The Deed Dynasty

Qualcuno ricorda The Deed? Il gioco in cui dovevamo uccidere nostra sorella – e far ricadere la colpa su un altro dei nostri parenti.
The Deed Dynasty, che recensiamo oggi per INDIEtro Tutta, è un “more of the same” che ci mette nei panni di tre antenati di Arran Bruce, il protagonista del primo gioco, tutti interessati ad accoppare qualcuno. Di solito un parente più o meno diretto.

The Deed Dynasty non è molto diverso da The Deed, a partire dall'impostazione del gioco. E dalla mancanza di sufficienti indicazioni per capire come procedere. All'inizio del gioco, potremo scegliere fra i tre scenari disponibili, ambientati in tre periodi storici diversi: il 1401, con lo scenario “Blood will have blood”; il 1868, con lo scenario “The Scarlet Lady”; e il 1895, con lo scenario “A Crimson Garland”. Ogni scenario ha il suo o la sua protagonista e si tratta sempre di un membro della famiglia Bruce (che è un miracolo che si sia perpetrata nei secoli, vista la quantità di assassinii e gente finita in galera).

Scelto quindi chi interpretare, un breve filmatino ci mostrerà qual è la nostra vittima e perché stiamo cercando di ammazzarla (e bene o male sono tutti dei pezzi di stronzi, ma già in The Deed avevamo potuto constatare che la benevolenza non è un tratto tipico della nostra famiglia). Dopodiché, potremo girare per l'abitazione della vittima, parlare con gli altri personaggi lì presenti, e scegliere due oggetti da portarci dietro: un'arma e una prova (oppure, beh, potete prendere due armi o due prove... ma questo creerebbe solo complicazioni nelle fasi successive).
Quello che il gioco non spiega è l'utilità della prova: dovete scegliere un oggetto che, posto in questa o quella stanza, “punti il dito” verso uno dei personaggi, in modo che la polizia pensi che sia quello il colpevole. Oppure, ovviamente, potete lasciare un indizio che suggerisca che la vittima si è suicidata.
Non è complicatissimo capire cosa fare, quindi la mancata spiegazione non è così grave, ma si rischia di dover ricominciare un playthrough, almeno la prima volta.

Una volta uccisa la vittima, la polizia perquisirà la casa e vi interrogherà – e qui dovrete fare attenzione a tutto quello che avrete detto prima agli altri NPC e con le risposte che darete al poliziotto stesso. Scegliendo accuratamente le frasi giuste, potremo cambiare il modo in cui il poliziotto vede gli altri personaggi e quindi indirizzarlo verso il giusto colpevole.

The Deed Dynasty lascia ampia scelta di approccio. Anche se alcune combinazioni sono infelici (es. se volete incolpare una vecchina inferma, ha poco senso che uccidiate la vittima a colpi di fucile, visto che la vecchina è già tanto se riesce a sollevarlo, quel fucile!), ci sono diversi modi per arrivare a creare l'omicidio perfetto e quasi ogni NPC può essere incolpato per diversi motivi. E allo stesso modo, non è facile evitare che si sospetti di noi, specialmente durante l'interrogatorio, quando ricordarsi cosa si è detto con gli altri personaggi – e quello che vogliamo far trapelare – è fondamentale.

Un gameplay dura una 40ina di minuti, se è la prima volta che affrontate uno scenario, e anche solo 10 se è la seconda o la terza volta, perché saprete già dove sono i personaggi e gli oggetti, quindi cosa prendere, con chi parlare e cosa dire. L'inglese utilizzato è molto semplice, se si esclude qualche parola specifica dell'epoca buttata qua e là, ma nulla che impedisca a chi mastica un pochino la lingua di giocare il titolo.

Come The Deed, anche questo The Deed Dynasty non è un capolavoro, ma è simpatico e divertente, fa scervellare quel che basta che passare un'oretta o due fra due giochi più impegnativi. Chi ha apprezzato il primo, si divertirà anche con questo, e chi è appassionato di "crimini perfetti" non può che provarlo.

The Deed

Arran Bruce non è mai andato troppo d'accordo con la sua famiglia, specialmente con il padre, un uomo che vede la cinghia e la frusta come ideali strumenti pedagogici. Ma Arran ha lasciato la casa paterna da un pezzo e si è costruito una vita sua, cosa che il padre non potrà mai perdonargli ma conto cui non può nulla.
Il problema? Arran è appena stato diseredato e tutte le sostanze di famiglia, compresa la casa avita, andranno alla sorella pazzoide. È l'ultima goccia: Arran decide di tornare a casa, uccidere la sorella e prendersi l'eredità che gli spetta!

Il concept di The Deed, una specie di avventura grafica creata con RPGMaker che vi viene presentata oggi da INDIEtro Tutta, mi ha intrigata subito moltissimo: non solo siamo un (aspirante) assassino, ma dobbiamo pure uccidere nostra sorella e cercare di incastrare qualcun altro per l'omicidio. Quello che mi aspettavo, visto il costo del gioco (poco più di 1 euro) era una cosina deludente e non molto approfondita.
Mi sono dovuta ricredere. Sì, The Deed è molto corto: un playthrough dura dai 10 ai 30 minuti, a seconda di quanti personaggi volete incontrare, quanto volete esaminare la casa, e via così. Ma in questi 10-30 minuti, c'è abbastanza per divertire.

Innanzitutto, la casa, non grandissima, è esplorabile e molti sono gli oggetti da esaminare. Alcuni faranno scattare dei brevissimi flashback che danno un po' di spessore in più ad Arran e alla storia generale. Il nostro scopo sarà recuperare due oggetti, un'arma e una prova, per uccidere nostra sorella e incastrare qualcun altro. C'è molta scelta, e bisogna fare attenzione perché non tutte le armi possono essere “accoppiate” a tutte le prove. Se vogliamo far ricadere la colpa su nostra madre, avrà poco senso uccidere nostra sorella a mani nude: le orme di una mano maschile si vedranno chiaramente sul collo di nostra sorella!

Un altro aspetto a cui bisogna fare attenzione sono le conversazioni con i vari personaggi. Potremo scegliere diverse opzioni durante i dialoghi per mettere in cattiva luce l'uno o l'altro personaggio o per scoprire dettagli da usare a nostro vantaggio. I dialoghi sono molto brevi e poco approfonditi, ma consentono di scegliere fra diversi approcci.

Una volta compiuto il misfatto, la polizia setaccerà la casa e ci interrogherà tutti, noi compresi: qui vedremo i risultati delle nostre azioni e dovremo cercare di minimizzare i sospetti verso di noi in ogni modo.

In generale, sono rimasta sorpresa dal numero di possibilità messe a disposizione del giocatore e dall'intelligenza del gioco, che bene o male capiva sempre cosa cercavo di fare.

Un problema è però la mancanza di sufficienti indicazioni per incastrare gli altri personaggi. Bisogna recarsi nella stanza dove vogliamo piazzare la prova, andare nell'inventario – che il gioco non ci mostra né ci menziona – e fare doppio clic sulla prova da piantare. Non c'è nulla che ci spieghi come funzioni la cosa, tanto che per i primi 10 minuti io giravo come una pazza cliccando lo scenario nella speranza che apparisse l'azione “piazza la prova”.

Ho trovato lo stile grafico da un lato molto adeguato, dai toni “dark” e dalle tinte scure, in perfetta combinazione con il mood della storia. D'altra parte, non ho gradito molto i ritratti dei personaggi, specialmente quello della madre di Arran che tutto sembra tranne una donna anziana.
Le musiche sono poche ma adeguate, e gli effetti sonori decenti.
Il gioco è solo in inglese, e direi che è un inglese medio-facile: anche se non siete espertissimi, dovreste cavarvela. Probabilmente dovrete cercare qualche parola, come qualcuno degli insulti che ci lancia nostro padre.

The Deed è un'avventura molto breve che offre più di quel che pensassi. Non è un capolavoro, ma è curiosa e fa passare 10 minuti simpatici.