto e scese dall'auto con la sua valigetta. Passò accanto al furgoncino scuro di Bannet e vide che sul retro aveva ancora delle casse di alcolici ed altri pacchi più piccoli; il furgone era aperto, i poliziotti avevano quel brutto vizio, una loro deformazione professionale, non chiudevano mai l'auto.

Il custode fece capolino da dietro la tenda, timoroso e spaventato. Arthur entrò mentre stava allungando il braccio per prendere il telefono; rapido mise la mano sulla cornetta e fece di no con il dito.
“Aspetta a chiamare la polizia” tirando fuori dalla tasca interna della giacca una mazzetta di banconote ed appoggiandola sul banco. Non aspettò che le prendesse, “C'è solo questo telefono nell'albergo?” il tizio confuso, ancora ubriaco ed assonnato fece cenno di si con la testa, guardando fisso quella montagna di soldi.
”Bene, vado su a vedere cosa è successo, se quando torno sarai ancora qui e non avrai chiamato la polizia, ne riceverai altrettanti” facendo vedere la tasca ancora piena di denaro.

Prima di salire osservò con attenzione il registro dell'albergo. L'hotel era praticamente vuoto, poche camere occupate e, oltretutto, guardando la bacheca piena di chiavi dietro al custode, molti degli ospiti sembravano non essere in stanza.

Salì con cautela ed attenzione le scale, impugnando la sua piccola arma italiana, nessuno si affacciò dalle camere, c'era un silenzio di tomba in tutto l'hotel. Al secondo piano notò poco più avanti lungo il corridoio una porta aperta, la stanza numero 216, nome ospite Ralph Haas, ricordò dal registro.
Si avvicinò ed osservò all'interno: i corpi di Bannet e Green giacevano esanimi nella stanza, uno riverso sul letto, una pozza di budella e sangue imbrattava tutto il lenzuolo, l'altro accasciato al suolo vicino all'ingresso, aveva un foro nel petto.

Era sorpreso di quel che era accaduto, qualcuno aveva fatto il lavoro al posto suo. Gli era veramente grato, lui non era un assassino e, nonostante l' insaziabile sete di vendetta, non si era mai trovato veramente a suo agio con l'idea di dover uccidere qualcuno a sangue freddo.

Controllò la stanza prestando attenzione a non toccare niente. Era stata completamente ripulita, gli armadi erano vuoti e non c'erano effetti personali. Si affacciò fuori, controllò il corridoio, chiuse la porta ed iniziò il suo lavoro. Appena vista la scena, nella sua testa aveva già iniziato a concretizzare il piano, gli sarebbero serviti solo pochi minuti. Se avesse lasciato tutto così come era, Bannet sarebbe stato fatto passare come un eroe, morto in servizio durante un conflitto a fuoco insieme al suo compagno. Ed invece doveva morire come una merda, come quel grande pezzo di merda violento che era, nessuna medaglia, solo disonore e vergogna.

Sistemò i corpi come se si fossero sparati a vicenda. Avevano subito un colpo ciascuno, un altro era sul soffitto, quindi ne mancava ancora uno. Probabilmente l'uomo scappato ero stato colpito. Green aveva la sua pistola, aveva sparato un solo colpo. La pistola di Bannet non c'era.
Allora Arthur posò la valigetta sul piccolo scrittoio, tirò fuori una Colt P.P. 32 revolver [era una pistola pulita, ne aveva acquistate due da un ricettatore, erano uscite illegalmente dal deposito della polizia prima di essere rubate, nessuno aveva denunciato l'accaduto] e sparò un colpo verso il muro attutendo il rumore con dei cuscini. Poi sostituì altri due proiettili con dei bossoli usati, la ripulì e la mise in mano a Bannet. Poggiò sullo scrittoio e sul letto diverse mazzette di banconote, aprì delle bottiglie mignon di alcolici prese dal mobile dispensa e le sparse sui corpi dei due poliziotti morti. Chiuse la finestra dall'interno.

Poi, prima di andarsene dalla stanza, prese un foglio dalla valigetta, era una lettera scritta a macchina, l'accartocciò e la mise stretta nella mano di Bannet, sotto il massiccio corpo del poliziotto.

Scese giù e tornò dal custode che non si era mosso, ancora imbambolato. Si fermò davanti al banco, prese il telefono e fece una telefonata. Corresse in modo preciso il registro, quel Ralph Haas aveva alloggiato nella 218 ed era andato via la stessa mattina, mentre la stanza 216 era occupata da un certo Stone. Guardò l'uomo davanti a sé, gli porse un altra mazzetta, come gli aveva promesso e gli disse:
“Tu non mi hai visto, non hai visto niente, quella camera, la 216, è stata prenotata stamani da un uomo corpulento ed alto di nome Stone, sembrava uno sbirro anche se non era in uniforme” Ma il custode non sembrava saper leggere e sicuramente non si era preoccupato di imparare i nomi dei clienti e le stanze occupate, non sarebbe stato un grosso problema, “Dì qualcosa di diverso alla polizia e vengo a cercarti e ti faccio tanti buchi in corpo quante banconote ti ho dato”.
L'uomo, che non solo non aveva mai visto tanti soldi in vita sua, ma non li avrebbe neanche mai guadagnati in una vita intera di lavoro, continuò ad annuire in silenzioso, mentre arraffava bramoso il denaro e se lo nascondeva addosso.

Il dottore, uscendo e dirigendosi verso l'auto, passò accanto al furgoncino di Bannet, aprì lo sportello del passeggero e mise nel porta oggetti laterale tre mazzette di banconote, legate con una fascetta di carta con scritto, “Tylor”.

Aspettò alcuni minuti, prima di partire. Quando arrivarono due volanti della polizia a sirene accese, la stampa era già dentro l'albergo.

Sorrideva mentre con l'auto correva da Marylin, ed intanto pensava a quel giorno, circa una settimana prima, quando fece visita alla signora Bannet.
Era il giorno di riposo dell'uomo, che era uscito di casa per andare al solito bar, ed allora Arthur decise di cogliere l'occasione al volo.
L'abitazione era un piccolo appartamento nel condominio Starling, arredato con mobili scadenti, ma con gusto. Era riuscito ad entrare mostrando il suo tesserino di medico, con la scusa di un focolaio di influenza spagnola nel condominio. La signora Bannet non era più giovanissima, ma si curava molto, ed era comunque ancora attraente. Accolse Arthur in vestaglia, senza nascondere troppo le sue generose forme, aveva la pelle olivastra e scuri capelli lisci come teghe; un trucco molto pesante sul volto celava quelli che al dottore non sfuggirono essere vecchi lividi.
“Suo marito non c'è?” sapeva che non c'era, ma la signora, inaspettatamente, rispose, “Si, ma dorme, ha finito il turno di notte da poco”, indicando la giacca appesa all'attaccapanni. Una giacca troppo piccola che lasciava intravedere fra le pieghe un pezzo di distintivo “Agente Gr....”.

Tylor, di cattivo umore per la presenza della stampa, osservava incredulo la stanza; conosceva bene cosa stavano facendo qui i suoi uomini, non ci sarebbe dovuto essere tutto quel casino. Entrò un poliziotto con delle mazzette di banconote in mano, ognuna legata con una fascetta con scritto sopra Tylor. Il tenente le prese, staccò le fascette con rabbia mettendosele in tasca e poi gettò, furente, i soldi a terra. “Qualcuno mi vuole incastrare” pensò. Osservando Bannet, notò il foglio che spuntava dalla sua mano, scostò leggermente il corpo del collega e prese la lettera insanguinata:
“Cara Luise,
Non ce la faccio più a tenere segreto il nostro amore, scappiamo insieme, lascia quel violento di Dean. Ho messo da parte un bel po' di soldi, potremo andare in Messico e costruirci una nuova vita insieme. Ho bisogno dei tuoi baci e delle tue carezze, di amarti lib... “ Che schifo pensò mentre leggeva, scorse in fondo la lettera per vedere la firma “….tuo Thomas”. Scosse la testa disgustato.

Arthur parcheggiò l'auto davanti al night di Bogdanov. Sapeva che non era stato un lavoro perfetto e pulito, diverse cose non quadravano e osservatori attenti avrebbero facilmente scoperto la manomissione delle prove, ma sapeva per certo che Tylor avrebbe fatto il suo gioco, cercando di ostacolare le indagini sulle mazzette ed i liquori in auto, cogliendo al volo la storia del tradimento per chiudere velocemente il caso.
Per il resto, la stampa, con le foto della stanza, i soldi sparsi sul letto ed i corpi a terra, avrebbe fatto in tempo a gettare tutto il fango possibile sulla carriera di Bannet.

Morto nella merda e cornuto, quello che si meritava.””


Il Dottore Groding, si fece lasciare il contatto di Janet Winston, se questa donna avesse voluto schiacciare quel verme di Tylor, gli avrebbe dato volentieri una mano.
 
count zero
messaggio18 Jan 2019, 17:33
Messaggio #22





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Ralph Haas:

La storia del Dottor Groding era ricca di particolari che poteva conoscere solo se l’aveva veramente vissuta di persona. Ralph pensò che quello sconosciuto non aveva alcun motivo di mentire a riguardo. Lui aveva ucciso quattro uomini. [“Grandissimo! UCCIDI! Sei un killer!”] (“Sei un pazzo fottuto!”)
Pensava che la morte del giardiniere difficilmente sarebbe stata attribuita a lui. Quel bastardo di Trammell era distrutto insieme alla sua villa ed all’orrenda bocca. Fuori due.
Avrebbero potuto inchiodarlo per la morte di “sacco di merda” e “pelo di culo” ma l’intervento di Groding rendeva tutto più complesso per Tylor e il resto degli sbirri di L.A.
Quel dottore si era preso cura delle sue ferite fisiche e gli aveva salvato la vita per ben due volte. Inoltre aveva salvato anche la sua vita sociale e di questo Ralph gli fu immensamente grato. Scese dal tavolaccio, sistemò gli occhiali con un colpetto al centro ed allungò la mano trovando la stretta sicura del Dottor Groding.
“Vi ringrazio per ciò che avete fatto. Sono io in debito con voi.”

Gli porse un suo biglietto da visita, color seppia stampato in caratteri bordeaux. Una stampa raffinata e di ottimo gusto estetico.
Art & Antiquities
NYC - SoHo
451 Broome Str.
Ralph Haas

“Venga a trovarmi quando capita a New York. Sarà sempre il benvenuto.”
Si scambiarono un cenno di assenso, senza troppa convinzione.
Entrambi sapevano che la vita riservava loro ancora molte sorprese...

Messaggio modificato da count zero il 18 Jan 2019, 17:34
 
The Ancient One
messaggio19 Jan 2019, 20:07
Messaggio #23



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