Ancora una carrellata di recensioni per l'If Comp di quest'anno! Stiamo procedendo di buon passo, grazie anche al vostro aiuto. Vi ricordiamo che potete trovare qui la lista delle avventure da giocare, per unirvi a noi.

Vi segnaliamo anche un piccolo cambiamento: il voto di Ether cambia da 5 a 6.

E ora vi lasciamo alle nuove recensioni!

Final Exam
di Jack Whitman
(a cura di Ancient)

Jack Whitham con questa sua prima avventura testuale a parser ci regala un titolo di grande spessore, programmato in modo sorprendente e ricco di spunti di riflessione tragicamente legati all'attualità internazionale.
Il gioco è ambientato in un futuro che ricorda vagamente il celebre A Mind Forever Voyaging della Infocom, sia per la dialettica fra mondo reale e mondo simulato, sia per come tratta di politica e degli strumenti di governo e di controllo delle masse. Nello specifico, lo scenario in cui si muove il protagonista vede due nazioni confinanti filosoficamente agli antipodi: una nazione ha rinunciato al confront/conflitto sociale (affidando il suo governo a un'amministrazione virtuale che ha cancellato ogni estremismo presente nella società e nei suoi cittadini), l'altra invece è in mano a un violento conflitto interno fra una dittatura e i suoi oppositori. Il tutto può essere interpretato, nemmeno troppo velatamente, come una grossa metafora dei rapporti attualmente intercorrenti fra l'Occidente e il Medio-Oriente.
Il gioco parte lento, riuscendo quasi a farsi abbandonare per noia nei primi minuti di gioco. Ma poi, tramite obbiettivi chiari e circoscritti, la trama si svela al giocatore un passo alla volta; ed è a quel punto che il gioco si rivela per ciò che è veramente e si fa apprezzare in pieno. La parte finale dà una conclusione sufficiente (ma non ottimale) alla storia, raccontata al termine di un lungo enigma che coinvolge l'intero mondo di gioco e che stupisce per la qualità della programmazione.
Il difetto principale di questo Final Exam è solo la sua brevità. Quel che c'è, è narrato bene e in modo conciso, ma il tema richiederebbe uno sviluppo più lungo e più soddisfacente (proprio come in A Mind Forever Voyaging). La presenza di alcuni finali alternativi (tutt'altro che facile da individuare e sbloccare) aggiunge molto all'esperienza di gioco, ma a mio avviso non riesce a "quadrare il cerchio" della tematica. E questo è un vero peccato, perché Jack Whitham ha messo sul piatto tutti gli strumenti narrativi, i punti di vista e gli spunti adeguati per trattarne in modo maturo, obbiettivo, e interessante.
Un gran gioco, programmato benissimo, a cui mancherebbe pochissimo per diventare un grande classico. Certamente una delle migliori avventure incontrate fin qui, seppur meno immediata di altre.

Scarica la mappa di Final Exam

VOTO = 9

 

Grimm's Godfather
di Whaffle Shuai
(a cura Diavolo dei Crocicchi)

Questa è un'avventura testuale creata da Gaby Wu (notizie sull'autore non pervenute) nella forma di una avventura a scelta multipla che ricalca a tratti il carattere di una visual novel: vengono presentati corti paragrafi di testo in impressione su immagini raffiguranti paesaggi e personaggi.
La fiaba è una dichiarata "riedizione" in forma videoludica del racconto breve Comare Morte dei fratelli Grimm. Per farla breve: parla di un uomo che sceglie come padrino per suo figlio, anziché Dio o il Diavolo, la Morte; con tutto ciò che ne consegue. Il tema è aulico e apre molte prospettive, pur nella sua brevità (Calvino direbbe invece "rapidità").
L'autore dell'avventura, invece, sembra aver visto solamente l'aspetto di brevità, dal momento che diluisce tutte le situazioni riproponendole nel medesimo modo permettendo di scegliere, ad ogni giocata, un padrino diverso. Il testo è copiato belluinamente, le poche aggiunte originali sono del tutto piatte e sbrigative (talmente sbrigative che fan rimanere di stucco per come sono state realizzate - in senso negativo!), i risvolti che una vicenda del genere può provocare sono completamente ignorati. Certo, ogni tanto ci si sente con la coscienza sporca viste le situazioni presentate, ma dopo la seconda giocata per scoprire i vari finali alternativi non ci si fa più tanto caso, data la monotonia delle situazioni. E pure i finali non presentano una gran varietà: uno buono e uno cattivo per ogni personaggio, corrispondenti sempre alla medesima sequenza di scelte.
Può salvare la somiglianza con una visual novel? Nemmeno: le immagini, a parte due o tre, non sono eccelse, così come non lo sono gli sprites.
Insomma, questo titolo costituisce un becero peggioramento dell'opera da cui è tratta, ma fatevi un favore: leggete Comare Morte, è davvero interessante.

Voto = 3.5

 

Forever Meow
di Moe Zilla
(a cura di Gwenelan)

In questa avventura ipertestuale, di Moe Zilla, ci troveremo nei panni di un gatto a dover risolvere un piccolissimo problema per noi e per i nostri umani.
Per qualsiasi analisi del titolo è necessario fare un piccolo spoiler: chi vuole evitare anche questo, salti la recensione. SPOILER SPOILER SPOILER Ci troviamo nello spazio, in una navicella spaziale. Il nostro umano è in criostasi e non può quindi risolvere nessuno dei problemi che sorgono durante i viaggi nello spazio. Indovinate a chi tocca?
Forever Meow cerca di giocare sul fatto che il nostro personaggio sia un gatto e non sappia, quindi, le cose degli umani – tipo il fatto di trovarsi in una navicella spaziale. Il trucco non funziona benissimo perché non è portato avanti con coerenza: non ci rendiamo conto di alcune cose, tipo che il nostro padroncino è in criostasi, ma sappiamo cos'è un fantasma, cos'è la luna, cos'è l'erogatore di cibo (vocabolo che forse neanche i bambini di una certa età conoscono). Quando sembra davvero di sentir pensare il gatto, però, il racconto fila ed è piacevole e un po' spaventoso (per via della situazione in cui ci si trova nella storia) immedesimarsi nel micio. La trama in sé non è complicata, né stupenda, né originale, ma questi momenti di immedesimazione sono piacevoli.
Dal punto di vista del gameplay, solo apparentemente sono presenti degli enigmi. In realtà è tutto molto lineare ed è difficile restare bloccati o morire, se non in un punto specifico – ma bisogna quasi farlo apposta. Di solito, scegliendo una dopo l'altra le opzioni che ci vengono messe di fronte, per esclusione beccheremo quella giusta e riusciremo così ad arrivare alla fine. Non mi sento di bocciare in toto questa soluzione, perché giocando ho provato un senso di pericolo e urgenza e mi sono accorta dopo che gli enigmi non erano enigmi. Ma una persona più scafata di me avrebbe potuto magari accorgersene prima.
Un gioco un po' semplicistico, con una storia che piacerà a chi cerca qualcosa di simpatico e dolce come spesso sono le storie di animali.

Voto = 6

 

Midnight. Swordfight.
di Chandler Groover
(a cura di Belboz)

In cui impersoniamo uno Sciocco, vestito da buffone, che è stato sfidato a duello dall’avvenente Contessa.

I contendenti: Belboz, Midnight. Swordfight.
Le quinte: lo schermo 15” di un computer antidiluviano.

Ahi, il malinteso che ha macchiato la reputazione della nobildonna! È nostro il dolo o la cagione è da ricercarsi nell’aspro venticello della calunnia sollevato da chi concupisce il nostro male? Poco importa quando l’amor proprio offeso assume la candida foggia di un guanto gettato sul pavimento di lucido marmo.
Amare o morire? Fuggire o duellare? Questo è il dilemma; anche se dapprincipio l’unica opzione è scritta in un laconico memento mori: - “In guardia!” urla la Contessa, ed è subito morte per il Buffone.
In questa avventura facile ogni azione è scritta nel copione, consultabile a discrezione (abolendo di fatto la classica “caccia al verbo”) e le locazioni sono gli atti di una tragicommedia la cui sapida esplorazione inizia una volta superato l’impasse iniziale. Gli ambienti vintage e le situazioni folli, comprensive di sesso e violenza, sono congelate nel tempo i cui punti cardinali - passato, futuro, senso orario e antiorario - costituiscono le direttrici dell’avventura.
Il piacere di gioco è dunque da ricercarsi non nella disfida, bensì nella lettura del testo e nei multiformi vestimenti in cui è consentito calarsi, perché durante un ballo in maschera nessuno è se stesso, ma solo la maschera che indossa.
In definitiva, Midnight. Swordfight. di Chandler Groover è un divertissement che prende per mano l’avventuriero esortandolo a danzare in un giardino panoramico in cui sia stata edificata una follia dal capriccio di un architetto estroso.

Voto = 8

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