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> Atto 1 - Scena 54, Fuga da Los Angeles
The Ancient One
messaggio11 Jan 2019, 17:45
Messaggio #1



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21 Novembre 1934, ore 03:00 AM
La villa di Trammel


L'esplosione vi colse che il vento della notte di Los Angeles aveva appena ripreso ad accarezzare i vostri volti.
I piedi nudi di Alfred toccavano l'erba umida del giardino e un brivido lo percorse: era vivo.

BOOOM!

L'esplosione fu talmente forte che riusciste a sentirla violentemente anche dai vostri orecchi sanguinanti.
L'esplosione fu talmente forte che i vetri della villa di fronte, a chissà quanti metri di distanza, andarono in frantumi tutti insieme, investiti dall'onda d'urto.
L'esplosione fu talmente forte che tutta la parte centrale della villa collassò su sé stessa come un castello di carta.
L'esplosione fu talmente forte che si portò via anche il ricordo di Malley, Joseph, e Sullivan.
L'esplosione fu talmente forte che in un solo momento le carni di tutte quelle persone sono esplose insieme, mischiandosi in una vera orgia definitiva di sangue e morte.
L'esplosione fu talmente forte... si può solo sperare che si sia portata via anche la Bocca.

Torna il silenzio, mentre le macerie trovano un loro caotico equilibrio.
Lento torna anche il vostro udito.
E mentre riappaiono i suoni nella vostra mente, uno spicca su tutti gli altri: il suono di decine di sirene sono spiegate in Hyacinth Street!
E i loro lampeggianti illuminano la notte di colori spettrali. La Notte del '34.

Le pattuglie della polizia sono radunate davanti al cancello della villa, forse esterrefatti di quel massacro. Di certo ancora ignari di quello che li aspetta.
I poliziotti, inizialmente sorpresi dell'esplosione, sono ora pronti ad agire.
Due di loro però non hanno perso tempo e stanno inculandosi sopra il cadavere smembrato dai colpi di mitragliatore del loro compagno.
Forse un modo elegante per dire addio al loro compagno di sodomia?


State sanguinando. Stante ansimando. State delirando.

E a quel punto succede qualcosa di strano, qualcosa che non riuscite a cogliere fino in fondo. Tutto si svolge velocissimo
Una voragine nera, un pozzo senza luce, si spalanca a pochi passi da voi. E inizia ad allargarsi verso di voi. Pronto a divorarvi.
Ma in una frazione di secondo qualcosa si illumina nella tasca di Udko. Si illumina di una luce fortissima.
E poi tutto finisce. La luce che emanava dal vestito lacerato di Udko si spegne. E il pozzo si richiude, così come si era aperto.

Un'allucinazione?
Eppure qualcosa brucia nella tasca del dottore.

Questa Notte del '34 non è ancora finita.


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Risposte
xarabas
messaggio13 Jan 2019, 00:03
Messaggio #2





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SO Sono un BOT, cancellami l'account




Dorothy

Gli occhi di Malley.
Il fucile di malley.
Lo zaino.
Tutte quelle persone.
I nostri amici.
La bocca.

Un esplosione devastante si era portata via tutto. La speranza ed il dolore. Amici e Nemici.
Una bomba era esplosa anche dentro di noi, lasciandoci svuotati di ogni cosa.

Correvo su un prato umido e cosparso di macerie ed in lontananza vedevo sagome indistinte di poliziotti illuminate dalle sirene lampeggianti delle loro auto.
Ma non ero lì.
Ero rimasta giù, insieme a loro, insieme a Malley, A stringerla forte a me. A dargli coraggio, A tentare, ancora una volta, inutilmente, di salvarla.
C'erano anche gli altri, ma negli altri l'umanità era scomparsa, sembravano creature selvagge senza anima.
Malley lottava. Soffriva.
Ero rimasta giù, con lei. A sostenerla nella sua scelta, ad accompagnarla nel suo ultimo viaggio. Per non lasciarla sola. A premere insieme a lei quel maledetto grilletto.
Ero rimasta giù. Al buio, coperta di polvere, fuliggine e macerie. A stringerle la mano, mentre la sua vita l'abbandonava.
Ero giù smembrata, lacerata nell'anima, come quelle creature che avevamo abbandonato.


Mi ripresi solo quando l'auto partì e ci furono altre esplosioni. Mi scossero e ne abbi paura.
Ma ero tornata.

Mi guardai intorno. Ralph guidava come un pazzo lunghe le strade buie di Los Angeles, Udko quasi incosciente accanto a lui.
Padre Carl Ancora nella stessa posizione in cui l'avevamo lasciato. Io in mezzo.
Ed accanto a me, Alfred, nudo e coperto di tutto quello schifo di cui era cosparsa la stanza, feci, sperma, fluido corporei di ogni genere.

Mi sganciai la giacca, sporca di sangue, sicuramente piccola per lui, poi mi tirai giù i pantaloni e mi strappai le mutandine: "La vuoi la mia fica?" e gliela porsi: "scaldami in questa fredde notte, dammi il tuo cazzo. Tieni, copriti, non ci possiamo far vedere in questo stato, attireremo troppo l'attenzione".

Mi allungai in avanti: "Ralph, andiamo alla rimessa, nascondiamo l'auto nel garage." Gli appoggiai la mano sulla spalla, avevamo tutti bisogno di conforto, e lui sembrava avesse pianto e fosse disperato "Non abbiamo molto tempo, prima dell'alba dobbiamo essere lontano da qui, meglio con un altra auto, se non vogliamo essere arrestati dalla polizia".
Vedevo un futuro scuro ed incerto per tutti noi, sicuramente un futuro lontano dai nostri affetti per un bel pò di tempo.
"Forse attraversare il confine con il messico prima che scoppi il nostro caso è la scelta migliore, ci sono solo un paio d'ore al confine" Gurdai gli altri, almeno quelli che erano ancora capaci di rispondermi "avete altre idee?".
 

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