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> Atti 1 - Scena 18, "Le ultime ore a Savannah"
The Ancient One
messaggio7 Sep 2017, 16:58
Messaggio #1



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04 Novembre 1934



Questa scena si svolge il giorno dopo la Scena 17 e il ritrovamento della cassetta di Douglas Henslowe in Scena 17.

Possiamo utilizzare questa scena per:

1) Narrare le ultime cose che intendete fare a Savannah dopo aver ritrovato la cassetta.

2) Decidere la vostra prossima mossa. Cosa fate? Dove andate?



Adesso, qualunque sia la vostra prossima mossa, vorrei che i vostri investigatori si prendessero una breve pausa, magari per tornare dalle rispettive famiglie o comunque alle loro faccende usuali.
Questa pausa è molto importante, perché vi permette di recuperare energie e abilità, e di introdurre le vostre fonti di equilibrio e un po' di background per il vostro PG.
Di questo però parliamo in Scena 19.


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Festuceto
messaggio9 Sep 2017, 19:35
Messaggio #2



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SO Altro


Spolveratore (1)


Alfred:

La notte trascorse in fretta, ero distrutto fisicamente e moralmente, pensavo alla gamba di quella povera ragazza, alle immagini del diario di Henslowe ... tracannai quel che rimaneva del mio scotch, caldo, bruciante, dolce, lentamente l'alcol intaccava i miei pensieri, li frantumava in immagini e parole sconnesse, poi li trascinava via ed io con loro precipitavo in un confortevole oblio.
La mattina dopo la testa mi pulsava. Per prima cosa bevvi due grosse tazze di caffè caldo e nero come la pece, nero come ... l'acque putrida della palude! Fanculo!... Ingollai uova e bacon con straordinaria voracità.
Quella mattina sapevo che avrei lasciato Savannah e, Dio mi era testimone, non vi avrei più rimesso piede, mi sarei lasciato per sempre alle spalle quel mefitico covo di zanzare e alligatori. Per cominciare volevo sentire Lory, le telefonai dall'albergo, mi lasciai andare a qualche volgarità. Ero eccitato, sentivo di nuovo il sangue caldo nelle vene pulsare ritmicamente e desideravo più di ogni altra cosa sbattermi quel suo bel culo di burro sulla scrivania del mio ufficio!
Prima di organizzare la mia partenza, passai a trovare Dorothy, non volevo proprio, ma era inevitabile, pensai che era meglio togliersi il pensiero...
Vederla in quello stato, con quella gamba... gamba? Piuttosto la grottesca parodia di un arto, ecco cos'era! Se solo fossi stato più attento, pensai, se le avessi gridato di restare alla villa... Stupida ragazza...
Pure i sensi di colpa adesso? Il vecchio George me lo diceva sempre, ai tempi della polizia, "tu pensi troppo Alfred", mi ripeteva, ed era vero. Così imparai ad annegare il cervello nello scotch... Buon vecchio George, la sapeva lunga lui. Magari l'indomani sarei passato da Barrese, dove passava le sue serate, per offrirgli un drink o due... in nome dei vecchi tempi. Dio se ne avevo bisogno...

Pensai a Judy, alla possibilità di raccontarle tutto... la palude, gli alligatori, le bocche...le fottute bocche! Perché no? Forse non era una pessima idea, forse era l'unica alla quale valeva la pena raccontarlo. Mi sorpresi per averlo pensato.


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La vita è un balocco!
 
xarabas
messaggio12 Sep 2017, 10:52
Messaggio #3





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SO Sono un BOT, cancellami l'account




Dorothy:

Un respiro profondo ed intenso mi riporta alla realtà. Affannosamente prendo aria lottando con mani crudeli ed invisibili che tentano di soffocarmi. Un forte odore di disinfettante ed alcool mi assale e mi riscuote dal torpore di un sonno troppo lungo.
Mi sveglio confusa ed apro gli occhi in una stanza dalle pareti verde acqua, in un letto dalle lenzuola immacolate, bianche ed avvolgenti. Con difficoltà inizio a mettere a fuoco ciò che mi sta intorno e con paura nella mia mente riprendono vita gli orribili ricordi degli avvenimenti passati. Mi sembrano così lontani, per un attimo dubito che siano miei.

forse un incubo?

voglio scendere dal letto ed uscire da questa stanza sconosciuta.
Faccio per muovermi ed un dolore improvviso mi prende la gamba destra come se migliaia di sadici coltelli mi squartassero la carne, un dolore talmente forte che mi sbatte violentemente indietro contro la spalliera del letto facendomi quasi perdere conoscenza.

Allora seguo con lo sguardo le pieghe del lenzuolo, la forma del mio corpo, le mie braccia, poi le gambe... all'altezza del ginocchio destro il bianco puro è interrotto e contaminato da una piccola macchia rossa che inesorabilmente si espande e al di là di essa, dove avverto chiaramente il dolore che attanaglia la mia gamba, non c'è niente, nessun arto, nessun piede, niente, solo un lenzuolo bianco spiegazzato ed imbrattato si sangue scuro.

Allora i ricordi diventano vividi, nessun sogno, nessun incubo, solo la dura realtà.
Piango mentre un infermiera grassoccia e sudata con una larga bocca sorridente e denti gialli apre la porta della camera.
 

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